Il ritorno a Milano dei Public Image Ltd. (PiL) si consuma sul palco dell’Alcatraz lontano da qualsiasi tentazione di facile nostalgia o auto-celebrazione retorica. È uno show che mette a nudo l’essenza attuale di una delle figure più divisive, affascinanti e radicali della storia della musica punk.
Ad accogliere il pubblico, a testimonianza della rilevanza dell’evento, è stata un’apertura d’eccezione affidata al dj set di Dj Ringo di Virgin Radio, partner ufficiale della serata. Dietro alla consolle, Ringo ha saputo scaldare a dovere l’atmosfera selezionando con cura gemme d’annata del post-punk e del punk classico, passando per le atmosfere rarefatte dei The Cure fino alla scarica energica degli Undertones. Durante la sua esibizione, il lancio di magliette targate Virgin Radio ha ulteriormente infiammato le prime file.
Quando le luci si spengono alle ore 21 precise e i fari tagliano il fumo dell’Alcatraz, la scena viene interamente catturata dalla sagoma imponente di John Lydon. L’ex Johnny Rotten, oggi fiero settantenne , si presenta visibilmente ingrassato tanto dagli anni, avvolto in una camiciona lunga sorretta da vistose bretelle. Chi si aspettava il vecchio nichilismo distruttivo degli esordi è rimasto stupito: sul palco sale un John Lydon profondamente ironico, sornione, decisamente meno polemico rispetto al passato e focalizzato su una dimensione performativa straordinariamente teatrale. John si muove come un istrione d’altri tempi,incita continuamente il pubblico con lo sguardo e la mimica facciale, e si fa aiutare nella conduzione del set da un leggio posizionato al centro del palco per ricordare i testi, anche se alla fine si rivelerà un supporto puramente visivo, poco utilizzato durante la serata. La sua voce non sarà del certo intonata per tutto il tempo del concerto, ma sappiamo che non è mai stato un suo punto di forza, ma rimane una voce riconoscibilissima tra mille.
A sorreggere la sua caratteristica andatura vocale è una band solida, geometrica e stilisticamente perfetta. L’attuale incarnazione dei PiL vede schierati musicisti di altissimo spessore tecnico: Lu Edmonds alle chitarre e saz, Bruce Smith alla batteria, e il granitico Scott Firth al basso e tastiere. Questa line-up collaudata permette alle composizioni storiche di dilatarsi e respirare una nuova e ipnotica aria sotterranea. È il caso di una monumentale This is Not a Love Song, riprodotta in una versione notevolmente estesa, dominata dalle linee funk-punk ossessive del basso di Scott Firth e dagli intrecci taglienti della chitarra di Lu Edmonds, che ha letteralmente ipnotizzato la platea dell’Alcatraz.
Le vicissitudini personali degli ultimi anni hanno indubbiamente segnato l’uomo John Lydon. La dolorosa scomparsa della moglie Nora Forster, spirata nel 2023 dopo una lunga e logorante battaglia contro l’Alzheimer che l’aveva visto impegnato come suo caregiver a tempo pieno, aveva spinto l’artista a dichiarare l’intenzione di abbandonare definitivamente i concerti dal vivo. Una decisione fortunatamente sconfessata nel nome della musica, intesa come unica vera terapia catartica e forma di elaborazione del lutto. Chi scrive custodisce da sempre un profondo legame affettivo con questa icona del rock: non è un caso se, a testimonianza di una devozione di lunga data, ho deciso di chiamare uno dei miei 4 gatti proprio col nome di Johnnie, avendolo scelto appositamente rosso col pelo acceso proprio in suo onore.
Nel corso di un concerto fluido e privo di sbavature, l’unico vero momento sopra le righe si è registrato quando un fan ha tentato con troppa foga di scavalcare le transenne per salire sul palco. John Lydon si è incazzato tantissimo e ha immediatamente interrotto l’andamento del pezzo scagliandosi verbalmente contro quelli della security, tra i quali figurava anche il mitico e celebre Ivano Monzani. Con la consueta schiettezza e un’ironia tagliente, John ha detto al fan di restare al suo posto, ha gridato al malcapitato fan che era un grassone e l’ha mandato esplicitamente anche a fare in culo, ristabilendo l’ordine a modo suo prima di riprendere lo show senza ulteriori intoppi.
Il finale è un crescendo emotivo devastante. L’esecuzione di Rise viene accolta da un autentico boato da parte del pubblico, che canta all’unisono l’iconico mantra “May the road rise with you“. In chiusura, la band opta per un trascinante medley di classici racchiuso nell’ultimo pezzo, sigillando un concerto intenso, asciutto e privo di superflue nostalgie commerciali.
LA SCALETTA DEL CONCERTO
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Home
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Know Now
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Hard Times
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This Is Not a Love Song (Extended Version)
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Poptones
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Death Disco
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Corporate
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Flowers of Romance
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Warrior
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Shoom
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Open Up (Leftfield cover)
BIS / ENCORE:
12. Public Image
13. Rise
14. Annalisa / Attack / Chant (Medley di classici)
I COMPONENTI DEI PUBLIC IMAGE LTD. (PiL):
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John Lydon – Voce
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Lu Edmonds – Chitarra, Saz, Cori
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Bruce Smith – Batteria, Percussioni, Cori
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Scott Firth – Basso, Tastiere, Cori
Si ringrazia Virus Concerti per la gentile concessione del pass press per la copertura dell’evento. Nota redazionale: Si specifica che il presente reportage esce senza foto per mancanza concessione pass photo da parte della produzione.

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