Rhino – Marzo 2009

Ogni volta che esce un disco nuovo dei Queensrà¿che mi assale sempre il solito grande dubbio”… oddio stavolta cosa avranno fatto???? Essendone poi un fan affezionatissimo ormai da quasi vent’anni mi trovo sempre in uno stato di apprensione perché dall’uscita di mr. De Garmo i nostri non hanno dimostrato una grande continuità  di idee e soprattutto non sono mai riusciti a trovare un rimpiazzo fisso per il grande chitarrista.

Purtroppo “Operation: Mindcrime II” non mi aveva convinto moltissimo, specie dopo il già  migliore “Tribe”, e tutte le attese per il sequel del capolavoro dell’88 mi avevano lasciato discretamente perplesso”… comunque i Queensrà¿che di oggi sono questi, hanno abbandonato quel metal che li aveva resi acclamati al mondo e dall’estremamente introverso Promised Land le rotte stilistiche hanno virato verso un hard rock con radici molto settantiane.

Anche questo nuovogenito “American soldier” è un concept, basato sulle esperienze dei militari impegnati nelle guerre degli ultimi due decenni (sia quella del Golfo che la spedizione in Afghanistan), raccolte durante il biennio 2007-2008 dallo stesso Geoff Tate, piùche mai impegnato nel sollevare problemi sociali del proprio paese. Le idee si sviluppano in modo molto sofisticato, come sempre, dove alla musica vengono uniti rumori d’ambientazione suscitanti un senso di apprensione all’ascolto delle song, complice (finalmente) una produzione veramente cristallina e degna del gruppo, grazie soprattutto all’ex chitarrista Kelly Gray e al new entry (come turnista) alla chitarra Jason Slater.

“Sliver” parte con un grido da sergente e si sviluppa molto solida e armonica, sostenuta da una batteria pesante e dagli incastri vocali di un Geoff Tate sempre al top. “Unafraid” rimane sempre sullo standard dell’opener, dando l’idea di rabbia in ogni singola parola del testo, con le urla del singer sull’entrante batteria, e con un riffing molto serrato e cadenzato. La n° 3 nel lettore porta il nome di “Hundred Mile Stare”, song molto piùlenta che ripone la propria forza su combinazioni tra la voce principale e i cori della band e sulle armonizzazioni di chitarra tanto care alla band da “Q2K” in avanti. Una voce che racconta esperienze di guerra ci conduce in “At 30000 FT”, mid tempo alquanto banale e nonostante alcuni stacchi cadenzati  e una ottima performance vocale, la song risulta un po’ poco convincente e pare quasi un tappabuco”… ci pensa comunque “A Dead Man’s Words” a riprendere in mano le redini della creatività  del combo di Seattle; chitarre ipnotiche, voce molto intimista e bassa, un coro con un repentino cambio di tonalità , cambi di melodie e un pregevolissimo solo di sax rendono questi sei minuti e mezzo un intenso viaggio di emozioni e grande musica. “The Killer” è un esempio di come i Queensrà¿che si siano ‘popizzati’ (perdonatemi il termine), con chitarre molto melodiche, voci ruffiane, controcori facili da assimilare e un certo “tribalismo” nelle parti di batteria del coro”… paradossalmente potrebbe essere la “Another Rainy Night” di “American Soldier”, il che la lascia molto apprezzare. Un tempo di batteria e delle chitarre soffuse ci portano in “Middle of Hell”, song anche questa melodica e piùrock oriented, lavorata su cori e voci sussurrate, dove sono presenti ancora il sax e delle chitarre acustiche in sottofondo. Arriva la prima hit del disco, la riflessiva “If I were King”, composta su un mid tempo di batteria e basso, con le chitarre che assumono un effetto di grande rilievo”… si passa dal simil country della strofa all’apertura hard rock del coro, in cui le doti di mr. Tate fanno venire i brividi, spostandosi sul pentagramma in maniera naturale e passionale; altro applauso va alla sezione ritmica, studiata e suonata in modo molto compatto. “Man Down” è l’episodio piùduro del disco, componendosi di un lavoro non indifferente da parte della batteria nelle strofe, con un coro aperto e in cui le chitarre trasportano l’ascoltatore in un’azione militare e dove la voce di Tate tocca vette raramente cercate negli ultimi anni”…anche l’assolo di chitarra all’unisono ci fa risognare i Queensrà¿che dell’epoca “Empire”. Si cambia indirizzo con “Remember Me”, lentone condito di armonizzazioni di chitarra, con una batteria molto minimale e con la voce sofferta;  stavolta sono le chitarre, tra effetti acustici e distorti, a portare la song, dando l’opportunità  alle voci di estraniarsi dal contesto, creando una struttura lineare a se stante specie nelle strofe. “Home Again” è l’altra hit di “American Soldier”; chitarre acustiche e pulite ci conducono in una song dal forte sapore pinkfloydiano, complici le tastiere a tappeto e la voce di Tate quasi parlata”… da segnalare anche il duetto che il grande Geoff regala assieme a suo figlio, al quale concede di cantare un’intera strofa”… La band si mostra molto minimale in questo caso, sacrificandosi per le voci; pur essendo un lento rappresenta uno dei migliori episodi del disco. La chiusura spetta a “The Voice”, song molto piùmistica e darkeggiante in cui le chitarre distorte riprendono potere per dare al mid tempo che lo compone un tiro singolare. Le tastiere in sottofondo sostengono buona parte della struttura, specie quando Tate si trova a cantare certe parti piùalte”…come sovente la band ha fatto in passato, il finale rimane sospeso, lasciando un velo di ulteriore mistero all’opera.

“American Soldier” piacerà  anche a chi ha storto il naso alle ultime opere uscite sotto il nome Queensrà¿che ”… come per ogni platter si tratta di ascoltarlo molte volte e soprattutto di entrare nell’ottica di una band che nel corso degli anni non è mai stata troppo statica. E’ vero, come sempre si sente la mancanza di De Garmo, ma sarebbe ingiusto dire che di idee Tate e soci non ne hanno più”… perché così non è.

www.queensryche.com

Traklist:
1. Sliver
2. Unafraid
3. Hundred Mile Stare
4. At 30000 FT
5. A Dead Man’s Words
6. The Killer
7. Middle of Hell
8. If I were King
9. Man Down!
10. Remember Me
11. Home Again
12. The Voice
9. London
10. Screaming In Digital
11. I Will Remember

Band:
Geoff Tate – voce
Chris De Garmo – chitarra
Michael Wilton – chitarra
Eddie Jackson – basso
Scott Rockenfield – batteria

 

 

 

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