2022 – Warner Records

Dopo il tanto pubblicizzato e clamoroso “comeback” di John Frusciante – che è tornato nel gruppo ,parafrasando il titolo di un film che ha ispirato-da qualche anno, la band è stata davvero rivitalizzata dal punto di vista compositivo ed artistico. Nulla da togliere a Josh Klinghoffer, che ormai affianca quasi stabilmente i Pearl Jam negli spettacoli live, ma il ritorno di Frusciante è da paragonarsi ad un rombo di una bella Ferrari, nell’economia della band.

Tornati ad esibirsi trionfalmente anche in Italia al Firenze Rocks quest’estate e a distanza di qualche mese da “Universal Love”, i Peperoncini ci regalano questo album. Sempre prodotto dal carismatico Rick Rubin e registrato nelle stesse sessioni di registrazione di “Universal Love”.
Diciotto canzoni, che sembrano quasi tutte delle grandi jam in studio, riversate poi come canzoni registrate vere e proprie. Band davvero molto unita, che comunque non aggiunge né toglie nulla alla loro consolidata realtà di superstars musicali.

Già dalle prime battute di “Tippa Song “e “Peace and Love”, la ricetta è chiara: il cantato inconfondibile di Kiedis, le chitarre psichedeliche e chiaramente debitrici a David Gilmour e Jimi Hendrix di John Frusciante e la sessione ritmica straordinaria e funkeggiante di Flea e Chad Smith (ormai presente in moltissimi dischi quale session man. Due nomi su tutti: Ozzy Osbourne ed Iggy Pop), sono come la coperta di Linus,per tutti noi. Di certo non siamo in tempi di déjà-vu per “Freaky Styley” ma manco in territori stile “Californication”. Eppure la band suona unica e credibile. Forse solo i Fishbone o i 24-7 Spyz hanno provato ad emularli e spesso hanno fallito.

Ovviamente ci sono anche power ballad alla “Reach Out”, che ti spiazzano col loro andamento molto lento all’inizio ed alcuni cambi di tempo, che ne fanno un pezzo d’atmosfera assai riuscito.

C’è anche un toccante e ritmatissimo omaggio al mai troppo poco compianto Eddie Van Halen, con la vivace “Eddie“, che ti fa quasi scendere la lacrimuccia. Inoltre lo shredding di John sarebbe sicuramente piaciuto a VH stesso e pure la parte finale ,che ricorda i VH con David Lee Roth.
Il disco sta vendendo decisamente bene, raggiungendo diverse prime posizioni in tanti mercati.
In Italia, in tempi di trappers e cantanti da strapazzo, ha raggiunto comunque un più che onorevole quinto posto nelle classifiche generali di vendita. E’ un disco anche molto curato a livello di tastiere e sintetizzatori, strumenti suonati da Frusciante stesso, che ha citato Brian Eno, come suo punto di riferimento ,per la ricerca sonora del disco. Addirittura la band voleva pubblicare un unico disco di quaranta canzoni inizialmente, ma la casa discografica li ha “costretti e convinti” a fare un solo disco.
Il titolo del lavoro è un riferimento alla ritrovata creatività della band, che durante il periodo forzato nelle loro abitazioni e studi per il Covid19 e le sue limitazioni, si è fermata col tempo e l’ha sfruttato al meglio per sapienti e preziose innovazioni sonore.

Da sottolineare anche la bellezza incredibile di “Fake as F@ck“,pezzo che inizia lentissimo e poi ti fa battere davvero il piedino. Insomma sembra un mix di The Beatles nelle loro composizioni più lente all’inizio, mixati con Parliament e Kool and The Gang, dopo. In alcuni tratti, mi ha ricordato un po’l’incedere lento di “Under the bridge”, ma solo per i BPM, chiaro!

Settantacinque minuti tipicamente nel loro stile, tranne alcuni episodi poppeggianti ed elettronici come “My Cigarette” o pezzi da smoking e farfallino in stile jazz come “Bella“. Il difetto indubbio di questo disco, che è fin troppo lungo e forse non avrebbero dovuto incidere proprio tutto o quasi.

Ci sono pezzi quali “Handful“, che con la sua classe e splendore, valgono l’acquisto del disco, anche solo per un assolo davvero ben riuscito di Frusciante.

In contrapposizione ,ci sono pezzi assai noiosi – per tutto – come “La la la la la“o “In the Snow“,pezzi che non hanno mordente per me. Inoltre con la neve, devono avere un conto in sospeso, visto che già gli avevano dedicato un pezzo.

Un disco, che quindi si fa gustare sostanzialmente, ma che non è certamente un capolavoro assoluto di originalità, ma che ci riconsegna una band in perfetta simbiosi tra i quattro loro storici componenti.
In attesa di un loro eventuale e prossimo ritorno in Italia dal vivo, gustiamocelo per bene, comunque!

Brebbia Mauro.

Tracklist:

01. Tippa My Toungue
02. Peace And Love
03. Reach Out
04. Eddie
05. Fake As Fu@k
06. Bella
07. Roulette
08. My Cigarrette
09. Afterlife
10. Shot Me A Smile
11. Handful
12. The Drummer
13. Bag Of Grins.
14. LA LA LA La La La La La
15. Copperbelly
16. Carry Me Home
17. In The Show

Band:

Anthony Kiedis(voce)
Flea (basso)
John Frusciante(chitarre,tastiere e sintetizzatori)
Chad Smith(batteria)

Produzione: Rick Rubin

 

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