Revolution Saints – Revolution Saints

Frontiers Records – Febbraio 2015

 

Chissà se durerà…

Sono queste le prime parole che mi vengono in mente dopo aver ascoltato questo immenso disco. Revolution Saints, un nome che all’apparenza non dice nulla, ma che in verità nasconde tre illustri personaggi della scena musicale hard rock.

Dough Aldrich (Dio, Whitesnake, Lion, Hurricane, Burning Rain), Jack Blades (Night Ranger, Shaw/Blades, Damn Yankees), e Deen Castronovo (Bad English, Journey, Wild Dogs, Hardline). Questo nuovo progetto, sponsorizzato dalla Frontiers Records, si candida ad essere uno dei dischi migliori del 2015. Il mastermind dietro a questo progetto è Alessandro Del Vecchio, che oltre ad aver scritto la maggior parte dei brani, suonate le tastiere e back vocals ha anche prodotto l’album. Back on my trail ci trascina nel mondo dei Revolution Saints, classica song che già dal primo ascolto ti acchiappa. L’elemento che colpisce maggiormente, è la voce di Mr. Castronovo, che avevo si sentito cantare, ma non immaginavo fosse così bravo. Turn back time è Journey al 100%, un mix di hard rock e aor, con le voci di Blades e Castronovo che si dividono le parti e creano splendidi intrecci vocali. Ottimo il lavoro di Aldrich alla chitarra, sia come ritmico (graffiante), sia nel solo centrale, uno stile il suo riconoscibile dopo poche note. Rimaniamo in tema Journey, perche’ you’re not alone vede Arnel Pineda ospite alla voce. A dire il vero mi aspettavo di più da questa canzone, una power ballad che però non spacca come dovrebbe. Si aspetta con ansia il ritornello, di quelli che ti emozionano, e invece questo non avviene. I Revolution Saints tornano subito in carreggiata con la successiva locked out of paradise, pezzo tirato, supportato da un grande riffing e da un bel ritornello. Ora sedetevi e godetevi way to the sun, dove ancora una volta Castronovo dimostra di essere un grande cantante. Gotthard e House of Lords, si incontrano a metà strada, in un susseguirsi di emozioni, prima acustiche e poi elettriche, create dalla chitarra di Neal Schon, altro ospite che fa parte della famiglia Journey.

Da ascoltare fino allo sfinimento.

Dream on arriva direttamente dai primi anni 80’, periodo in cui Journey e Survivor hanno trovato il loro massimo splendore. Le sensazioni che questa canzone dà, rimandano proprio alle suddette band. Pochi fronzoli, tanta melodia e refrain memorabile. Non chiedo di meglio. Poche e dolci note di pianoforte introducono don’t walk away, altro magnifico tassello di questo disco. Parliamo della classica ballad di stampo americano, sognante e potenziale hit da classifica. Grande lavoro in fase di arrangiamenti ed esecuzione da parte dei tre musicisti. Questa poi non me l’aspettavo. Leggo i credits di here forever e trovo il nome di Francesco Renga. La versione italiana si intitola nel nome del padre, ovviamente con arrangiamento diverso. Beh la melodia è strepitosa, però l’arrangiamento più hard dei Revolution rende meglio il pathos e l’atmosfera decadente che ci cattura e ci trascina in un vortice di drammaticità.

Ascoltando strangers to this life, mi vien voglia di mettermi la tuta e correre sulla scalinata di Philadelhia, come Rocky Balboa, o prendere a pugni pezzi di carne appesi al gancio. Consigliato l’ascolto ogni mattina prima di andare al lavoro. Better world è l’unico episodio che non mi ha convinto appieno, un po’ anonima e senza un’idea precisa di dove vuole andare. La melodia non è male anche se simile ad altre già ascoltate nel disco. Insomma mi ha dato l’idea di essere più un riempitivo che altro. How to mend a broken heart, è in realtà un brano degli Eclipse, e la versione originale, non me ne vogliano i Revolution Saints è decisamente meglio. Questo tipo di sonorità (parliamo sempre di hard rock melodico ma dal taglio più moderno) mi sembra siano lontane da quello che la band americana è, forse è solo una questione di età. In the name of the father (Fernando’s song) chiude il cerchio, facendoci emozionare ancora una volta. Lentone che ha il merito di non scadere nella banalità che troppo spesso siamo costretti a subire ascoltando la radio o la musica in tv.

Come ho scritto all’inizio di questa recensione, chissà se questo progetto proseguirà su questa strada, regalandoci altre emozioni su disco, o sarà un episodio isolato. In ogni caso, Revolution Saints rimane un grande disco, che gli amanti dei Journey e dell’aor non possono non ascoltare almeno una volta.

www.facebook.com/RevolutionSaints

 

Track List:
1. Back On My Trail
2. Turn Back Time
3. You’re Not Alone
4. Locked Out Of Paradise
5. Way To The Sun
6. Dream On
7. Don’t Walk Away
8. Here Forever
9. Strangers To This Life
10. Better world
11. How To Mend A Broken Heart
12. In The Name Of The Father (Fernando’s Song)

Band:
Jack Blades – basso
Deen Castronovo – voce, batteria
Doug Aldrich – chitarra

 

Revolution Sainte - Band 2015 2

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