Riot City – Burn The Night

 

No Remorse Records – Maggio 2019

Siamo nel 2019 vero?
No perché appena ho iniziato ad ascoltare ‘Burn The Night’ sono stato catapultato indietro di almeno trentacinque anni. Ma di chi stiamo parlando? In copertina troviamo il disegno di un’aquila semi robotizzata che ricorda i Primal Fear ma soprattutto i Judas Priest, mettiamoci poi un logo che più old style di così si muore, il tuffo nel passato è inevitabile.

I Riot City, questo il nome della band in questione, sono quattro ragazzotti che arrivano da Calgary, Canada, e si candidano come una delle sorprese di questa annata musicale. Sorpresa perché quando ormai molti gruppi nuovi cercano di sorprendere con mega produzioni pompate ed effetti speciali vari, i Riot City propongono heavy metal, quello classico di fine anni settanta primi anni ottanta senza vergognarsene ma anzi con una convinzione e una sana passione che sembra davvero che siano nati in quel periodo storico.

Burn The Night’ è composto da otto canzoni per una durata complessiva di trentasette minuti e gode di una produzione che si discosta da quelle plastificate di oggi e che volutamente si rifà a quelle di un tempo oramai lontano ma che nei nostri cuori ha lasciato tanto e che lo dico da appassionato non morirà mai. L’heavy metal non morirà mai, possono dirmi quello che vogliono, provare a farmi credere che oggi è tutto più bello, ma l’HEAVY METAL è la musica più bella che esista.
Lasciamo da parte i sentimentalismi e la nostalgia e partiamo all’ascolto di questo entusiasmante album.
Warrior Of Time’ esplode dopo una breve intro, le chitarre sono più affilate che mai, gli acuti di Cale Savy (anche chitarrista) non lasciano scampo alle nostre orecchie comunque felici di poter ascoltare questa musica.
Segue la title track, ancora più esplosiva, una speed song con alcuni duetti di chitarra davvero pregevoli e cori coinvolgenti, ovviamente ancora una rasoiata senza alcuna via di scampo.
La terza traccia ‘In The Dark’ inizia con un sinistro arpeggio di chitarra che ben presto lascia il posto all’ennesima eruzione spontanea di heavy metal. Brano perfetto anche se il cantante Cale Savy esagera un po’ troppo con le note alte. Avendo comunque una bella voce e un bel timbro su tonalità medie, avrebbe potuto giocarsela meglio.
La fine del lato A si chiama ‘Livin’ Fast’ tre minuti ancora una volta pieni di energia tradotta in musica.

Il lato B si apre con ‘The Hunter’ che mi ha ricordato gli Stryper per ciò che riguarda alcuni aspetti musicali anche se in un contesto più heavy e “grezzo”. I Riot City inseriscono circa a metà brano un break strumentale molto bello, melodico e ricco di feeling.
La successiva ‘Steel Rider’ ci riporta in territori speed/heavy, territori pericolosi per il corpo ma non per la mente. Una delle migliori song dell’album.
329’ e ‘Halloween At Midnight’ chiudono il disco, ancora tanto heavy metal meno irruente e più ragionato ma sempre e comunque heavy metal.

Siamo arrivati alle conclusioni finali. Vado dritto al sodo dicendo che ‘Burn The Night’ mi ha trasmesso molto a livello di emozioni positive, di energia e di passione. Sinceramente non m’importa se questi ragazzi non propongono niente di originale (bisogna ammetterlo). Hanno tutto (o quasi) quello che a un rocker d’annata che respira metal 24 ore al giorno può piacere e tutto (o quasi) quello che ai nuovi “metallari” vogliosi di novità e suoni all’avanguardia non piace.

I Riot City suonano la musica che hanno nel cuore, non sono alla moda, non hanno un’immagine scioccante (per fortuna) e mi danno l’idea che fortunatamente non hanno dimenticato tutto quello che le grandi band degli anni ottanta hanno lasciato in eredità alle nuove generazioni, un tesoro inestimabile da proteggere e conservare per l’eternità.

www.facebook.com/RIOTCITYOFFICIAL

Tracklist:

1.Warrior Of Time
2.Burn The Night
3.In The Dark
4.Livin’ Fast
5.The Hunter
6.Steel Rider
7.329
8.Halloween At Midnight

Band:

Dustin Smith – basso, cori
Cale Savy – chitarra, voce
Roldan Reimer – chitarra, cori
Chad Vallier – batteria

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