Il bassista dei Metallica, Robert Trujillo, è stato l’ospite d’onore di una nuova puntata del programma “Don’t Ask Me, I’m The Bass Player”, condotto da Adam Clayton degli U2 su SiriusXM (canale U2 X-Radio).
Durante la chiacchierata, Trujillo ha ripercorso i suoi primi anni nella band dopo il suo ingresso nel 2003, rivelando che la sfida più grande non è stata solo imparare i brani, ma adattarsi ai ritmi incessanti e devastanti che la macchina dei Metallica richiede.
Guardando indietro al suo primo anno con la band, Trujillo ha ammesso che quasi ogni aspetto del lavoro si è rivelato molto più impegnativo del previsto. Non si trattava solo di salire sul palco, ma di gestire una pressione mediatica e fisica mai provata prima.
“Entrare nei Metallica è stata una vera sfida perché tutto era amplificato al massimo”, ha spiegato Trujillo. “Il calendario delle interviste e della promozione era intensissimo. E poi i concerti duravano due ore: non avevo mai suonato così a lungo sul palco prima di allora, quindi l’impegno fisico era enorme.”
La fatica fisica si è fatta sentire quasi subito, costringendo il bassista a cambiare radicalmente il proprio stile di vita e di preparazione prima di salire sul palco.
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I problemi fisici: “Durante il primo anno ho sofferto di tendinite alle ginocchia”, ha confessato Trujillo.
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La soluzione: “Poi ho scoperto lo yoga e ho capito che dovevo allenarmi seriamente con un personal trainer. Tutte queste cose sono diventate necessarie una volta entrato nei Metallica, perché era una situazione di un livello decisamente superiore.”
Oltre alla tenuta atletica, Trujillo ha dovuto adattare anche il suo approccio tecnico sullo strumento per reggere i ritmi serrati del thrash metal della band.
“Anche solo suonare quelle canzoni dal punto di vista fisico è stato un viaggio. Come ho già raccontato, ho dovuto sviluppare e perfezionare la mia tecnica a tre dita con la mano destra. Sono sicuro che altri bassisti avrebbero affrontato la cosa diversamente – ognuno ha il suo stile, c’è chi usa il plettro o due dita – ma io sapevo esattamente di cosa avevo bisogno per far suonare quei pezzi come si deve. Devi trovare il tuo modo per far entrare quel repertorio direttamente nelle tue mani.”

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