Roger Waters afferma di aver perso la possibilità di mettere in scena una nuova produzione di “The Wall” alla Sphere di Las Vegas — uno show che avrebbe dovuto andare in scena fra un paio d’anni — perché, secondo lui, la «lobby israeliana» ha esercitato pressioni sul proprietario della struttura per impedirglielo.

La dichiarazione è stata rilasciata in un’intervista a Fabrizio Rostelli pubblicata su il Manifesto e rilanciata da testate nazionali.

Waters racconta di aver investito risorse per il progetto e di aver immaginato lo spettacolo come una produzione adatta al potenziale tecnologico della Sphere, ma sostiene che la proprietà abbia poi rinunciato all’idea a causa delle pressioni politiche esterne. Nella conversazione con il giornalista, Waters sottolinea come il confronto con governi e lobby comporti «un prezzo da pagare», ribadendo la sua convinzione che l’impegno politico e l’empatia verso le vittime debbano continuare a guidare la sua attività artistica. 

Nell’intervista Waters si è inoltre soffermato sulla Global Sumud Flotilla e ha dichiarato il suo sostegno all’iniziativa, pur esprimendo scetticismo sulla reale capacità della flotilla di consegnare aiuti a Gaza senza essere intercettata. Ha citato la sua nuova canzone “Sumud” come un contributo al sostegno per il popolo palestinese e ha ricordato episodi storici, come quanto accaduto alla Mavi Marmara nel 2010, per spiegare i rischi connessi a operazioni di questo tipo. 

Nel corso dell’intervista Waters ha anche espresso parole dure nei confronti dei soldati dell’IDF in vacanza in Europa, sostenendo che non sia appropriato accoglierli come semplici turisti e arrivando a dire che «dovrebbero essere aiutati negli ospedali psichiatrici». In generale, ha accusato numerosi governi occidentali di complicità nel conflitto e ha ribadito il proprio impegno nelle campagne di solidarietà e boicottaggio a favore della causa palestinese. 

 

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