Ross The Boss Band + Ancillotti + Athrox – Circolo Colony, Brescia – 24 marzo 2017

The Discipline Of Steel Tour – 35 Years Of Metal è il roboante ed orgoglioso monicker col quale Ross The Boss (per i pochi che non lo sapessero, storico chitarrista dei Manowar), sta girando per l’Europa presentando gli storici brani della sua ex band, accompagnato da un manipolo di musicisti di assoluto rispetto, come Mike LePond dei Symphony X al basso, l’altro ex Manowar Kenny “Rhino” Earl alla batteria e Marc Lopes (in forza ai Let Us Prey) al microfono. Quella di stasera al Colony di Brescia è la prima data italiana di questo tour, cui faranno seguito una tappa al Jailbreak di Roma il 25 e una all’Exenzia di Prato il 26, sempre di questo mese.

Recarsi oggi a un concerto di Ross The Boss significa per il sottoscritto fare un salto nel tempo indietro di trent’anni, tornando con la memoria a quando, imberbe diciottenne, vidi per la prima volta i Manowar esibirsi in tutta la loro gloria al mitico ed oramai defunto Palatrussardi, luogo di culto in cui negli anni 80 e 90 suonarono tutte le più grandi band heavy metal di passaggio in quel di Milano: da quel giorno di acqua sotto i ponti ne è passata davvero parecchia ed il nostro Rossano Funicello non è più nel gruppo dall’oramai lontano 1989. Ciò nonostante, l’oggi 63enne chitarrista di origine italiana – che prima di far parte dei Manowar aveva militato anche nei ruvidi Dictators (coi quali il prossimo mese si esibirà in una serie di date in Spagna e in Francia) e nei più glam Shakin Street – è pronto a servirci un gustoso antipasto del tour d’addio che a fine anno la sua ex band porterà in giro per l’Europa, concedendoci oltretutto la possibilità di ascoltare dal vivo alcuni vecchi classici che Joey DeMaio & Co. non inseriscono più da tempo immemore in scaletta.

La serata al Colony (consentitemi un sincero plauso ai gestori del locale che, pur tra mille difficoltà, negli ultimi anni hanno portato a calcare le assi del loro palco vere e proprie leggende metal del calibro di Riot, Fates Warning, UDO e Overkill, solo per citare le prime che mi vengono in mente) ha inizio con l’esibizione di due band italiane, entrambe provenienti dal Granducato di Toscana: gli onesti Athrox di Grosseto e i ben più rodati e rocciosi Ancillotti di Prato, qui alla loro ultima data come opening act della band di Ross The Boss, già affiancata nelle date tedesche e olandesi del tour.

Davanti ad un pubblico ancora sparuto e distratto, il quintetto degli Athrox si esibisce in una manciata di brani estratti dal suo album d’esordio risalente allo scorso anno “Are You Alive?”, proponendo un heavy metal di matrice classica, con più di un richiamo alla NWOBHM ed in particolare ai primi Maiden. Nonostante la buona perizia del gruppo, solo con l’entrata in scena degli Ancillotti sul palco, la gente comincia a lasciare il bancone del bar e ad affollare le prime file davanti allo stage. Il vero e proprio assalto metal di “Fight” apre le danze, condotte al solito dal vecchio ma indomito leone Bud (storico e possente cantante della Strana Officina): la band (una vera e propria famiglia, visto che, al fianco di Bud, oltre al chitarrista Ciano, troviamo suo fratello Bid al basso e suo figlio Brian alla batteria) presenta in apertura i brani dell’ultimo album “Strike Back” riservando le oramai classiche “Warrior”, “Legacy Of Rock” e “Bang Your Head” per il finale. La loro esibizione è una vera e propria colata di lava metallica di brani brevi ma intensi, che fanno buona presa su un pubblico caldo e partecipe, soprattutto nell’ appassionato singalong della coinvolgente “Living For The Night Time”; da sottolineare la prova del giovane Brian, instancabilmente potente e preciso sulle pelli dei tamburi.

SETLIST ANCILLOTTI: Fight – To Hell With You – Immortal Idol – Burn Witch Burn – The Beast Is Rising – The Hunter – Living For The Night Time – Warrior – Legacy Of Rock – Bang Your Head

Ma arriva il momento di lucidare gli scudi e affilare le spade (non solo in senso figurato: durante lo show, nelle prime file, comparirà a un certo punto anche una spada di legno) per l’entrata in scena del “King Of Metal” e i suoi fidati guerrieri. Davanti ad un pubblico di ogni età e, salvo sparute eccezioni, rigorosamente maschile, come si conviene ad un esercito di soldati votati alla difesa della fede metallica, la band entra in scena attaccando con “Blood Of The Kings” (ultimo brano in ordine cronologico ad apparire nella discografia dei Manowar con Ross alla chitarra), subito seguita, come a chiusura di un’ideale cerchio, dal brano che apriva l’esordio del combo newyorkese e cioè “Death Tone”: per la verità lo show comincia un pochino in sordina, ma già a partire dal terzo brano in scaletta – la rutilante “The Oath” – una volta scaldatasi la voce dell’ottimo Marc Lopes (che a fine concerto si rivelerà la vera sorpresa della serata), il concerto prende definitivamente quota per non fermarsi praticamente più.

Ross The Boss viene spesso al centro del palco a reclamare il suo post di leader della band, sciorinando uno dopo l’altro quei riff che, nei primi quattro lavori dei Manowar, hanno contribuito a scolpire le coordinate definitive di tutto l’heavy metal di matrice epica. Non c’è alcun tipo di interazione col pubblico tra un brano e l’altro, tanto che i secondi di silenzio tra i brani spezzano un pochino l’atmosfera, ma perlomeno ci vengono fortunatamente risparmiate le oramai stucchevoli filippiche di Joey DeMaio contro il False Metal, nonché quegli atteggiamenti da “Noi soli contro il resto del mondo” che, soprattutto nell’ultima decade, hanno spesso reso ridicoli i Manowar agli occhi dei defenders meno true e oltranzisti: stasera ci si vuole solo divertire, come dovrebbe essere ad ogni concerto, senza farsi troppe menate.

Questa sera non c’è spazio per nessuna base preregistrata (se si esclude la parte narrata da Orson Welles in “Dark Avenger”), ma solo per schitarrate in piena faccia, sostenute da una sezione ritmica quadrata e senza fronzoli: impossibile rimanere fermi di fronte alle devastanti sferzate metalliche di brani quali “Kill With Power” e “Thor”. C’è spazio anche per classici come “Blood Of My Enemies” (immensa!) e “Gloves Of Metal”, nonchè per una gustosa chicca, rappresentata dall’esecuzione della malefica “Each Dawn I Die”.

Ad un’energica versione di “Sign Of The Hammer” fa poi seguito la già citata “Dark Avenger”: introdotta dall’ottimo bassista Mike LePond, perfettamente a suo agio nel riprodurre anche senza l’ausilio del plettro le tonanti sonorità di DeMaio, il suo andamento inizialmente rallentato e quasi ipnotico spezza per un attimo la tensione del concerto. Ma, dopo il consueto assolo di batteria dell’imponente Rhino, la deflagrante doppietta costituita da “Fighting The World” e “Metal Daze” scatena il pubblico, i cui cori fanno letteralmente tremare le pur robuste pareti del Colony (“Heavy Metal Loud As It Can Be!”: detto, fatto), mentre l’oramai lanciatissimo cantante Marc Lopes, che da lontano può ricordare Francesco Renga, si lascia andare in una serie di incredibili e lancinanti acuti che non ci fanno minimamente rimpiangere Eric Adams.

Il delicato arpeggio che introduce “Battle Hymn” (presentata come l’inno che celebra l’unità e la fratellanza del Metal) ci concede di tirare un attimo il fiato, prima che tutte le nostre ultime forze vengano conglobate nel grido di guerra “Kill! Kill!”. La battaglia non è però ancora finita e, dopo un lungo (e francamente un po’ fuori luogo) intro rock blues, c’è spazio anche per la conclusiva “Hail And Kill”, che manda davvero tutti a casa senza più un briciolo di energia in corpo.

Gran chiusura di un concerto di una band davvero in forma: non si è trattato affatto di una mera operazione nostalgica, Ross The Boss ha intenzione di andare ancora avanti a suonare, come ci ha confermato dopo il concerto, ammonendoci con queste parole “I Manowar sono il passato, questa band è il futuro, non dubitare di quello che ti dico!”. E se ve lo dice Ross The Boss in persona allora fareste meglio a crederci!

“By Moonlight We Ride… Ten Thousands Side By Side”

SETLIST ROSS THE BOSS BAND: Blood Of The Kings – Death Tone – The Oath – Blood Of My Enemies – Kill With Power – Thor (The Powerhead) – Each Dawn I Die – Gloves Of Metal – Sign Of The Hammer – Dark Avenger – Drum Solo – Fighting The World – Metal Daze – Battle Hymn – Hail And Kill

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