2023 – Warner / Black Mammoth

Il duo formato da Mike Kerr (voce, basso e chitarra baritona) e Ben Thatcher (batteria e percussioni) , torna sul mercato discografico con il loro quarto attesissimo album, intitolato “Back to the Water Below“, uscito in questi giorni per l’etichetta Warner Bros/Black Mammoth. Lavoro anticipato dai singoli “Mountains ad Midnight” e “Pull Me Through” e che ci restituisce Kerr e Thatcher in pienissima forma.

Un lavoro che è in un certo senso un’ulteriore svolta nel sound della band. I riffoni tipici degli inizi (per citarvi la celeberrima hit “Figure it out”, sono ancora presenti, ma l’approccio generale dell’album è sicuramente più rivolto a sperimentazioni sonore nuove. La band prende un po’ le distanze dal precedente “Typhoon“, dominato da parecchie sonorità elettroniche (nda, molto gradevole comunque) e aggiunge anche varie sonorità tipiche di bands affermatissime quali Radiohead e Muse.
Tra le altre cose, molti li avranno visti come supporters dei Muse in occasione dei loro due trionfali shows a Luglio presso lo stadio San Siro di Milano e presso lo stadio Olimpico di Roma.

La dimostrazione è che la band vuole ampliare i loro orizzonti musicali è certamente data dall’eterea “The Firing Line“, che mi ha vagamente ricordato un connubio assai riuscito tra The Beatles, Lenny Kravitz, Jack White e Muse, mixati sapientemente. Un pezzo che ti sa trasportare e cullare per soli tre minuti e mezzo, ma che vorresti riascoltare all’infinito. Generalmente tutti i pezzi hanno un minutaggio assai breve, ma certamente molto funzionale per la catalizzazione dell’interesse dell’ascoltatore.
Probabilmente tanti fans degli inizi della band (tra cui il sottoscritto) faranno un po’ fatica ad assimilare tutto quello che la band ci propone in occasione di questo lavoro, che arriva quasi a ridosso del decennale della band.

“Tell Me When It’s Too Late” è un pezzo molto ritmato, che sa mixare sapientemente sonorità funky insieme a sonorità indie e che sono molto curioso di sentire in chiave live. L’ultima volta che vidi la band dal vivo fu in occasione della loro “esauritissima” data all’Alcatraz di Milano, l’anno scorso. La band regalò ai numerosi presenti, un concerto assolutamente strepitoso, tra le altre cose aperto da un’altra band coi controfiocchi, The Amazons.
I coretti di “Triggers” non ti lasciano scampo, come la batteria precisissima e potente di Thatcher.
Il lavoro è sicuramente influenzato da sonorità dei The Beatles, specie per quanto riguarda il piano.

“Quel suono di pianoforte è diventato il collante che tiene insieme il disco. Mi ha fatto ritornare bambino”,

dice Kerr a riguardo dell’influenza palese dei Fab Four in questo disco.
Come loro ,sicuramente non si sono sentiti prigionieri in un unico genere e per forza si sono sentiti costretti a produrre quello che volevano i fans da loro.
Un lavoro che comunque non li “sputtana” sicuramente , ma che segna l’inizio di una nuova era per il duo.

Un esempio è la darkeggiante ed oscura “High Waters“, che si fa ricordare certamente per un ritornello che canti subito a squarciagola ed un bel riff di chitarra di Kerr, che è la struttura portante del lavoro. Sicuramente uno dei pezzi più riusciti e che mi sento di consigliare per una corretta comprensione di questo cd. Il bello di questo straordinario duo è che sicuramente non si prestano a commercializzazioni banali e fanno quello che vogliono e si sentono. Tale tenacia compositiva è stata ampiamente pregiata, visto che “Back to the Water Below” ha raggiunto il numero 1 nella classifica inglese dei dischi più venduti. 

Non si può anche non citare la semiballad “There Goes My Cool“. In cui la band attinge a piene mani anche da Cheap Trick e soprattutto da quel geniaccio indimenticato e indimenticabile chiamato Marc Bolan e dai suo T-Rex. Il tour di promozione del lavoro è appena partito e si spera possa raggiungere in tempi consoni anche l’Italia.

Lavoro che si chiude sempre con sonorità assai soft ed eteree, con “Waves“, ballata assai malinconica e che fai fatica ad associare al duo. Pezzo assai prodotto bene dalla band e da Pete Hutchings.
In sostanza, un lavoro che non ha filler e che non ha compromessi. Molto gradevole e pensato chiaramente anche per essere eseguito dal vivo.

La band di Brighton ne ha fatta di strada. Se si pensa alla gavetta che il duo ha fatto, suonando inizialmente in locali semivuoti e con paghe misere.

Band
Mike Kerr – basso, voce, cori, pianoforte, sintetizzatore, tastiera, chitarra baritona
Ben Thatcher – batteria, percussioni

Tracklist
1- Mountains at Midnight- 3:06
2. Shiner in the Dark – 3:27
3. Pull Me Through – 3:08
4. The Firing Line – 3:22
5. Tell Me When It’s Too Late – 2:44
6. Triggers – 2:55
7. How Many More Times – 3:11
8. High Waters – 2:45
9. There Goes My Cool – 2:56
10. Waves – 3:48

Mauro Brebbia
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