André Andersen ha formato i Royal Hunt nel lontano 1991 e con loro ha vissuto la sua vita artistica senza mollare mai, raggiungendo incredibili successi e qualche momento di difficoltà. Il gruppo danese stava lavorando al nuovo disco, posticipato in attesa di tempi migliori.

Ciao André, grazie per essere qui con noi su longliverocknroll.it

Grazie, è un piacere.

Come stai e come ti trovi a trascorrere questi tempi “particolari”?

Direi che è qualcosa di totalmente nuovo. Voglio dire, parlando della pandemia qualsiasi cosa stia accadendo, non è stato per noi in fondo così devastante come lo è stato per altre band. Quando il tutto è scoppiato eravamo ancora in studio a lavorare al nuovo disco, così abbiamo colto l’occasione per lavorarci con più calma. All’improvviso tutto è stato rimandato per forza di cose ed è un piccolo lusso il potersi prendere una pausa. Stiamo ancora lavorando ai dettagli e quindi come sai non abbiamo ancora una data di release. I piani promozionali come tutto il resto sono in uno stato di completo caos, ma spero che tra 1 mese o 2 si possa tornare a lavorare alle previsioni. Inoltre, anche se sembra un po’ egoista, devo dire che non mi prendevo una vacanza da più di un anno, quindi sai cosa!? Questa è stata la mia chance, abbiamo avuto un paio di settimane libere ed è molto salutare. Stare lontano dal disco per qualche giorno per poi tornare a lavorarci con orecchie fresche e magari ti viene qualche nuova idea dell’ultimo minuto, quindi direi che è una figata perché normalmente si hanno tempistiche molto più strette. Certo, deve essere stato molto difficile questo periodo per quelli che avevano tour programmati in primavera e estate come è successo ad alcuni miei amici.. invece noi non avevamo nulla in programma prima di settembre/ ottobre quindi non ci abbiamo perso così tanto per fortuna.

Sicuramente il mondo della musica è stato uno dei più colpiti da questa crisi e come risposta vediamo in tutto il mondo musicisti che provano a rimanere in contatto coi fans in tutti i modi con particolari proposte. Mi riferisco ai concerti da casa e addirittura in Danimarca qualcuno ha provato con i ‘Drive in concerts’. Cosa ne pensi di queste alternative?

Sì, ne ho sentito parlare una cosa davvero strana, ma credo sia più uno scherzo che qualcosa da prendere sul serio. Più in generale, il fatto di riuscire a mantenere il contatto con i fans a distanza grazie ad internet penso sia un’ottima idea. Vedremo che tipo di progressi ci saranno perché adesso non saremmo pronti, ma probabilmente a un certo punto quest’estate faremo anche noi qualcosa del genere. Dopotutto ogni giorno ci aspettiamo cambiamenti, quindi bisogna aver pazienza e vedere come andrà. Abbiamo 3 persone che lavorano a queste cose, intendo alla promozione sui social media ecc… ognuno di loro ha migliaia di idee su cosa potremmo fare, ma sai che ti dico? a me va bene tutto.. pubblicheremo sicuramente dei video di vita quotidiana o qualche anticipazione, materiale inedito insomma, come stanno facendo molte altre band. Cercheremo di coinvolgere un po’ di più le persone nella registrazione del nostro album. Potremmo fare una specie di concerto online è possibile, stiamo considerando un po’ di tutto al momento.

Perdonami se ritorno su questo punto, mi piacerebbe sapere come stai passando personalmente questo periodo di “ lockdown”.

Sì certo, il nuovo album è sempre la priorità, però mi sono preso un paio di settimane libere, il tempo è stato bello e si stava bene anche se ovviamente non sono andato da nessuna parte. Devo dire che ho in giro da circa 6 mesi alcuni progetti minori in attesa, ad esempio sto scrivendo della musica per un programma televisivo. Una cosa a livello di hobby, insomma diciamo che ci lavoro solo quando ho tempo. Quando non ho preoccupazioni per i Royal Hunt mi occupo di qualche progetto durante l’anno, senza impiegarci un tempo definito. Quindi son tornato a lavorare su questo in particolare, anche perché la gente che lavora in televisione non si è fermata. Da un lato è una cosa che mi diverte, ma è pur sempre lavoro. Anche qui, il fatto di poterci dedicare del tempo senza fretta ti aiuta a lavorare sulla musica da un’altra prospettiva, conoscendo persone e musicisti diversi dal solito. A volte può essere una seccatura, ma altre volte è di grande ispirazione. Nello specifico si tratta della colonna sonora di una mini serie tv che uscirà in Danimarca il prossimo autunno, saranno circa 4 episodi. E’ molto interessante lavorare ad uno stile musicale completamente diverso, un po’ Rag, un po’ Jazz. Davvero mi diverte e continuerò a farlo fino a quando ne avrò l’opportunità e il tempo e mi sento davvero fortunato ad avere sempre qualcosa a cui dedicarmi.

Hai parlato di musica jazz, se questo è il genere di musica, di che film / serie si tratta se puoi raccontarci qualcosa ?

Beh non posso anticipare molto prima della sua uscita, ma è stato sorprendente perché il lavoro sulla sua colonna sonora è iniziato con una certa idea un po’ più classica, tipo la musica di una piccola orchestra dei tempi della guerra e poi il film si è trasformato con esso idee e atmosfera. Non è proprio Jazz, ma è una cosa alla Big Band anni ’30. E’ sicuramente qualcosa di diverso rispetto a quel che ho sempre composto e mi va più che bene. Ho dovuto approfondire la musica di quei tempi, ascoltare qualche disco del periodo per capire cosa era popolare e cosa veniva suonato per afferrare l’atmosfera generale e il suo suono. Questa esperienza è una lezione di vita e di storia allo stesso tempo.

Veniamo al vostro nuovo disco in arrivo: cosa dovremmo aspettarci ? potresti anticiparci le differenze con il vostro ultimo lavoro ‘Cast in Stone’ ad esempio?

Sono passati ormai 30 anni, e di certo nessuno si aspetta che il nuovo album suoni come gli AC/DC giusto? Noi siamo sempre in movimento… per ‘Cast In Stone’ abbiamo incorporato una parte più innovativa dello stile di produzione insieme a qualcosa di più classico e più oscuro dal punto di vista sonoro. E’ stato come esplorare un nuovo territorio per noi e anche se non ero preoccupato che l’esperimento avesse successo, i fan hanno comunque apprezzato. Questo album in arrivo sarà quindi diverso ancora.

Di solito si parte da un un’idea per cercare di rimanere fedeli a quello che ci interessa, ma non decidi fin dall’inizio esattamente come suonerà altrimenti anche per noi il processo sarebbe noioso. Ci sono band che decidono tutto all’inizio e ottengono brillanti risultati non a caso ho citato gli AC/DC prima. Noi per lo più, quando iniziamo a lavorare ad un nuovo album, cominciamo con delle bozze e pensiamo a come vogliamo che suoni, come saranno i testi, se sarà oscuro, più profondo o altro. In generale si mettono tutte le idee sul tavolo e poi pensiamo a come procedere e dopo ovviamente queste si sviluppano in un processo che prende direzioni inaspettate.

Avete già detto che sarà un concept album , puoi anticiparci di che tema si tratta?

Le cose sono andate un po’ diversamente per questo album, prima di tutto si basa prevalentemente su un libro piuttosto conosciuto, e io sto cercando di trasferire i contenuti e le azioni avvenute nel libro in situazioni più attuali, ma i temi principali sono tratti da questo libro. Tutta la band era d’accordo su questa idea fin da subito, che poi è un’idea che avevo in serbo già da 15 anni perché appena finito di leggerlo ne rimasi affascinato. Quindi decidere di fare un album ispirato a questo particolare libro è una vecchia idea, ma per qualche ragione alla fine non siamo mai riusciti a farlo e adesso dopo aver creato ‘Cast in Stone’, finalmente è arrivato il momento giusto e l’ho voluto fare nella maniera corretta, tanto da dare una voce diversa a ciascun personaggio del libro. Ovviamente il protagonista resta intatto.

Non appena ho iniziato a lavorarci gli altri mi hanno supportato immediatamente e ne abbiamo parlato tanto durante i festival e i tour approfittando del tempo insieme. Il tutto è iniziato circa un anno fa in concreto e 6 mesi più tardi ha preso una direzione definita su come presentarlo e con quali ospiti collaborare e lo abbiamo finalizzato. In questo momento mi trovo a lavorare all’ultimo capitolo dell’opera, ovvero gli aspetti più tecnici, sonori e altri particolari, ma siamo in dirittura d’arrivo.

Quindi ci saranno molte voci ospiti in questo album e questo mi fa pensare a una curiosità. Spesso dichiari di essere orgoglioso del sound che vi distingue e giustamente direi, ma in tutti questi anni di carriera con i R.H hai mai avuto la tentazione di chiamare una cantante donna come voce principale per la band?

Mmm (ridendo) non credo, voglio dire ci sono migliaia di band così specialmente negli ultimi anni ce ne sono state tante e vanno alla grande, ma credo che probabilmente loro avessero questa idea fin dall’inizio. Penso a band come i Within Temptation con i quali abbiamo suonato ad un festival la scorsa estate o ai Nightwish e gli Evanescence. Sono spettacolari, ma sono partiti con questa idea fin dalle origini, ovvero il fatto di voler una voce femminile come front e non sto parlando dell’immagine quello è un aspetto secondario per me, la musica è sempre la priorità, mi riferisco più al concetto di base di avere una hard band dietro ad una voce bellissima e melodica.

I Royal Hunt sono nati con tutt’altro concetto partendo da una tradizionale formazione di 5 strumenti e il ragazzo più audace come cantante, sarebbe stato strano cambiare nel nostro percorso questo tipo di struttura. Quindi in definitiva con i Royal Hunt non potrebbe mai succedere, ma magari per un progetto parallelo chissà. In questo disco ci saranno delle voci femminili in sottofondo, avranno un ruolo e mi è sempre piaciuto l’effetto di contrasto, ma ovviamente D.C. resterà il protagonista e la voce principale.

Dopo tutti questi anni nel ruolo di musicista e di produttore, a cosa aspiri oggi con i Royal Hunt ? Esiste un nuovo spazio artistico o di mercato che ti piacerebbe raggiungere o ti reputi soddisfatto così?

E’ una domanda difficile. Certamente voglio sempre il meglio per la band, il che significa per me: produrre il più possibile dei buoni album e suonare al meglio a quanti più concerti possibili. Questa è la tua priorità quando sei in una band, specialmente per così tanti anni. Qualsiasi cosa arrivi o altre strade da esplorare, sono tutte aggiunte ben accette. Personalmente non mi posso concentrare su queste cose ed è per questo che ci sono i manager, le etichette discografiche o gli agenti a gestirle al posto nostro. Ho bisogno di rimanere concentrato su quello che faccio, la musica e la relazione con la band, il resto va e viene ed è di contorno per me. Voglio dire non so cosa accadrà con questo album, non abbiamo neanche una data di uscita ancora! Ovviamente si cerca sempre di esplorare nuove opportunità vantaggiose per la band come può essere il mondo del cinema e della tv, l’importante è che siano strade adeguate a noi. Credo che restare concentrati sul proprio ruolo sia importante perché altrimenti ti ritrovi a gestire troppe cose alla volta e non credo sia sano. Certo, quando inizi la carriera di musicista da giovane devi per forza farlo, non è semplice trovare persone che possano farlo per te, quindi finisci con l’essere coinvolto in tutto, ma col tempo poi capisci che non è necessario essere presenti sempre e ovunque. Posso dire che non mi interesso molto della parte che riguarda il business della band, ovviamente sono consapevole di quel che accade e valuto le scelte, ma non sono coinvolto nelle discussioni con la casa discografica, i promoter e così via. Davvero cerco di evitarlo, perché prende molto del tuo tempo e finisci poi col concentrarti sulla cosa sbagliata.

Parlando dunque dei cambiamenti nella scena musicale, ti vedi come un musicista appartenente alla vecchia guardia? Pensi che le nuove tendenze tecnologiche e non solo di questi tempi possano portare dei miglioramenti rispetto al passato?

Beh certo si notano dei miglioramenti, ma in ogni caso la prima cosa che devi pensare è che il passato è passato. Molti adesso parlano degli ’90 e ’80, per me è divertente perché quello che per te sono gli anni ’80 possono essere una cosa completamente diversa per me. Ne parlavo di recente con un mio amico musicista… per lui gli anni ’80 significano: Motley Crue , Poison , Pretty Boy Floyd ecc… quando per me invece sono: Deep Purple, Dio, Whitesnake, Rush e tanti grandi album dei Kansas. Dunque quello che rappresentano per me gli anni ’80 è ben diverso dalla sua visione. Il passato può essere visto da diverse prospettive, ma comunque lo guardi resta invariato. Secondo la mia opinione di musicista e produttore, i principi fondamentali della musica non cambiano, giusto un po’ il suono e il modello di business, ma spesso il tutto ruota in circolo. Il mio gusto musicale si è formato sul finire degli anni ’70 con molte band cult e classiche che saranno per sempre il mio background di riferimento, ma ricordo bene quando abbiamo iniziato a provare a suonare con diverse tecniche, internet ecc… quindi apprezzo quello che ho e tutte le abilità che ho raccolto da quando ho iniziato alla fine degli anni ’70 inizi ’80, ma questi sono tempi nuovi ed è importante essere attuali.

Non sono entusiasta della direzione che ha preso negli ultimi anni il generico Hard Rock (lo chiamo così, ma intendo con questo termine generico il Symphonic e il Progressive metal) non so come spiegarlo, ma c’è molta differenza dagli album che continuo a comprare perché si io continuo a comprarli, e molti mi chiedono perché lo faccio, ma io non trovo divertimento in un file. Non molto tempo fa ho ricominciato a riascoltare i vinili e non perché era diventata una moda, ma perché hanno ripreso a pubblicare in quel formato. Per fortuna ho ancora il supporto per poterli ascoltare perché li amo e molte persone non capiscono la vera ragione, pensano che sia soltanto una questione di suono, ma perché è un processo di ascolto più intenso psicologicamente. Se stai ascoltando un cd o un file ti distrai più facilmente e se ti suona il telefono mentre li ascolti, risponderai al telefono.

Riguardo ai vari sali e scendi di carriera, quali sono i momenti più difficili e i migliori che ti vengono in mente oggi che puoi raccontarci ?

Certamente è qualcosa di soggettivo, per me i migliori momenti sono stati gli inizi, quando tutto è nuovo. Forse i primi 4 / 5 album che abbiamo fatto, forse il primo tour mondiale, la prima volta che siamo andati in Giappone e cose del genere. Ovviamente le prime volte sono le più emozionanti e da lì in poi puoi vedere che la tua band sta crescendo e ogni anno puoi notare i miglioramenti e l’aumentare dei riconoscimenti e senti che stai creando degli album migliori perché sai di essere più capace di prima, con più esperienza. Per me questo periodo è stato più o meno dalla metà alla fine degli anni ’90, ovvero il passaggio in cui realizzi che ce la stai facendo.

Se parliamo invece dei momenti peggiori allora mi viene in mente il decadimento dell’industria discografica dagli anni 2000 in poi, con la diffusione della musica in internet, Napster ecc… Tutto è cambiato all’improvviso e così modo di lavorare. Quello è stato il momento più basso ed è durato qualche anno, ma poi finisci con l’adattarti e vai avanti . La gente ascolta ancora la musica e c’é sempre chi la scrive, quindi questo non è cambiato. Il cambiamento vero e proprio è scegliere come distribuire la propria musica e come muoversi in questo nuovo sistema, ma i principi di base rimangono uguali.

Quindi secondo te questa crisi imposta dalla pandemia potrebbe essere peggiore rispetto alla pirateria online ?

Si potrebbe facilmente diventare un forte momento di crisi come quella, perché ne sappiamo ancora troppo poco. Ci sono due modi di vederla e io premetto non sono un medico, ma ho un insieme di amici che sono coinvolti da vicino perché lavorano negli ospedali e tutti loro mi dicono che può evolversi in due soli modi: il virus inizia a indebolirsi e durerà ancora per un certo periodo che potrebbe andare da 1 a due anni e infine noi ci adatteremo. Questa sarebbe la visione positiva, poi c’è un’altra visione più negativa in cui il virus continua con la sua strage di contagi per molto tempo, non per decenni, ma per alcuni anni e ovviamente questo cambierebbe molto le cose. Quindi è difficile, non puoi prenderla in nessun modo se non sederti e aspettare, ma certamente se le cose proseguissero così tanto a lungo non sarebbe la musica la principale preoccupazione.

Il problema è che in ogni caso come per il turismo, i concerti saranno tra gli ultimi a riprendere …

Eh sì ovviamente la cosa che mi fa più ridere è che la gente non ci pensa neanche lontanamente. Il governo non tiene in considerazione gli artisti, tutti gli aiuti dello Stato vanno a quasi tutte le categorie di lavoratori e nessuno menziona mai i musicisti che improvvisamente scompaiono dalle preoccupazioni, eppure quando la gente è costretta a casa in quarantena non fa che ascoltare la musica ininterrottamente.

Si, davvero sta succedendo anche in Italia ed è un argomento che fa discutere…

Devo dire che qualche volta ho sentito il nostro primo Ministro promettere che si sarebbe preoccupato anche dell’industria del cinema e quella musicale, ma ad oggi io non ho visto ancora nulla… però già il fatto di sentirne parlare è sorprendente!

Parlando dell’Italia, ti viene in mente qualche ricordo in particolare legato ai tour o ad esperienze personali?

Veramente ne ho tantissimi di ricordi collegati all’Italia davvero, non perché mi stai chiamando da là, ma perché è uno dei miei Paesi preferiti da visitare e non so perché, ma l’ho scoperta abbastanza tardi nella mia vita. Le prime destinazioni che si desiderano quando sei giovane sono gli Stati Uniti, la Spagna, sai… Londra, insomma le principali, le più conosciute, ma in Italia ci sono arrivato tardi e da quella volta ho perso il conto di tutte le volte che sono tornato e non parlo delle località balneari, ma solo delle grandi città e le adoro.

Quello che ricordo di speciale da voi è che nel sud la gente è incredibilmente lenta e dal punto di vista professionale devo dire che è davvero un’esperienza! Devi semplicemente avere tanta pazienza, sederti e aspettare perché nessuno ha fretta! E’ molto divertente ad esempio quando si dichiara che il sound check sarà alle 2 in punto, tu devi sapere che non dovrai presentarti prima delle 4! Puoi immaginarti una cosa del genere in Germania!? Al manager verrebbe un attacco di cuore! In Germania ogni minuto conta, in Italia: “si, chi se ne frega… non importa, arriva tra 5 minuti, sta arrivando!”

…Oddio , purtroppo non posso contraddirti!

Si comunque, amo l’Italia . Ho visitato praticamente tutte le più grandi città e a livello di locali dove abbiamo suonato , ovviamente ci sono alti e bassi , ma non importa, è così ovunque! Il fatto però è che la gente da voi è gentile e passionale e probabilmente i raggruppamenti più numerosi negli incontri dopo i concerti li abbiamo avuti in Italia , anche in Spagna direi, però in Italia si vede proprio che i fans sono lì con intenzione e conoscono tutto di te… è un piacere.

Ti piace ancora avere gli incontri ravvicinati con i fan per gli autografi ?

Sì certo. So che altri non amano particolarmente questa cosa e devono avere le loro ragioni, ma nel mio caso nessun problema, lo trovo meraviglioso: parlare di tutto con loro, fare foto… non lo trovo impegnativo. L’unico momento un po’ fastidioso che può capitare è quando magari sei seduto tranquillo al ristorante e qualcuno ti sorprende per farti una foto, quello è un po’ strano, ma se ti piace accomodati perché no!?

Ti sei mai preoccupato dell’età dei tuoi fan? Voglio dire, speri di avere un pubblico più giovane in futuro ?

Beh credo che il pubblico che ottieni sia qualcosa che avviene in maniera spontanea. Veramente abbiamo sempre avuto un pubblico molto misto, non è cambiato più di tanto negli anni non che io abbia notato almeno.
Mi ricordo ancora di una sessione di autografi e c’era questo tizio che credo avesse una settantina di anni e se ne stava lì in mezzo a dei ragazzi in attesa di farsi autografare le t-shirts e io ero convinto che fosse il padre o il nonno di qualcuno e all’inizio non gli ho prestato molta attenzione, ma dopo, quando tutti se ne erano andati e lui è venuto con un mucchio di magliette dei nostri album e mi ha chiesto di autografarle io gli ho pure fatto la battuta “wow, hai aspettato tutto questo tempo in piedi, ti ho visto!“ e lui era tutto imbarazzato in mezzo a quei ragazzini adolescenti… e poi magari in Giappone ti ritrovi la più giovane dei fan, una bambina di 6 anni! Non ci puoi credere! E’ arrivata con sua madre che ci ha detto che voleva l’autografo sull’album che lei ascoltava tutto il giorno. Insomma, avere dei fans di tutte le età è qualcosa che lascerebbe il segno a chiunque.

Mi sveglio al mattino e mi sento davvero privilegiato ad avere un lavoro che ha questo successo ed essere addirittura pagato per farlo è indescrivibile. Non è da tutti, la maggior parte delle persone che conosco non amano il loro lavoro, lo fanno solo per necessità.

Trovo ancora divertente dopo tutti questi anni essere riconosciuto per strada, potere incontrare i fans, mi fa amare sempre di più quello che faccio e così i ragazzi della band, perché il punto è che quando smetti di essere entusiasta del tuo lavoro significa che è arrivato il momento di lasciarlo. Voglio dire, per una band del nostro genere, non puoi lavorarci per ragioni economiche, non siamo i Metallica, lo fai solo perché ti piace. E’ tutta un’altra storia.

Siamo giunti al termine, ti ringrazio moltissimo di questa chiacchierata, è stato un onore. Vorresti lasciare un messaggio ai nostri lettori ?

E’ stato un piacere . Direi di non scoraggiarvi per la situazione di questi giorni, migliorerà in un modo o nell’altro, quindi pensate a prendervi cura degli altri e di voi stessi stando attenti. Da parte dei Royal Hunt non preoccupatevi leggerete presto altre novità, stiamo finendo l’album che speriamo esca quest’anno in autunno e riguardo alle prossime date dal vivo, vedremo cosa succederà, ma sono fiducioso che ritorneranno in qualche modo e spero di vedervi tutti quando sarà il momento.

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