Che non si tratti di un vero e proprio addio, ma piuttosto di un rallentamento nelle attività da vivo (o di un cambiamento delle modalità di azione tout court), ai fan dei veterani del prog canadese – che il prossimo 8 maggio a Tulsa, in Oklahoma, inaugureranno quello che da più parti è stato definito il canto del cigno dei Rush come touring band – era venuto il sospetto: il chitarrista Alex Lifeson, in un’intervista rilasciata a Nick Patch dell’agenzia Canadian Press, ha voluto chiarire alcuni aspetti rimasti ancora piuttosto opachi nonostante il gran battage che ha accompagnato l’annuncio dell’ultima tournée del trio di Toronto.

Innanzitutto, l’addetto alle sei corde ha voluto precisare quale sia una delle cause prime di questa scelta, che – era abbastanza facile intuirlo – ha inevitabilmente a che fare con l’età:

“Mi piace ancora suonare, certo, ma per Neil [Peart, il batterista], è un lavoro molto duro. Suonare come suona lui è davvero molto impegnativo per il suo fisico: ha la tendinite cronica alle braccia e alcuni problemi alle spalle. E’ questo il punto: non è tanto quanto ci piaccia suonare, ma quanto sia diventato più provante e più difficile”

Il che – ha proseguito Lifeson – non implicherà necessariamente la fine del gruppo:

“Come band non siamo finiti. Anzi, abbiamo anche parlato di registrare nuova musica. Per i concerti, chissà: forse potremmo fare una serie di live, tipo alla Radio City Music Hall [di New York]. Però a me e a Geddy [Lee] è tornata la voglia di scrivere. Lui ha appena rinnovato il suo studio, ma non è esattamente un topo da sala di ripresa, e saprà far funzionare sì e no l’1% della roba che ha. Però gli è tornata quella voglia di essere musicista, di suonare e di studiare di più: è davvero una fonte di ispirazione. Quando le attività dal vivo rallenteranno, troveremo il modo di tenerci occupati: per dire, abbiamo sempre parlato dell’opportunità di lavorare a una colonna sonora…”

La presenza di Neil Peart nei progetti futuri dei Rush – sempre che Lifeson e Peart vogliano operare in ambito cinematografico sfruttando la sigla – non pare però scontata:

“Lui vuole davvero prendersi una vacanza e passare più tempo con sua figlia, che è molto giovane: dopo quello che ha passato [Peart nel ’97 perse l’allora sua unica figlia Selena, 19 anni, in un incidente stradale, e dopo soli 10 mesi, a causa di una malattia, la compagna Jacqueline, alla quale era stato legato per 22 anni], sente il bisogno di essere più presente nella sua vita familiare. E non lo biasimo affatto”.

Redazione
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