Rust – The Last Laugh

Autoprodotto – 1986

Se volete vedere recensiti dischi assurdi e folli questo è il posto adatto, se ancora nutriste dubbi al riguardo. Nessun disco infatti rasenta la follia ed è strano come questo “The Last Laugh” ad opera dei texani Rust. Chissà perchè ho detto texani usando il plurale, sarà l’abitudine, in quanto questo parto è opera di un solo ed unico cranio: Russel Hilburn. Sua maestà infatti suona (o fa quel che può…) tutti gli strumenti e risulta essere anche il solo compositore. Curiosamente, però, non è uno che ami troppo mettersi in mostra. Nelle foto presenti in backcover ci sono infatti solo i suoi tre amici che partecipano in veste di coristi o in piccoli frangenti, attimi oserei dire, come chitarristi.

Posseggo questo vinile da anni ma non ci avevo mai fatto caso. Immagino che fosse coetaneo degli altri brufolosi amici e quindi non penso avesse, all’epoca dell’incisione, più di 16/18 anni. Un vero teenager agguerrito…

Passiamo ora al lato più strettamente musicale. “Avenger” è il primo contatto sonoro con questo disco. E’, fondamentalmente, un pezzo di heavy metal classico abbastanza carino ed interessante con un paio di assoli non eccelsi ma gradevoli. Il neo maggiore è il volume con il quale è stata registrata la voce, acerba ed un po Hetfieldiana degli albori, che sovrasta, di molto, tutti gli altri strumenti. In ogni caso un buon inizio, quantomeno promettente (pensavo ignaro…). “Don’t Wake Up” nei suoi otto minuti scarsi è un insieme di 14 strofe, 9 noiosissimi ritornelli trifolatori ed un numero infinito di assoli o presunti tali. La qualità degli stessi è infatti scadente e poco illuminante. Il sound è divenuto ora molto più rockeggiante, la voce traballa spesso e volentieri, la batteria è preimpostata, monotematica sino alla fine che viene, bontà divina, sfumata da qualcuno al mixer. Eravamo quasi in odore di record di strofe in un solo brano, peccato. “The End of Side One” (è il titolo) dura un batter di ciglia, un minuto scarso, due riff due buttati li senza un perchè e senza alcuna logica. Ci sono e basta. Un dogma assolutamente demenziale.

Ruotato con maestria il platteruccio “Black Death” ha un inizio imperioso, la voce è grintosa ma non basta. Arrivano i soliti virtuosismi che non mi smuovono e con essi la noia. “Wonderful Romance” è un’altra canzoncina facile facile da abc di scuola di musica, un assolo ‘sbiellato’ e tirato un po troppo per i capelli chiude l’operato del nostro paladino. “Shock (Yourself to Death)” sa di tragicomico, una nota e qualche pennata in mezzo ad un marasma di errori da parte del nostro batterista tuttofare che, più che tenere il ritmo, cerca solo di sbagliare il meno possibile, gli assoli sono sempre più indecifrabili e pieni di stecche a ripetizione. Tutto ciò non ha ragion d’essere. Inutile dirvi che la genialata che chiudeva il primo lato è stata ripetuta anche sul secondo con il titolo “Autumn’s Eve”, un’altra scoreggia nel vento. L’analisi finale è che, è inimmaginabile che un ragazzino potesse all’epoca fare tutto da se con un risultato accettabile. Tutto è stato sovrainciso, incollato e rattoppato alla bene e meglio con pochi mezzi e scarse tecnologie. Molti assoli ad esempio sono una serie di pezzi suonati con chitarre diverse, registrate a volumi diversi e poi uniti, vi lascio solo immaginare quale possa essere stato il risultato finale. Come batterista poi si arrabatta come può, in alcuni momenti sembra di essere alla ‘Corrida’ (quella del fu Corrado) e di vedere il maestro Pregadio disperarsi al limitar delle quinte. Tanto impegno per un disco veramente indecente.

Mai saputo di una sua ristampa su cd, nemmeno nelle raccolte pirata. E’ giusto che sia così. Disco per collezionisti incalliti e basta.

Quotazione: Rust – The Last Laugh: € 180/220

Tracklist:
1. Avenger
2. Don’t Wake Up
3. End of Side One
4. Black Death
5. Wonderful Romance
6. Shock (Yourself to Death)
7. Autumn’s Eve

Band:
Russell Hilburn – voce, basso, chitarra, batteria
Bubba Hightower – chitarra, voce
Andrew Chojnacki – chitarra, voce

 

 

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