Sabaton – Intervista con Joakim Brodén e Thobbe Englund (SRF 2016)

Alla base del successo di una band, oltre ovviamente alle proprie capacità compositive e strumentali, c’è sicuramente un buon management che ne curi gli interessi, nonché soprattutto l’appoggio incondizionato da parte della propria etichetta discografica. La band svedese in costante ascesa dei Sabaton è il classico esempio di quanto detto sopra: la Nuclear Blast -oltre ad aver appena organizzato un tour europeo nel quale avranno come special guest addirittura gli Accept!- punta moltissimo sul nuovo lavoro “The Last Stand” in uscita in questi giorni (a breve la recensione su queste pagine) e, nel corso dell’ultimo Sweden Rock Festival, ha organizzato un vero e proprio Sabaton Day, in cui un selezionato numero di giornalisti provenienti da mezzo mondo (tra cui anche noi di LongLiveRocknRoll per l’Italia) è stato invitato ad ascoltare in anteprima assoluta l’album e ad intervistare i componenti del gruppo.

Ad accoglierci sul bus completamente nero griffato Marshall, parcheggiato all’interno della Vip Area del Festival, è il carismatico e loquace frontman della band Joakim Brodén, il quale ci mette immediatamente a nostro agio porgendoci una freschissima birra marchiata Sabaton: eh sì, anche questi svedesi hanno seguito la moda del momento e si sono recentemente prodotti la propria lager, sulla cui etichetta fa bella mostra l’artwork del loro nuovo album.

Nel corso dell’intervista si unirà a noi l’altrettanto affabile Thobbe Englund, chitarrista della band, che, notizia di questi giorni, ha improvvisamente deciso di lasciare il gruppo in quanto non se l’è più sentita di intraprendere l’ennesimo estenuante tour in giro per il mondo, pur specificando di continuare a sentirsi legato ai Sabaton, che considera come dei fratelli. Questa sua scelta ci ha colti completamente di sorpresa, perché nel nostro incontro Thobbe ci era sembrato davvero coinvolto nel progetto e nulla avrebbe lasciato presagire per lui un futuro lontano dal gruppo.

Quella che segue è pertanto una delle sue ultime interviste come membro dei power metallers di Falun.

LLRNR: Ciao Joakim e benvenuto a LongliveRocknRoll. Che ne dici se, per iniziare, parlassimo subito del nuovo album in uscita ad agosto ”The Last Stand”, album che ho avuto il piacere e l’onore di ascoltare poco fa in anteprima? Mi è sembrato un lavoro in cui avete accentuato sia la componente melodica, ma anche quella epica dei vostri brani: decisamente un passo in avanti rispetto ai vostri precedenti album, una sorta di evoluzione naturale in cui però il trademark del Sabaton sound è sempre ben presente. Come lo descriveresti tu ai lettori di LongliveRocknRoll?

JOAKIM: In realtà penso che lo abbia già descritto tu alla perfezione e sono veramente felice delle tue considerazioni, proprio perché hai colto la direzione nella quale volevamo muoverci con quest’album: sapevamo di prenderci dei rischi, ma abbiamo provato a fare del nostro meglio per evolverci sia come musicisti che come compositori, senza snaturare il sound del gruppo. Noi vogliamo continuare ad essere i Sabaton, ma non vogliamo assolutamente continuare a fare sempre lo stesso album in eterno: quindi sono davvero felice, ti ripeto, che questa sia stata la tua prima sensazione dopo avere ascoltato “The Last Stand”, e spero che questa sensazione venga confermata se vorrai dedicargli ulteriori ascolti. Il nostro obiettivo non era quello di essere necessariamente diversi, di indurire o viceversa rendere più accessibile il nostro sound, ma semplicemente quello di crescere, di scrivere canzoni migliori, e questo per noi vuol dire provare anche ad inserire elementi nuovi, come può essere la presenza dell’hammond in “Blood Of Bannockburn”; su questo nuovo album potrete magari trovare alcune canzoni meno aggressive del solito, oppure altre davvero potenti, ma non è stata una cosa studiata a tavolino: mi piace quando un album può essere paragonato alle montagne russe, alternando momenti veloci ad altri più lenti.

LLRNR: Parliamo un po’ dei testi di questo nuovo lavoro. Nel corso della vostra carriera avete registrato album incentrati su particolari tematiche, come “Art Of War” sull’opera di Sun Tzu,“Coat Of Arms” sulla Seconda Guerra Mondiale, “Carolus Rex” sulla Grande Guerra del Nord oppure “Heroes” incentrato su atti eroici in battaglia. In questo “The Last Stand” sembra che vi siate concentrati su una serie di battaglie minori della Storia: da dove avete tratto l’ispirazione per queste lyrics?

JOAKIM: Devo dirti che in realtà il 50% dei nostri testi è merito dei fans che ci scrivono e che, ogni volta che siamo in giro per il mondo, ci regalano dei libri. Vedi, ogni paese del mondo ha la propria Storia e sono sicuro che tu per esempio conosca cose della Storia italiana delle quali io non ho mai sentito parlare; mentre io conoscerò sicuramente delle cose sulla Storia svedese a te del tutto ignote. La “Grande Storia” è una cosa che ci viene insegnata a scuola sin da quando siamo piccoli, ma è davvero affascinante scoprire anche la Storia “minore” di tutti le altre Nazioni ed uno dei più grandi piaceri nella composizione di questo nuovo album è stata per me l’emozione di poter parlare di questi episodi poco conosciuti e farli conoscere ai nostri fans, che magari poi se vorranno potranno andare ad approfondire quello che noi diciamo in queste canzoni. Noi non vogliamo dire alla gente se una cosa sia giusta o sbagliata, non ci interessa fare propaganda politica o religiosa: ma se riusciamo ad interessare con i testi della canzoni i nostri fans, spingendoli magari a volerne sapere di più, e non solo a venire ai nostri concerti a saltare e a bersi una birra, non può che farci assolutamente piacere. E’ questo quello che vogliamo: venite ai nostri show e divertitevi -alla fine siamo una heavy metal band e non degli insegnanti di Storia- ma allo stesso tempo se riusciamo ad interessarvi, beh è fantastico.

LLRNR: Quindi, quando il mese prossimo (l’intervista è stata effettuata a giugno, ndr) arriverete a Roma per il Sonisphere Festival, potrete magari trovare degli spunti per scrivere una canzone sull’Esercito Romano, uno dei più grandi eserciti della Storia.

JOAKIM: Ah, l’impero Romano! L’Impero per eccellenza. Non basterebbe una sola canzone per parlare di esso, ci vorrebbe un album intero! Così come per Napoleone o Alessandro Magno. Però ci sto pensando, credimi, perché l’Impero Romano è davvero uno dei periodi più importanti della Storia, e non solo dal punto di vista bellico: l’Antica Roma ha messo le fondamenta di gran parte del mondo moderno nel quale viviamo ora.

LLRNR: Sin dagli inizi i vostri testi, come dicevamo, sono sempre stati associati a tematiche di carattere bellico. Da dove deriva tutta questa fascinazione per le battaglie? Vi piaceva studiare storia a scuola, vi piacciono i film di guerra, vi dedicate al modellismo militare o cos’altro?

JOAKIM: Ahahaha, in realtà non abbiamo molto tempo libero da dedicare al modellismo. E né io né Thobbe andavamo poi così bene in Storia…

THOBBE: Eccomi, scusatemi, ciao a tutti! Sì, è vero, in effetti ci è venuto naturale appassionarci alla Storia una volta cresciuti. Non puoi appassionarti alla Storia a scuola, perché sei in un certo senso “costretto” a studiarla.

JOAKIM: Aspetta, è il sistema scolastico ad essere completamente sbagliato! Che importanza ha sapere in che anno è salito al potere ad esempio un determinato Imperatore o quando è stato eletto un Papa? La domanda non dovrebbe essere “Quale Re? In quale anno?” bensì “Cosa ha fatto costui di importante nella sua vita, in che periodo è vissuto, in che modo ha segnato la Storia e l’esistenza delle altre persone?”. Questo è quello che importa, non in quale anno esatto sia nato o in quale anno esatto sia salito al potere… queste sono solo domande del cazzo e sai perché fanno queste domande? Perché per gli insegnanti è più facile correggerti: giusto o sbagliato! Ma il mondo non è mai solo giusto o sbagliato: ci sono varie sfumature di grigio. Per quel riguarda i film di Hollywood, non vediamo la ragione per la quale gli sceneggiatori continuino a inventarsi delle trame di fantasia, quando hanno a disposizione un sacco di fantastiche storie reali del nostro passato che sono anche meglio…

THOBBE: …e che sono accadute per davvero, generando poi conseguenze che hanno colpito tutto il mondo alla fine.

LLRNR: Qual è il vostro periodo storico preferito, se ne avete uno? L’Età Classica, il Medioevo, il Rinascimento o l’Età Moderna?

THOBBE: Non saprei… Mmm, personalmente, essendo un cittadino svedese, direi l’epoca di Carolus Rex (Carlo XII, Re di Svezia, ndr).

JOAKIM: Per me, l’Età Classica. Mi piace molto la Seconda Guerra Mondiale, perché puoi trovarci un sacco di episodi che possono costituire un ottimo punto di partenza per scrivere una canzone, così come accade anche per i film. Ma anche l’Età Classica, dal 1000 a.C. al 1000 d.C., è molto interessante: in quel periodo c’è un sacco di roba stimolante, dall’Impero Romano a Genghis Khan, dagli Antichi Greci all’Era Vichinga… Storicamente quei duemila anni hanno completamente cambiato il mondo!

LLRNR: Questa, se non erro, è la vostra sesta apparizione allo Sweden Rock Festival. L’ultima volta che vi ho visto qui fu nel 2012, quando suonaste il 6 giugno, giorno della Festa nazionale svedese. In quell’occasione mi ricordo che suonaste una versione heavy metal dell’inno “Du Gamla Du Fria”, di fronte a una marea di bandiere gialloblu (qui potete vederne il relativo video). Cosa ricordate di quel giorno? Fu un grande onore per voi, provaste qualche emozione particolare o fu semplicemente un concerto come un altro?

JOAKIM: Fu davvero divertente per noi! Ma facemmo un errore clamoroso: suonammo infatti l’Inno nazionale svedese ed altre tre canzoni, “Primo Victoria”, “Metal Crüe” e “Carolux Rex”. Solo che all’epoca non sapevamo se il pubblico apprezzasse veramente la nostra versione in svedese di quest’ultima o se invece la ritenesse una cosa da sfigati. Così la cantammo in inglese! E la gente cominciò a chiedersi “Ma che cazzo stanno facendo? La cantano in inglese proprio nel giorno della Festa Nazionale?” (risate generali, ndr).

THOBBE: Quando era uscita la versione dell’album cantata in svedese ci trovavamo infatti in tour in America e non avevamo avuto l’esatta percezione di come fossero stati accolti in Svezia i brani cantati nella nostra lingua…

JOAKIM: Certo che, a ripensarci bene adesso, cantare “Carolus Rex” in inglese il giorno della Festa nazionale è stata una mossa davvero stupida! (ride, ndr)

LLRNR: Immagino che siate davvero orgogliosi delle vostre origini, visto che avete dedicato appunto un album a Carolus Rex, oltre ad aver intitolato un vostro tour “The Swedish Empire”.

JOAKIM: Lasciami dire che secondo me ogni paese ha delle buone ragioni per far sì che i suoi cittadini siano orgogliosi della propria Storia. Così come ogni paese ha delle cose di cui vergognarsi. Il problema è quando una Nazione viene messa all’indice a causa degli episodi negativi del proprio passato. Voglio dire: ci sono ottimi motivi per essere orgogliosi di essere Svedesi, ma anche Italiani o Tedeschi se è per quello. Guardiamo per esempio alla Storia della Germania: dalla metà degli anni ’30 alla metà degli anni ’40 -stiamo parlando di un solo decennio, bada bene- sono successe cose davvero orribili, ma questo non può certo marchiare a fuoco diecimila anni di Storia. Oggi la gente guarda al passato e si meraviglia di come siano potute accadere certe cose in alcuni paesi: Dio mio, oggi ci sono internet, le televisioni, i social network, puoi sapere qualsiasi cosa stia accadendo nel mondo in tempo reale, ma in quell’epoca non c’era nulla di tutto ciò, la gente non sapeva nulla. Era un mondo completamente diverso: non possiamo metterci a giudicare certi episodi accaduti settant’anni fa secondo gli standard attuali.

THOBBE: Sarebbe stupido giudicare un’intera nazione per alcuni episodi, per quanto negativi.

LLRNR: Cosa dobbiamo aspettarci dal vostro show da headliner che terrete sabato qui allo Sweden Rock? Ci saranno fiamme, fuochi pirotecnici ed i vostri carrarmati sul palco? Suonerete alcune canzoni del nuovo album?

JOAKIM: Quello che vogliamo è offrire uno spettacolo completamente rinnovato: abbiamo una produzione nuova di zecca che comprenderà anche la proiezione di alcuni video, cosa che per noi rappresenta una novità assoluta. Anche lo show coi fuochi pirotecnici è nuovo e probabilmente presenteremo per la prima volta anche uno dei brani del nuovo album.

THOBBE: E ci saranno anche i due tank!

JOAKIM: Sei sicuro? Certamente ce ne sarà almeno uno. Dipende se avremo o no un carrarmato al Download France domenica prossima, non mi ricordo… Ne avremo due qui se non ce ne saranno al Download (vengo così a scoprire che la band ha due differenti stage set, in maniera tale che mentre loro stanno suonando su un palco, l’altro può già essere montato per la data successiva: allo Sweden erano comunque presenti entrambi i carrarmati, ndr). La cosa peculiare è che i nostri due carrarmati non sono identici: uno ha il suo cannone regolamentare, mentre l’altro ha le mitragliatrici, così possiamo alternarli e creare dei set sempre nuovi.

LLRNR: Siete già stati headliner al Wacken e sabato, come detto sarete headliner qui allo Sweden Rock Festival: a quando un concerto da headliner anche in Italia? Cosa pensate dei vostri fans italiani?

JOAKIM: I fans italiani sono grandi, ma non mi fido di voi! (ride di gusto, ndr). Nulla di personale, credimi, ma quando siamo stati la prima volta in Italia, mi sembra fosse il 2010 o il 2012, conoscevo solo qualche parola d’italiano, come “birra” e poco altro, e volevo imparare qualche vocabolo in più: così chiesi ad alcuni ragazzi di insegnarmi qualcosa. Questi mi dissero un paio di paroline e quando io le ripetei gridando tutti si misero a ridere: quando chiesi cosa significassero quelle parole, scoprii che si trattava di una bestemmia e mi chiesi dove fossimo capitati (ride, ndr). Ma all’Italia è legato anche un bellissimo ricordo, quando l’anno scorso a Milano un ragazzino di nome Tristan salì sul palco a suonare con noi: avevamo visto alcuni suoi video su YouTube in cui suonava “The Lion From The North”, aveva 12-13 anni e venne ad un nostro concerto per la prima volta proprio a Milano con tutta la sua famiglia. Ci chiesero se avessero potuto incontrarci dopo lo show ma noi, bluffando, dicemmo loro che non sarebbe stato possibile. Invece durante il concerto lo chiamammo a sorpresa sul palco a suonare con noi proprio “The Lion From The North”: lui non se lo fece dire due volte, salì sul palco, prese la chitarra -gli aggiustammo la cinghia perché era ancora piccolino all’epoca- e suonò tutto il brano, compreso l’assolo (qui potete vedere il video della sua esibizione -ndr).

THOBBE: Io e Chris (Rörland, l’altro chitarrista, ndr) rimanemmo a bocca aperta! Fu davvero figo!

JOAKIM: Il giorno dopo suonammo in Svizzera e qualcuno ci fece notare che c’era di nuovo Tristan tra il pubblico. Così quando arrivò il momento di “The Lion From The North”, Thobbe lo tirò su di peso sul palco e gli diede la sua chitarra…

THOBBE: Solo che questa volta mi dimenticai di regolargli la cinghia… Ero molto più alto di lui, tanto che la mia chitarra gli arrivava alle ginocchia. Così il povero Tristan dovette sedersi a terra per poterla suonare! (risate generali, ndr). Ma anche in questo caso fu davvero in gamba e suonò davvero bene.

JOAKIM: Quel ragazzino è davvero fantastico!

LLRNR: Nel vostro prossimo “The Last Tour” avrete come opening act una delle band storiche per eccellenza della scena heavy metal mondiale come gli Accept (saranno il prossimo 25 gennaio al Live di Trezzo S/A). Cosa provate all’idea di salire sul palco dopo questi giganti, che probabilmente porteranno anche un pubblico più stagionato ai vostri shows? Cercherete di conquistare anche il cuore degli old school headbangers che magari non vi conoscono ancora bene?

JOAKIM: Tutti noi amiamo gli Accept. Nulla potrebbe farci più felici di dividere il palco con loro. Sappiamo che alcuni si chiederanno come sia possibile che una band relativamente giovane come la nostra abbia gli Accept come support band, ma noi abbiamo fatto da supporto a loro nel 2011 nel nostro primo tour americano… Amo la band, amo i ragazzi che ci suonano: continuano a sfornare ottimi album (cosa che non si può dire di tante altre band storiche) ed i loro show sono sempre ricchi di energia. Ci sarà molta competizione con loro in quanto ognuno vorrà dimostrare di essere meglio dell’altro on stage: mi piace questa cosa, perché non potrà che aiutarci a crescere ed il pubblico potrà assistere a degli show migliori sotto ogni punto di vista.

LLRNR: Sul palco tendete ad avere sempre un approccio amichevole e sorridente col pubblico, nonostante la drammaticità dei temi delle vostre canzoni. E’ un modo per alleggerire la tensione o dipende solo dal fatto che voi siete davvero così?

THOBBE: Penso che dipenda dal fatto che siamo persone amichevoli: siamo un gruppo di ragazzi che vuole divertirsi!

JOAKIM: Prendiamo sul serio la nostra musica ma non noi stessi! Quello di cui cantiamo è una cosa seria, ma ci piace cazzeggiare sul palco –e anche fuori dal palco, se è per quello (ride, ndr). Siamo fatti così. Paradossalmente, se dovessi salire sul palco a cantare una canzone che dovesse parlare di qualcuno che non c’è più, lo farei comunque sorridendo; se fossi tra il pubblico di un concerto, non mi piacerebbe vedere una band i cui componenti introducono il pezzo successivo spiegando le cose negative di cui parla la canzone: io voglio divertirmi e godermi lo show!

THOBBE: E se allo stesso tempo, oltre a farlo divertire, riusciamo a trasmettere al pubblico un po’ di interesse per la Storia, il nostro scopo è stato raggiunto.

LLRNR: Siete oramai una band di successo in Europa, ma sappiamo tutti che il mercato americano oggigiorno è davvero difficile per una band che propone heavy metal classico. Avete un piano per conquistare anche gli Stati Uniti? Tornerete a suonare da quelle parti il prossimo anno?

JOAKIM: Sì, certo! Torneremo a suonare in America. Abbiamo preparato un piano chiamato “America Must Fall”: abbiamo già inviato le nostre truppe di supporto! Sai perché l’IKEA è dappertutto? Dentro i magazzini dell’IKEA presenti in tutto il mondo noi nascondiamo i nostri carrarmati. Fa tutto parte del nostro piano per il dominio del mondo: tu credi di andare all’IKEA a comperare mobili per la tua casa, ma in realtà si tratta solo di una copertura per la prossima invasione svedese! (risate generali, ndr).

LLRNR: Siamo giunti all’ultima domanda. Ogni anno organizzate il Festival “Sabaton Open Air” nella vostra città natale di Falun. Se voi poteste scegliere una delle grandi band del passato per suonare lì, chi chiamereste?

THOBBE: Ghostbusters! (In effetti questa risposta, a ripensarci, non poteva che uscire spontaneamente a seguito di “Who’re you gonna call?” , scatenando l’ilarità generale – ndr). Scherzi a parte, io personalmente chiamerei i Rainbow!

JOAKIM: Sono d’accordo con te.

LLRNR: Settimana prossima andrò a vederli a Loreley!

THOBBE: Anch’io: sarò al loro concerto di Stoccarda!

JOAKIM: Pensa che il nostro sound engineer di sabato prossimo sarà quello degli show dei Rainbow in Germania. E alle tastiere con loro ci sarà il nostro amico Jens (Johansson, ex-Malmsteen, ora con gli Stratovarius -ndr).

LLRNR: E se invece doveste scegliere una band emergente, chi vorreste aggiungere al bill del vostro festival?

JOAKIM: Hanno già suonato al Sabaton Open Air, ma io richiamerei i Battle Beast! Li adoro, sono assolutamente fantastici!

THOBBE: Mi hai anticipato, li richiamerei senz’altro anche io!

Ringraziamo i simpatici Joakim e Thobbe per il tempo che hanno voluto dedicarci e ci congediamo con questo loro breve video di saluti per tutti i lettori di LongLiveRocknRoll!

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