Per la prima volta ho l’opportunità di parlare, anche se solo per telefono, con il singer degli svizzeri Samael. Con Vorph mi incammino in una lunga conversazione a proposito del nuovo album della band, “Solar Soul” e questo è il risultato della nostra interessante conversazione…

 

Ciao Vorph, come stai? Stanco di questa giornata di interviste?

Bene, grazie. Bèh sono un po’ stanco, ma mi fa piacere parlare del nuovo album.

Ottimo, allora cominciamo subito a parlare di “Solar Soul”… Perchè questo nome?

L’idea è nata dal brano omonimo, “Solar Soul”. Quando Xy (tastiere, ndr) mi ha fatto sentire il brano per scrivere il testo, ho subito pensato che questo fosse un pezzo veramente carico di energia, molto positivo, quasi solare e ho subito pensato che questo era un brano con un certa forza e bellezza. In un secondo momento quando ci siamo riuniti per dare un nome all’album, quest’idea è sembrata essere positiva per tutti, di conseguenza abbiamo utilizzato “Solar Soul” per il nome dell’album.

Non sono sicuro, ma mi sembra che ci sia una contraddizione fra il titolo dell’album “Solar Soul” e il suo contenuto abbastanza dark e potente… che ne pensi?

Penso che questo sia un album abbastanza bilanciato con luci e ombre, un giusto equilibrio fra i due opposti. Sarai d’accordo con me che il primo brano “Solar Soul”, appunto, non è cos dark, ma capisco che gli altri sono un po’ più profondi e oscuri. Questo va bene perchè rendono l’album più completo.

Ho ascoltato l’album e mi è sembrato abbastanza complesso…

Lo so… Xy non si ferma mai… I lavori precedenti erano più focalizzati sul creare qualcosa di più semplice, più semplici da comprendere e da seguire. “Solar Soul” è in effetti più complesso. Ce ne siamo resi conto anche noi, in fase di missaggio. Puoi ascoltarlo molte volte e scoprire in ogni brano delle cose nuove. Quest’album è decisamente più ricco.

Ma quali sono le differenze fondamentali con gli album precedenti?

Sicuramente ogni album dei Samael è differente dal precedente. Prima di cominciare a lavorare su questo nuovo progetto abbiamo parlato molto insieme su quello che volevamo per quest’album e sicuramente gli elementi più importanti sono nella musica. L’orientamento è stato quello di ampliare gli arrangiamenti di tastiera con una massiccia presenza di parti orchestrali, abbiamo sperimentato ritmi diversi, ci siamo mossi su percorsi più orientaleggianti in diversi brani, abbiamo cercato di rappresentare ogni sfaccettatura dei Samael.

Quindi c’è un’evoluzione dello vostro stile durante gli anni?

Sì, penso che Solar Soul sia una sorta di testamento riguardante ciò che i Samael hanno fatto fin’ora…

Pensi che sia una conseguenza della vostra esperienza, della vostra maturazione?

Certamente, sono completamente d’accordo con te. Quando abbiamo iniziato a suonare eravamo molto motivati, volevamo fare un album o suonare dal vivo e via dicendo, ma non avevamo alcuna idea su come fare, non avevamo alcuna esperienza musicale e così via… eravamo come una borsa vuota da riempire. Ovviamente poi ogni album ci ha arricchito e ha aumentato la nostra esperienza, ci ha fornito nuove direzioni. Per questo la penso come te, la nostra evoluzione è una conseguenza dell’esperienza e della maturazione…

Anche la copertina dell’album fa parte di questa vostra evoluzione?

Le precedenti copertine, o meglio alcune di esse, erano collegate con l’universo e lo spazio, una nostra metafora per intendere cosa pensiamo dell’universo. Tutte più o meno le stesse anche se in un modo differente. Questa volta volevamo qualcosa di differente. Questa copertina mi piace molto. La prima cosa che mi viene in mente pensando al titolo dell’album, “Solar Soul”, è un occhio nel sole. Non è stato riprodotto esattamente in questo modo, ovviamente, però se vuoi puoi vedere quel punto nel cerchio ed intenderlo in questo modo. Quello che volevamo, come ti dicevo in precedenza, era cercare il bilanciamento e l’equilibrio fra gli opposti.

Ci sono dei brani che ti piacciono di più in quest’album?

Non lo so… davvero… (ridiamo)… mi piacciono tutti i brani… Il primo brano che abbiamo suonato dal vivo è stato “On the Rise” perchè è un brano che si presta molto per un concerto, molto carico, aggressivo. Poi abbiamo suonato “Slavocracy” e in futuro ne suoneremo ancora altri. Questi sono quelli che al momento mi piacciono di più. Poi di “Slavocracy” abbiamo anche il video; è un brano molto completo che comprende tutte le sfumature dell’album…

Qual è stata la reazione del pubblico all’ascolto di questi due nuovi brani?

Ottima… Quando proponi qualcosa di nuovo di chiedi come la gente potrà reagire al nuovo. Ma alla fine dei concerti ci siamo resi conto di come fossero sorpresi chiedendosi in quale album fossero inseriti i nuovi pezzi… Hanno catturato l’attenzione del pubblico. E’ molto bello vedere la reazione e l’approccio della gente verso qualcosa di nuovo.

Prima mi parlavi del video di “Slavocracy”. Qual è la vostra relazione con i video clip ed è difficile scegliere un brano per un video?

Non ne abbiamo fatti molti. In quei pochi fatti fin’ora c’ero solo io quasi ad illustrare il brano. Ma in “Slavocracy” siamo tutta la band al completo ed è sicuramente molto più interessante. La scelta non è semplice. Alcuni brani forniscono una differente ispirazione. Tu sai che mi occupo di scrivere i testi e di solito questi sono sempre piuttosto astratti, parlano di spiritualità, dell’essere all’interno dell’universo e di conseguenza sono difficili da esprimere sotto forma di immagini. Altri brani invece sono più semplici da concretizzare e forse è anche per questo che abbiamo scelto “Slavocracy” come nostro video.

Questa è la prima volta che noi chiacchieriamo insieme e quindi mi scuserai la domanda. Ma perchè la scelta di usare una drum machine al posto della batteria vera e propria?

E’ successo tutto nel 1996. Eravamo io, Xy e Mas (basso, ndr), la line up che va avanti dall’inizio. Avevamo avuto un tastierista per un paio di anni. Quando ha lasciato la band, Xy, all’epoca suonava la batteria, ha preferito non inserire nessun altro elemento nella band e spostarsi alle tastiere e programmare le parti della batteria, poi nel 2000 ci ha lasciato anche un chitarrista che era stato inserito per darmi una mano, ed è andato via anche lui e da quel momento è arrivato Makro. Da quel momento la nostra line up è diventata stabile e sicuramente molto funzionale.

Che ne pensi dell’album acustico fatto da Xy con i brani dei Samael?

Originariamente il tutto è nato da tre brani. Eravamo durante il tour di passage e Xy ha cominciato a suonare tre pezzi al pianoforte. Tutti siamo rimasti molto colpiti dai brani fatti in quel modo anche perchè, specialmente io appassionato di metal, o qualsiasi altro metal head, non presto molta attenzione alle tastiere in un insieme metal; che so, si fa molta attenzione ai riff di chitarra, alla voce, al ritmo, ma si bada poco alle tastiere. Quando abbiamo sentito i pezzi su demo gli abbiamo detto di metterne altri. Il risultato è stato veramente interessante… differente…

Voi siete andati a suonare in Israele, vero?

Sì, una volta a Tel Aviv.

Qual è stata la vostra esperienza?

Ottima, davvero… La gente è stupenda. Non è stato come immaginavo. Ovviamente c’è una certa tensione specialmente perchè vedi in giro molti militari e sembra come se dovesse capitare qualcosa da un momento all’altro. Però a Tel Aviv questa tensione è minore. C’è il mare, il posto è molto bello, la gente è positiva, molto aperta. Il giorno dopo il nostro concerto siamo andati a Gerusalemme. Mi ha molto impressionato. C’è tanta storia in quella città, però non mi ha impressionato positivamente, troppi militari, troppi ortodossi, si sente l’estremismo religioso in qualsiasi senso.

A me sembra che i Rammstein abbiano preso molto da voi, o è solo una mia impressione?

Non saprei, probabilmente abbiamo le stesse influenze… Le nostre particolari influenze provengono dalla musica classica e poi sin dall’inizio ci ha sempre molto appassionato una band di Lubiana, i Laibach (band slovena nata nel 1980, ndr), fantastici. Diciamo che il nostro è un mix tra il metal e i Laibach. I Rammstein sono nati nel 1995 circa e noi eravamo in tour per presentare il nostro quarto album, abbiamo una storia più lunga della loro, però non so dirti se noi li abbiamo influenzati, la cosa che sicuramente posso dirti è che mi piacciono molto.

Parliamo adesso del vostro futuro… dopo l’album un tour?

Certamente. Suoneremo in alcuni festival durante l’estate in Svizzera e Germania. Poi probabilmente durante l’autunno saremo in tour. Non c’è niente di preciso al momento, ma penso che ci muoveremo fra ottobre e novembre, stiamo organizzando…

Speriamo anche in Italia…

Spero proprio di sì, siamo molto vicini all’Italia e poi ci abbiamo già suonato e siamo stati contenti di questo…

Bene, per concludere un saluto ai nostri lettori…

Speriamo che vi piaccia il nostro nuovo album, ascoltatelo e spero che veniate ai nostri prossimi concerti…

Bene, in attesa del prossimo tour, facciamo un in bocca al lupo ai Samael…

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Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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