La prima data italiana (di due) del tour “Before the Storm” si svolge a Bologna, al FreakOut Club, localino letteralmente sotto un ponte nei pressi della stazione centrale, al piano terra di un capannone; è incastonato tra la ferrovia e tra palazzi anni ’70 ricoperti di scritte sui muri ed è raggiungibile solo da uno stradello semi sterrato che, passando sotto al ponte, porta al piazzale frontale del capannone. L’atmosfera underground/post-industriale si respira già nel tragitto dall’auto al locale, ed entrandoci dentro la sensazione non cambia: il posto è molto piccolo, un po’ soffocante, lo spazio molto poco; una stanza con una zona bar e con un palco rialzato da terra di una trentina di centimetri.

Fermandoci ad una premessa di questo tipo probabilmente molti storcerebbero il naso se invitati ad un concerto che si tiene in un tal posto; invece, questo ambiente e la conformazione del locale sono esattamente gli elementi che lo rendono unico, insieme alla sua filosofia principale: il FreakOut non organizza serate commerciali, non ospita cover band e non offre dj set… il FreakOut è un club votato solo ed esclusivamente alla musica live, specialmente di gruppi metal e generi underground derivati.

Non c’è posto per orpelli e decori, qui è importante solo la musica. Qui ci si va per vedere concerti. E basta.

Come in questo martedì sera, dove molti hanno deciso di non badare all’uggioso clima bolognese per venire a godersi una serata di doom/death metal capitanata da dei veri colossi del genere: i danesi Saturnus.

 

Aprono, in ritardo sul programma di una mezz’ora (non c’è posto nemmeno per la puntualità!) gli Esoteric, band funeral/doom inglese, formata nel 1992 e con 7 album alle spalle. Subito l’atmosfera si fa greve, cupa. I brani suonati sono lunghissimi, hanno ritmiche lente ed esasperate, a tratti monotone, che incatenano in una sensazione di immobilità surreale, lasciando con il fiato sospeso. La competenza tecnica è evidente. I riff ultra-distorti e l’uso di harsh vocals alternato al growl rendono il tutto più pesante, e loro sono molto bravi, talmente bravi che al finale dell’esibizione lasciano il pubblico con un’immotivata e irrazionale angoscia, quasi un senso di sconfitta interiore riportata in una personale ed intima battaglia, che fa male, malissimo. Un’ora di performance da brividi.

Le luci si riaccendono, alcuni presenti hanno conosciuto stasera la band di Birmingham, hanno l’aria un po’ confusa…

Dopo una pausa disordinata e un soundcheck molto informale si sentono le prime note dei Saturnus e la stanzetta si riempie anche troppo. I danesi sono una vera e propria icona del doom metal, meno conosciuti di altri “colleghi” della scena, ma dal valore musicale immenso. Nati nel 1991 con la volontà di fare death metal, nel 1996 hanno occasione di suonare con i My Dying Bride e il loro modo di fare musica cambia prospettiva, acquistando sonorità sempre più gravi e cupe; ed infatti nel 1997 fanno uscire il loro primo album, “Paradise Belongs To You”, che si distanzia notevolmente dalle prime composizioni del ’94 e dall’idea di partenza: i ritmi sono più lenti per la batteria, i riff più melodici e la voce pulita è alternata ad un growl sommesso e profondo; la costruzione di atmosfere pesantissime e la conseguente creazione di carichi emotivi volti all’insostenibilità diventano il fulcro portante della band danese, che abbandonando la “cattiveria” del death metal si dedica letteralmente a distruggerti l’anima con la musica…!

Già dall’inizio del concerto i propositi sopracitati sono chiari: si inizia infatti con l’intro mistico e nebbioso di “Forest of Insomnia” (2012), brano tratto dall’ultimo album prodotto ormai dieci anni fa, “Saturn In Ascension”. È subito un bel colpo al cuore.

Si susseguono a ritmo malinconico altri grandi pezzi, tratti da “Martyre”, album del 2000 in perfetta continuità stilistica con il precedente “Paradise Belongs To You” ma con una intrinseca vena di evoluzione, e dal meraviglioso “Veronika Decides To Die”, del 2006. Quest’ultimo è un vero capolavoro stilistico; il nome è tratto dall’omonimo romanzo di Coelho, al quale i Saturnus si ispirano, e riescono magistralmente a trasportare in musica la stessa devastante condizione esistenziale racchiusa nella protagonista del libro, che lentamente dilania l’essere umano fino al totale abbandono al destino. È doom. Quello più vero. E al FreakOut, sarà la claustrofobica composizione del luogo o la decadenza del contesto, ma tutto ciò lo si riesce a percepire anche meglio che in altri posti: in questo piccolo locale, a parere mio, la quasi assenza di un palco vero e proprio in questi casi diventa un punto di forza; le band sono vicine al pubblico e quasi al loro livello, la gestualità è più coinvolgente, gli sguardi hanno più significato; si sgretola in parte quella distanza tra artisti e spettatori evidente nelle grandi sale concerti, e con una band come i Saturnus questo abbattimento è devastante…

Viene anche proposto un brano dal nuovo album che, dicono, dovrebbe uscire il prossimo aprile: “Chasing Ghost”, e le premesse racchiuse in questo pezzo creano enormi aspettative per l’opera nella sua interezza. Un degno continuum per questa band che ha all’attivo solo cinque album in trent’anni, ma che non ne ha sbagliato uno. Il concerto si chiude con “A Father’s Providence” (2012), meraviglioso grido di dolore che alterna sapientemente ritmi incalzanti e decisi con rallentamenti graduali, studiati e melodie malinconiche.

Fine. Tutti fuori, che è tardi e il locale deve chiudere. L’impatto con il freddo esterno ci riporta in parte alla realtà; è stato un concerto unico nel suo genere, meravigliosamente devastante. C’è una pioggia leggera e una nebbia fine sta salendo dalle rotaie e dalla ghiaia del vialetto… non può esserci clima più in sintonia con l’attuale stato interiore, per finire una serata così…

SETLIST SATURNUS – FREAKOUT – BOLOGNA

Forest of Insomnia (2012)
Softly on the Path You Fade (2000)
Pretend (2006)
Embraced by Darkness (2006)
Chasing Ghosts (new album)
Empty Handed (2000)
I Long (2006)
All Alone (2006)
The Calling (EP – 2022)
Christ Goodbye (1997)
Rain Wash Me (2006)
A Father’s Providence (2012)

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