Saxon – Into the Labyrinth

SPV /Steamhammer – Gennaio 2009

Solitamente, quando ci si trova di fronte al nuovo album di una band con 30 anni di onorata carriera alle spalle, una ventina di studio album e, soprattutto, un marchio di fabbrica ben definito e mai troppo modificato, si dovrebbe esordire, in sede di recensione, con frasi del tipo “questa band piace soprattutto perché sai già in partenza cosa aspettarti da loro”. Un clichè che non guasterebbe, almeno in linea di principio, con i Saxon, visto che possono essere annoverati tranquillamente fra le band fondatrici della NWOBHM insieme ai Judas Priest ed agli Iron Maiden, bands che, di solito, non brillano certo per carica innovativa, ma che hanno saputo farsi apprezzare proprio per la loro valenza “conservativa”.

Eppure, per Biff Byford & soci, la cosa  non è così semplice, perché da quello sciagurato 1995, anno in cui la coppia Dawson/Oliver abbandonò il quintetto britannico all’indomani dell’uscita di “Dogs of war”, le cose non sono più state le stesse. Il risultato di questa scissione, oggi, è più che mai evidente: i Saxon, fondatori dell’heavy metal britannico, genere con un suo sound ben preciso e distinguibile, scelgono di mescolarsi e confondersi fra le centinaia di power metal bands di stampo tedesco di cui il panorama metal mondiale è ormai costellato, fra pochi alti e tantissimi bassi qualitativi.

Intendiamoci, “Into the Labirynth”, non è un album di cattiva qualità; sono molte le buone idee in esso contenute. E’ solo che, dal primo all’ultimo brano, salvo alcuni casi sporadici, ciò che ci viene proposto, a partire dalla produzione fino agli arrangiamenti, è tutto ciò che ti aspetteresti da gente come i Gamma Ray o i Freedom Call, non dai Saxon! Del resto, se l’album è stato realizzato in Germania, negli studi dei Blind Guardian, un motivo ci sarà… In alternativa alla proposta ”teutonica” i nostri ci propongono in alcuni brani, dei richiami “a stelle e strisce” (Live to Rock, per esempio), ma difficilmente, tentano di sfoderare la grinta primordiale degli album più ‘british’ della loro carriera. Un esempio di questo tentativo ci è dato da Voice, anche se si tratta di una ballata. Da segnalare, infine, una versione acustica piuttosto bluesy ed accattivante di “Coming Home”, già presente su Killing Ground.

Un prodotto apprezzabile, dunque, almeno per tutti coloro che amano le distorsioni digitali ed i suoni un po’ artefatti delle band teutoniche; per tutti quelli che sperano sempre in un ritorno dei Saxon ai fasti di un tempo, l’appuntamento è rinviato alla prossima occasione. Intanto potete sempre risentirvi per la milionesima volta “Wheels of Steel” e spendere i vostri soldini per qualcos’altro.

www.saxon747.com

Tracklist:
1. Battalions of Steel
2. Live to Rock
3. Demons Sweeney Todd
4. The Letter
5. Valley of the Kings
6. Slow lane Blues
7. Crime Passion
8. Premonition in D Minor
9. Voice
10. Protect Yourselves
11. Hellcat
12. Come Rock of Ages
13. Coming Home

Band:
Biff Byford – voce
Paul Quinn – chitarra
Doug Scarratt – chitarra
Nibbs Carter – basso
Nigel Glockler – batteria

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