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Oramai anche i più fervidi detrattori dell’heavy metal si devono ricredere. La nostra amata musica dura nel tempo e non è più quell’oggetto sconosciuto e “pericoloso” da cui bisognava tenersi alla larga.
Molti gruppi vantano carriere trentennali e milioni di dischi venduti, i capelli lunghi non spaventano più le vecchiette, e le borchie ormai anche in aereoporto te le fanno passare.
Non sono molte però le band rock che festeggiano il traguardo dei cinquant’anni di musica. Soprattutto in ambito hard’n’heavy.

Gli Scorpions, appartengono a questa ristretta cerchia, infatti il 2015 li vede protagonisti di un lungo tour e un nuovo album per festeggiare questo traguardo. Ne parleranno i tg ? Mmmhhh, non credo, ma a noi non importa.
Lasciamo questo genere di cose agli addetti ai lavori e non a giornalisti da telegiornale (ovviamente non tutti), che non sanno parlare di musica e non hanno interesse verso il rock in generale, anche se poi si ritrovano a fischiettare “Wind Of Change” e non sanno neanche chi l’ha scritta. Noi siamo rockers che con passione proviamo a raccontare quello che abbiamo vissuto, proviamo a trasmettere ai più giovani le emozioni che la grande musica ci ha dato e continua a darci.

È lunga ed emozionante la storia degli Scorpions, tedeschi fino al midollo, che partendo da Hannover hanno poi conquistato tutto il mondo con la loro musica, ma non solo. Forse siamo giunti al capolinea di questa stupenda storia che vorremmo non finisse mai, o forse no. Le cronache del rock ci hanno abituato a ritorni clamorosi e a ogni genere di sorprese. Certo se guardiamo la carta d’identità degli Scorpions l’età c’è ma ascoltando l’ultimo disco in studio “Return To Forever” non si direbbe che si stanno avvicinando ai settanta (Meine e Schenker).

Partiamo dal 1965, i Beatles pubblicavano “Help” e “Rubber Soul”, i Rolling Stones “(I Can’t Get No) Satisfaction” e gli WhoMy Generation”, insomma le basi per tutta o quasi la musica degli anni a venire.
Nascono gli Scorpions ma ancora quasi nessuno lo sa, forse neanche loro stessi sanno che diverranno una delle più grandi band di hard n’heavy e che influenzeranno generazioni e generazioni di rockers.
I primi album con Uli Jon Roth saranno quelli più sperimentali che mostrano il lato più introspettivo della band, un sound forse ancora un po’ acerbo che però album dopo album si modella raggiungendo una propria fisionomia che però vede un veloce cambio di direzione proprio con l’abbandono del chitarrista tedesco lasciando il posto alla sfrontatezza e all’irruenza di un nuovo sound, più orecchiabile e per le masse ma non per questo di scarsa qualità.

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Saranno gli anni ottanta a decretare l’immenso successo degli Scorpions, a far diventare la band tedesca un’icona dell’hard rock, poi quasi tutti gli anni novanta alla ricerca di una nuova identità e finalmente il nuovo millennio vede il ritorno dei cinque tedesconi che album dopo album si rinnovano (anche nella formazione) producendo album di grande qualità.

Tornando agli anni ottanta, periodo a cui mi sento molto legato, il nome Scorpions è sulla bocca di tutti, sulle riviste specializzate e questo successo strameritato va oltre l’heavy metal. “Rock You Like A Hurricane”, “Big City Nights”, “Still Loving You”, “No One Like You”, “Blackout” sono solo alcuni dei successi che la band tedesca ha prodotto in uno storico decennio, dove tutto è successo e anche di più.

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Sicuramente anche i concerti, tanti, che gli Scorpions hanno fatto, hanno contribuito ad aumentare la loro fama. Come non ricordare “Moskov Music Peace Festival” del 1989, in compagnia di Bon jovi, Cinderella, Motley Crue, Skid Row e Ozzy Osbourne, evento storico per l’heavy metal e per un’intera nazione.

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Dopo qualche anno, la magia della loro musica finisce e l’alchimia tra i vari componenti si spezza, prima Francis Buchholz e poi Herman Rarebell non fanno più parte del gruppo (i motivi sono diversi).
Inizia un periodo confuso, in generale la musica rock non sta vivendo uno dei suoi momenti migliori, sembra finita l’epoca dei capelli lunghi dei colori delle melodie solari e dei lustrini.
I nostri tedesconi sembrano anche essersi stancati dell’hard rock (“Eye II Eye” del 1999 sembra proprio voler testimoniare questo), ma fortunatamente qualche anno più tardi iniziano una ripresa convincente con “Unbreakable”, con una formazione che si stabilizza fino ai giorni nostri. Pawel Maciwoda al basso e James Kottak alla batteria danno quella marcia che serviva alla band per risalire la china.

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Gli anni d’oro sono finiti per tutti ormai, ma gli Scorpions se ne fregano e pensano a divertirsi e a comporre buona musica, e devo dire ci riescono in pieno.

Con “Humanity Hour I” spazzano via i giovani pseudo musicisti e pseudo innovatori di oggi, un disco pieno di buone idee, di pezzi entusiasmanti e di collaborazioni azzardate. Siamo quasi alla fine della storia ma a sentire “Sting In The Tail” un ritorno la sound graffiante e senza troppi fronzoli e all’ultimo grande “Return To Forever” non vogliamo credere che la storia degli Scorpions finisca qui.

Con molta serenità bisogna accettarlo, l’età avanza per tutti è inevitabile, è solo che quando queste grandi band non ci saranno più, rimane la loro musica, quella nessuno ce la può togliere, ma rimane anche un grande vuoto, una voragine che temo non verrà mai coperta.

Tra poco gli Scorpions arriveranno in Italia per dei concerti e io sarò li assieme a tanti altri rocker ad ascoltare la loro musica ancora una volta, non è nostalgia credetemi, è solo voglia rock, ne abbiamo bisogno e ne avremo bisogno sempre.

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