Sabato 11 luglio 2026, al Parco di Villa Negri la storia dell’hard rock e dell’heavy metal europeo. Sul palco dell’AMA Music Festival di Romano d’Ezzelino abbiamo Saxon e Scorpions.

A rendere ancora più incerta l’attesa per la serata erano state le condizioni meteorologiche, con la minaccia della pioggia (prima delle 19) e soprattutto della temuta grandine. Fortunatamente il maltempo ha risparmiato il pubblico durante le esibizioni, permettendo ai presenti di godersi senza interruzioni prima il concerto dei Saxon e successivamente quello degli Scorpions.

La band britannica non perde tempo e apre con “Hell, Fire and Damnation”, title track dell’ultimo album in studio, un brano che si è ormai ritagliato uno spazio naturale nella scaletta. È subito evidente come i Saxon non siano saliti sul palco per svolgere il semplice ruolo di gruppo di apertura. Il tempo a disposizione è inevitabilmente più contenuto rispetto a quello di un concerto da headliner, ma viene sfruttato senza dispersioni, attraverso una selezione di brani che ripercorre oltre quarant’anni di heavy metal britannico.

“Power and the Glory” e “Solid Ball of Rock” alzano immediatamente il livello, prima che “Motorcycle Man” e “Heavy Metal Thunder” riportino il pubblico alle origini della New Wave of British Heavy Metal. È una sequenza che lascia poco spazio alle pause e mette in evidenza una band ancora capace di suonare con grande energia, senza perdere quella naturalezza che deriva da migliaia di concerti alle spalle.

Al centro di tutto c’è ancora una volta Biff Byford. Il cantante e leader dei Saxon offre l’ennesima prova di grande solidità, confermando un carisma che non ha bisogno di artifici. La sua voce conserva potenza e riconoscibilità e il modo in cui guida il concerto resta quello di un frontman che conosce perfettamente il proprio pubblico. Byford comunica, introduce i brani e mantiene costantemente il controllo della scena, afferrando una bandiera italiana e portandola con sé prima sul microfono e poi sulla batteria di Nigel Glockler.

Se Byford è il punto di riferimento, Nibbs Carter è la presenza più incontenibile sul palco. A torso nudo e costantemente in movimento, il bassista si conferma una vera forza della natura. Corre, agita la testa, occupa ogni spazio disponibile e, soprattutto, sostiene le canzoni con un basso potente e pulsante. La sua energia è contagiosa e rappresenta uno degli elementi più spettacolari dell’esibizione dei Saxon.

 

 
 
 
 
 
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Molto positiva anche la prova di Brian Tatler. Il chitarrista dei Diamond Head, entrato nella formazione negli ultimi anni dopo l’addio alle scene di Paul Quinn, appare ormai perfettamente inserito nei meccanismi della band. Il suo stile si è integrato con naturalezza nel suono dei Saxon e il dialogo con Doug Scarratt garantisce alla formazione una coppia di chitarre solida ed efficace. Tatler non cerca di modificare l’identità del gruppo, ma mette la propria esperienza e il proprio suono al servizio di un repertorio che conosce profondamente le radici della NWOBHM di cui lui stesso è stato uno dei protagonisti.

Dietro la batteria, Nigel Glockler continua a rappresentare una garanzia. Il suo drumming sostiene con precisione e potenza una scaletta che procede senza cedimenti, mentre il concerto entra nella sua parte centrale con “Dallas 1 PM” e “Strong Arm of the Law”.

Con “And the Bands Played On” il legame tra i Saxon e la storia dell’heavy metal britannico emerge ancora una volta in tutta la sua forza, prima di “Denim and Leather”, autentico manifesto di un’epoca e di una cultura musicale. Sono canzoni che hanno superato da tempo la dimensione del semplice repertorio per diventare inni collettivi, e la risposta del pubblico di Romano d’Ezzelino lo conferma.

Il finale è una successione di classici. “Wheels of Steel” conserva ancora oggi tutta la propria essenzialità e potenza, mentre “Crusader”, da sempre particolarmente amata dal pubblico italiano, rappresenta uno dei momenti più solenni e coinvolgenti dell’intero concerto. La chiusura è affidata a “Princess of the Night”, altro brano fondamentale della storia dei Saxon e conclusione ideale per un’esibizione senza tempi morti.

 

SETLIST

  1. Hell, Fire and Damnation
  2. Power and the Glory
  3. Solid Ball of Rock
  4. Motorcycle Man
  5. Heavy Metal Thunder
  6. Dallas 1 PM
  7. Strong Arm of the Law
  8. And the Bands Played On
  9. Denim and Leather
  10. Wheels of Steel
  11. Crusader
  12. Princess of the Night

 

 

Sessant’anni di carriera non sono soltanto un traguardo da celebrare, ma una storia da portare ancora una volta sul palco. Gli Scorpions lo hanno fatto venerdì 11 luglio 2026 al Parco di Villa Negri di Romano d’Ezzelino, protagonisti di una delle serate più attese dell’AMA Music Festival. Una data che ha confermato la solidità di una band capace di attraversare le generazioni senza trasformare il proprio passato in un semplice esercizio di nostalgia.

Il concerto si apre con “Coming Home”, dichiarazione d’intenti perfetta per dare il via a uno show costruito intorno ai grandi classici e ad alcuni passaggi meno scontati della discografia della band tedesca. “Gas in the Tank” porta il repertorio nel presente, prima che “Make It Real” e “The Zoo” riportino il pubblico nel cuore degli anni Ottanta. Fin dai primi brani emerge una band compatta, precisa e ancora pienamente a proprio agio su un palco di grandi dimensioni.

Al centro della scena resta inevitabilmente Klaus Meine. A 78 anni, il cantante affronta il concerto senza risparmiarsi, dando tutto quello che ha per sostenere un repertorio vocalmente impegnativo. Il tempo ha inevitabilmente modificato alcune caratteristiche della sua voce, ma non la capacità di interpretare le canzoni né il rapporto con il pubblico. Meine gestisce lo show con esperienza, misura e determinazione, scegliendo quando spingere e quando affidarsi alla partecipazione della platea. Su brani come “Send Me an Angel”, “Wind of Change” e “Still Loving You”, la sua voce rimane il centro emotivo dello spettacolo.

 

 
 
 
 
 
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Se Meine rappresenta la voce e il volto della storia degli Scorpions, Matthias Jabs ne è ancora uno dei motori musicali fondamentali. Il chitarrista offre una prova di grande livello, alternando precisione, gusto melodico e quella naturalezza esecutiva che ha sempre caratterizzato il suo stile. I suoi assoli non diventano mai una semplice dimostrazione tecnica, ma restano funzionali alle canzoni. “Coast to Coast” è uno dei momenti in cui il lavoro delle chitarre emerge con maggiore forza, mentre nel medley composto da “Top of the Bill”, “Steamrock Fever”, “Speedy’s Coming” e “Catch Your Train” la band recupera le proprie radici più dure e dirette.

Accanto a Jabs, Rudolf Schenker continua a incarnare lo spirito degli Scorpions. La sua presenza scenica e il suo lavoro ritmico rimangono elementi essenziali dell’identità del gruppo. Pawel Maciwoda completa con solidità la sezione ritmica, mentre Mikkey Dee rappresenta uno dei punti di forza assoluti del concerto.

Dietro la batteria, l’ex Motörhead suona con una potenza impressionante. Dee non si limita ad accompagnare le canzoni: le spinge, le rende più pesanti e imprime al repertorio degli Scorpions un’energia ulteriore. Il suo stile combina precisione, forza e una presenza scenica che inevitabilmente cattura l’attenzione. Il momento dedicato all’assolo di batteria e basso diventa una delle dimostrazioni più evidenti della sua importanza nell’attuale formazione. Anche nei brani più conosciuti, il suo drumming aggiunge dinamica e muscolarità senza snaturarne l’identità.

La parte centrale dello show alterna momenti più duri e passaggi dal forte impatto emotivo. “Bad Boys Running Wild” mantiene intatta la propria energia, mentre “Delicate Dance”, eseguita con il contributo del chitarrista aggiuntivo Ingo Powitzer, introduce una diversa atmosfera prima della sequenza composta da “Send Me an Angel” e “Wind of Change”. Quest’ultima, inevitabilmente, diventa uno dei momenti di maggiore partecipazione collettiva della serata.

Con “Loving You Sunday Morning”, “I’m Leaving You” e “Tease Me Please Me”, gli Scorpions tornano ad accelerare, preparando il terreno per “Big City Nights”. È uno dei momenti più coinvolgenti del concerto, con la band che dimostra ancora una volta quanto il proprio repertorio sia profondamente radicato nella memoria del pubblico.

Prima dei bis arriva “Still Loving You”, una delle ballad più celebri della storia dell’hard rock. Il brano conserva intatta la propria forza emotiva e rappresenta uno dei passaggi più intensi dello show, sostenuto dall’interpretazione di Meine e dal lavoro delle chitarre.

Per il finale gli Scorpions scelgono due brani che non hanno bisogno di presentazioni. “Blackout” riporta il concerto alla sua dimensione più aggressiva, mentre “Rock You Like a Hurricane” chiude definitivamente la serata con uno dei riff più riconoscibili dell’hard rock mondiale.

Quello visto all’AMA Music Festival è uno show che racconta con chiarezza perché gli Scorpions siano ancora qui dopo sessant’anni. Non soltanto per il peso di un catalogo straordinario, ma per la volontà di continuare a portarlo sul palco con convinzione. Klaus Meine, nonostante i 78 anni, dà tutto ciò che può per guidare la band e il pubblico attraverso quasi sei decenni di musica.

SETLIST

  1. Coming Home
  2. Gas in the Tank
  3. Make It Real
  4. The Zoo
  5. Coast to Coast
  6. Top of the Bill / Steamrock Fever / Speedy’s Coming / Catch Your Train
  7. Bad Boys Running Wild
  8. Delicate Dance
  9. Send Me an Angel
  10. Wind of Change
  11. Loving You Sunday Morning
  12. I’m Leaving You
  13. Drum/Bass Solo
  14. Tease Me Please Me
  15. Big City Nights
  16. Still Loving You
  17. Blackout
  18. Rock You Like a Hurricane

Fotografie: Daniele Angeli

 

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