Shakra – Mark Fox, Intervista 2007

 

 

Normale pomeriggio milanese primaverile, ed incontriamo il singer degli svizzeri Shakra, Mark Fox, simpatico, allegro e disponibile, che si trova nel capoluogo lombardo per promuovere il nuovo album della band: Infected. Stanco della lunga giornata dedicata a pubblicizzare il nuovo lavoro, “Infected”, ma soddisfatto, ci affianchiamo a un nostro collega per chiacchierare con il frontman…

Bene, cominciamo a parlare di questo nuovo lavoro, “Infected”… che cosa vuoi dirci a proposito?

E’ nuovo (…ridiamo…). L’abbiamo chiamato “Infected” perchè è il decimo anniversario degli Shakra… devi essere per forza infettato da qualcosa dopo dieci anni di questo lavoro e adesso vorremmo infettare il mondo, diffondere un virus nel mondo. Chiaramente non vorremmo infettare negativamente nessuno, ma farci conoscere e appassionare il più possibile.

Musicalmente parlando, cosa c’è di importante rispetto ai precedenti?

Penso che le atmosfere siano migliori, non oppressive o oscure, ma più allegre. Poi una migliore composizione, una migliore produzione, suona più fresco. Tutto funziona meglio, la copertina… etc… Sono molto contento del lavoro che abbiamo fatto, così come sono contenti anche gli altri del gruppo e questo non succede spesso nella band perchè siamo molto critici in ogni album e con noi stessi. Ogni volta, on ogni album cerchiamo di fare qualcosa di migliore, ma per adesso non sappiamo cosa…

Ancora una volta, anche per questo album avete usato un titolo breve racchiuso in una parola. E’ allora un vostro modo di fare?

Mi piacciono i nomi brevi che possano essere simbolo per qualcosa di particolare, simbolo per una determinata situazione. Non vogliamo avere dei titoli lunghi perchè è più facile dimenticarli. Per questo album inizialmente avevamo pensato al nome “Phoenix”, poichè nel passato abbiamo avuto dei rapporti problematici con alcuni membri della band e i quei periodi non c’era una buona atmosfera, ma dopo il tour con Stratovarius e Hammerfall siamo diventati più molto amici fra di noi e quindi ci siamo sentiti come la fenice che sorge dalle proprie ceneri. Ma poi abbiamo pensato che si sarebbe potuto pensare ad una trilogia con gli altri precedenti, “Rising” e “Fall”, e di conseguenza abbiamo pensato poi di chiamarlo “Infected”.

Ma pensi che il nuovo album sia sempre il migliore?

Non sempre. Quando è uscito “Fall” sapevamo che era un buon album ma non il migliore, un album in cui abbiamo cercato di fare qualcosa di differente, un esperimento, un buon album. Tutti nella band eravamo concordi che Fall non era esattamente come lo volevamo all’inizio…

L’ultimo brano si intitola “Acheron’s Way”. Perchè questa scelta?

Dopo che sono state scritte le linee di chitarra, ho sentito come se mi trovassi sull’Acheronte, questo fiume che conduce nel regno dell’al di là, e mi è venuta questa immagine in testa di una persona in barca che va sempre avanti e indietro poich‚ nella vita niente è definito o finito, c’è sempre qualcosa da fare…

Leggendo gli altri titoli dell’album “Make Your Day”, “Playing With Fire” o “Dance With Madness”, sembra che siano rispettati i clichè del Rock’n’Roll, è una scelta voluta o no?

Quando scrivo i testi guardo alle cose che mi capitano, sono solo situazioni che descrivono la mia vita..

Cosa ti è piaciuto o cosa hai apprezzato di questo album?

Molto difficile rispondere, abbiamo lavorato bene e siamo soddisfatti. Al momento abbiamo dato il massimo. Forse con un po’ più di tempo le cose potevano essere diverse, ma poi dipende dal momento e in quel momento abbiamo provato delle emozioni e questo è il risultato. E poi le cose sono andate bene, anche pensando a delle giornate dedicate alla promozione come questa.

E’ cambiato qualcosa in questa tua esperienza di vita, di musicista?

No, non è cambiato niente. Quando sono entrato nel gruppo avevo 23 anni, adesso ne ho 28. Ho registrato tre album, sono stato in tour e tutto questo è stata una grande esperienza per me, tutto è stato una novità. Adesso posso dire di avere lo stesso livello di esperienza degli altri ragazzi della band. Il mio primo concerto è stato il Bang Your Head, davanti a 10.000 persone… altro che esperienza…

Lo stile degli Shakra ha molto dell’hard rock classico… va bene questa definizione?

Tutto sommato sì… direi hard rock con forti influenze metal…

Tornerete a suonare in Italia?

Dopo l’estate dovremmo fare un tour. Adesso saremo impegati in una serie di festival. Non sappiamo esattamente che tipo di tour sarà, se come headliner, come supporter. Non sappiamo bene. Ci piacerebbe essere noi headliner perchè adesso sta diventando un po’ noioso suonare solo mezz’ora come supporter. Ci piacerebbe suonare anche in luoghi piccoli ma magari per due ore anche perchè vorremmo dimostrare quello che sappiamo fare, abbiamo sei album in studio e potremmo scegliere i brani migliori, quelli più adatti.

Per chiudere quest’intervista. Cosa vorresti dire ai nostri lettori?

Mi è piaciuto molto suonare in Italia, l’ultima volta, con Stratovarius e Hammeffall e speriamo di poter ritornare qui di nuovo, perchè il pubblico è fra i migliori… e magari può essere infettato?

Lo dici tanto per dire vero?

No, sto parlando sul serio, se leggi le atre interviste che abbiamo rilasciato negli altri paesi te ne accorgerai. Siamo rimasti molto sorpresi da come hanno reagito al nostro show e ai nostri brani. Molto divertenti e hanno partecipato tanto…

Allora con la promessa del ritorno in Italia per far ascoltare dal vivo i nuovi brani lasciamo Mark Fox e andiamo insieme a fumare una sigaretta…

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