Questa sera abbiamo il piacere di avere qui con noi due membri della band Heavy Metal lombarda “Silenzio Profondo”: Gianluca Molinari, chitarrista e membro fondatore, e Maurizio Serafini, cantante.Ciao ragazzi, innanzitutto vorrei farvi i complimenti per l’esibizione, siete stati fortissimi! Questa è stata la prima volta che vi vedevo live e posso dirvi che mi siete piaciuti molto, siete davvero tutti molto bravi. Inoltre, grazie per la disponibilità all’intervista.

Vorrei iniziare con il chiedervi come vi sentite ad aver suonato praticamente in casa, essendo voi originari di Mantova e quindi provenienti da pochi chilometri di distanza da qui?Maurizio: È stata davvero una bella emozione per noi. L’altro nostro chitarrista,  Manuel Rizzolo, è nell’organizzazione del Metal Machine Festival ed è stato bravo a riuscire ad inserire anche noi nell’evento, siamo stati lieti di aver potuto suonare con band di questo calibro. I Blade Cisco sono praticamente nostri fratelli, ci abbiamo suonato varie volte insieme e ci conosciamo bene; poi suonare con un punto di riferimento come gli IN.SI.DIA è stato molto bello, ci hanno fatto addirittura i complimenti, cosa per noi molto importante.

Gianluca: Nonostante il maltempo, siamo riusciti a realizzare questo tipo di evento; anche se con un tendone così non siamo partiti molto fiduciosi, avendo avuto già esperienza di concerti in situazioni simili e l’acustica non è mai stata proprio favorevole. Fortunatamente i tecnici del suono hanno lavorato molto bene. L’aspetto positivo dell’aver suonato in un ambiente chiuso è stato che ha favorito il raggruppamento del pubblico, quindi questa sera abbiamo sentito davvero il calore della gente… che aveva voglia di questo evento.E immagino che per voi tutto ciò sia stato molto coinvolgente.

Il Metal Machine Festival ha visto luce per la prima volta quest’anno ed è stata sicuramente una bellissima iniziativa l’idea di poter creare un festival per dare spazio e promuovere band metal italiane. A tal proposito, voi come vedete la scena metal italiana attuale?Gianluca: Ehm attuale, il problema è che io ascolto musica classica. No vabbè, per quanto riguarda la scena metal attuale potrei dire che siamo in un periodo un po’ difficile, in cui non è facile trovare la propria identità, perché è già stato detto tanto; banalmente, è questo il problema principale. È difficile rinnovare… quando fai un qualcosa di troppo nuovo, anche sfruttando le tecnologie, c’è il rischio comunque di non ottenere un buon risultato. Anche noi, nel songwriting, cerchiamo di non essere troppo influenzati dal discorso innovazione; non scriviamo per rinnovare, ma cerchiamo di scrivere quello che sentiamo. Quindi, la scena metal attuale è un po’ difficile anche perché i sistemi di registrazione e d’incisione sono cambiati, ed è cambiato anche il rapporto delle persone con il disco, preferendo il supporto digitale a quello fisico; per cui le case discografiche si sono dovute reinventare nella produzione degli album. È una catena.

Come genere, invece, devo dire che va tanto il metal estremo; poi in Italia abbiamo anche una bella eredità di power metal. Noi facciamo più heavy con qualche sfumatura prog, e anche se le nostre musiche sono abbastanza orecchiabili perché melodiche, a volte si fa un po’ fatica; la scena metal italiana, secondo me, punta più sull’estremo e sul power. Ovviamente, questo è un mio parere personale.Maurizio: Sono d’accordo, tutto ciò ci permette di essere molto liberi e questa è una cosa molto positiva; ci permette di dire ciò che vogliamo e come vogliamo. E il risultato è, come avete visto, che al pubblico piace. Sentir cantare in italiano è particolare, è strano; quindi cerchiamo di fare quello che ci piace e va, e per adesso siamo molto contenti. Credo che se fossimo più commerciali, non avremmo tutta questa libertà.E sul palco si vede questo… si vede che vi divertite e che suonate quello che vi piace; questo fa la differenza. Ci potete raccontare com’è nata la band e come vi siete conosciuti tra i membri della formazione attuale?Gianluca: La band è nata quando avevamo tra i 14 e i 15 anni. Avevamo voglia di suonare insieme, avevamo voglia di formare una band perché ascoltavamo musica metal, guardavamo concerti, iniziava ad uscire un po’ YouTube; quindi avevamo voglia di fare qualcosa anche noi con la musica.

Siamo partiti come cover band, ma siamo durati pochissimo perché mentre accordavo la chitarra mi è venuto un riff e mi sono detto “Wow, bello questo riff… perché non farci una canzone?”. Così, mi è venuta l’ispirazione… e da lì ci siamo accorti che veniva meglio la nostra canzone delle cover, perché non eravamo capaci di farle, eravamo molto giovani.

Quindi, siamo partiti così… ed è un po’ strano perché normalmente le band all’inizio fanno tante cover e solo poi iniziano a scrivere testi loro; invece noi siamo partiti praticamente subito a scrivere. Queste, essenzialmente, sono le origini del gruppo.

Per chi non conoscesse la vostra band, come definireste il vostro sound e quali sono le tematiche più significative dei vostri testi?Maurizio: Beh, il sound ovviamente è heavy metal, e come ha detto prima Gianluca, tendente un po’ al prog; ci sono alcune canzoni molto prog. Come tematiche, diciamo che manteniamo lo stile metal,  quindi ad esempio l’oscuro e la morte, quest’ ultima vista in alcuni casi in senso anche ironico, ma non nel secondo album “Ritornato dall’Incubo”, nel quale l’esigenza di trattare questo tema è nata dopo la morte del nostro chitarrista Matteo Fiaccadori nel 2017. Tutti brani che, a loro modo, affrontano il tema “morte”: “Elettroshock” parla della pena di morte, “Incubo” dell’essere intrappolato dentro alla morte. Il nostro tema è quello principalmente; poi appunto ci sono canzoni, come “Jack Daniel’s”, che sono più ironiche ma che affrontano un tema di “denuncia” o temi comunque abbastanza forti, che rispecchiano un po’ il metal diciamo. Vuoi dire qualcosa te? (rivolgendosi a Gianluca)Gianluca: Un’altra cosa che a volte ci dicono è che facciamo cantautorato metal; ho sentito anche questa cosa che fa un po’ sorridere. Questo perché i lyrics, i testi delle nostre canzoni, a volte raccontano… c’è proprio una narrazione. Tra l’altro abbiamo passato un periodo nel quale scrivevamo in inglese, però alla gente e ai nostri amici piacevano le canzoni in italiano… perciò siamo tornati a scrivere in madrelingua; anche perché scrivo io e io non so bene l’inglese, per cui o scrivevo fesserie o sempre le stesse cose.Quindi questo è il motivo per cui avete scelto la lingua italiana per i vostri testi?Gianluca:  Si… un po’ per la difficoltà di scrittura, un po’ per fare qualcosa di diverso. Ci hanno sempre detto che cantando in italiano ci si sarebbero chiuse tante porte, però noi siamo noi stessi.

Maurizio: I testi vengono più diretti, più come li vogliamo noi; invece in inglese devi fare dei giri di parole e fai del casino e basta. In italiano siamo proprio noi.

Quali sono le band o gli artisti da cui traete principalmente ispirazione?Maurizio: Ovviamente gli Iron Maiden e i Judas Priest… e si sente credo. Poi, diciamo che io quando sono entrato nella band venivo da un percorso diverso perché facevo rock, quindi roba un po’ più leggera e poi sono sempre stato amante dei cantautori Dalla, De André, De Gregori, ecc. Venivo proprio da un’altra cosa, che comunque credo abbia dato un buon supporto alla band e, soprattutto per i testi, la conoscenza di Dalla, De Gregori, ecc. mi ha dato una spinta enorme per raccontare certe cose, anche se facciamo metal. Musicalmente poi mi sono adeguato anche io, ho iniziato ad ascoltare metal e da lì è finita… Black Sabbath, ecc. Poi lui (riferendosi a Gianluca) invece ha tanta tanta conoscenza prog… Genesis, Yes, ecc.Gianluca: Si esatto, anche se cerco di non inserirli troppo altrimenti gli altri mi picchiano. Sicuramente l’esperienza della musica classica, nella composizione dei brani, mi ha dato quella cosa che a volte mi porta a fare un brano un po’ più articolato del diretto metal e basta. C’è il diretto metal, poi ad un certo punto il brano si evolve e magari ci sono dei cambi di tonalità, dei cambi di ritmo che fanno parte di altri generi. Composizioni un po’ più complesse, cercando il giusto compromesso.Maurizio: Questa cosa si sente molto in questo disco, questo accenno prog è molto presente in “Ritornato dall’Incubo”.Ora una domanda un po’ particolare… con quale artista vi piacerebbe andare in tour o condividere un palco di un festival?Gianluca:  I “Panni Sporchi”?Maurizio: Beh, con loro lo abbiamo già fatto; anche se lo rifaremmo sicuramente volentieri. Comunque i Judas Priest sicuramente, gli Iron Maiden… se ce lo chiedessero non diremmo sicuramente di no.Gianluca:  Anche Ozzy, se riprendesse a farne.C’è un significato particolare nascosto dietro al vostro nome ” Silenzio Profondo”?Gianluca: Mah, diciamo che suonava molto bene; il significato lo abbiamo cercato in un secondo momento. Cercavamo un nome che fosse accattivante, ne abbiamo detti tanti e poi qualcuno ha detto “Silenzio Profondo” e ho pensato “Figo”. Lo abbiamo scritto per vedere se fosse bello da leggere; ci abbiamo pensato una settimana e poi ho proposto agli altri di tenerlo… e ci abbiamo fatto pure una canzone.Voi vi siete formati nel 2006 e ad oggi avete all’attivo un primo EP uscito nel 2007 intitolato “Iniziando a sperare”, seguito nel 2009 da un secondo EP intitolato “Alias” e nel 2011 da un demo dal titolo ” Heartquake”, prima di incidere i vostri due album “Silenzio Profondo” e “Ritornato dall’Incubo”, pubblicati rispettivamente nel 2017 e 2020. Avete attualmente in programma di pubblicare nuovi dischi a breve? Se si, potete anticiparci qualcosa a riguardo ed eventualmente un potenziale periodo in cui potremo godere di ulteriore nuovo materiale?Maurizio:  Si, andremo a registrare ad agosto il nuovo album al Domination Studio di Rimini di Simone Mularoni, chitarrista dei DGM… ecco anche con i DGM sarebbe molto bello dividere un palco. Ritornando al nuovo album, abbiamo già fatto un’anticipazione stasera con il secondo pezzo che abbiamo suonato “Terra 51”, che in realtà è un brano esistente già da un po’, ma non era stato ancora mai inserito in un album perché avevamo altre esigenze. Ci siamo sentiti di inserirlo nel nuovo album, che credo uscirà ad inizio 2024, gennaio/ febbraio. Siamo molto contenti, è un album molto diverso dal precedente, che aveva un tema centrale, molto più diretto e ha canzoni molto più tirate. Speriamo che possa piacere.Ci ha molto incuriosito l’artwork del vostro album omonimo “Silenzio Profondo”, potete svelarci il significato?Maurizio: Ci sono 5 fiamme, che rappresentano noi membri della band, attorno ad un buco nero. Se non ricordo male, questa idea è venuta da Tommy… Tommy ha questa particolarità, quando parliamo di cose che dobbiamo creare, che sia una canzone o appunto l’artwork, lui si mette in silenzio, non dice una parola, e poi dopo mezz’ora/un’ora salta fuori con la soluzione. E il 70% delle volte è una roba che è figa. Se non ricordo male, l’idea delle fiamme è stata sua e siccome era molto bella, l’abbiamo accolta con piacere.

Essendo voi adesso una band affermata a livello nazionale con vari anni di esperienza alle spalle, che consiglio dareste alle nuove generazioni di musicisti che vogliono creare una band, incidere dischi e suonare dal vivo?Gianluca: Di mettere un po’ da parte dei soldi, di crederci davvero tanto perché ci vuole tanta passione, e di suonare, studiare, impegnarsi. Bisogna davvero impegnarsi… ascoltando, andando ai concerti degli altri; sono cose banali ma che fanno la differenza.Maurizio: E fare le cose che piacciono, quello è essenziale. Partire dal proprio “territorio”, fare in primis le cose che piacciono e se piacciono anche agli altri meglio, ma partire sempre da quelle. Poi, una volta vista un po’ la risposta si può pensare a come fare, però partire da quello che si ama… il resto viene da sé.Siamo giunti al termine di questa intervista, vi ringraziamo moltissimo per il tempo che ci avete dedicato. Volete aggiungere qualcosa a conclusione e per salutare i lettori di Long Live Rock ‘N’ Roll?Gianluca: Grazie a voi… e  comprate il nostro terzo album.Maurizio: “Terra Madre” sarà il titolo dell’album. Grazie a voi.

Intervista a cura di Giulia Gnoni

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