Il concerto di ieri sera a Milano potrei riassumervelo così: 15 minuti di assolo di Slash su “Rocket Queen”.

Axel Rose durante un’intervista per The Gunners, Hit Parader – nel Marzo 1988 aveva dichiarato

“ho scritto questa canzone per una ragazza… l’ultima parte è il mio messaggio per lei, mi ha tenuto vivo per un pò, è come se ci fosse speranza e un messaggio di amicizia alla fine della canzone.”

Il messaggio di Slash è stato più un sonoro “io sono ancora qui”, con tanto di sarcastico “smile”.

La serata si è aperta con una performance a dir poco superlativa dei Rival Sons, band californiana da molti considerata una delle grandi promesse del rock degli ultimi anni, i “nuovi Led Zeppelin”. Reduci da una serie infinita di date europee (a Milano li avevamo visti ai Magazzini Generali a Dicembre scorso) e da un ultimo album, Great Western Valkyrie (2014) che ha riscosso una pioggia di critiche positive, i Sons ci hanno scaldato a dovere con una setlist davvero entusiasmante. Per chi non avesse familiarità con la band, che ha aperto nientedimeno che per AC/DC, Alice Cooper, Guns n’ Roses, Slash, Kid Rock, i Coldplay…e prossimamente per i Deep Purple, consigliamo vivamente di preparare un pettine e del gel per rimettere i capelli a posto dopo che Jay Buchanan (voce) avrà scatenato le vostre endorfine con la sua assoluta padronanza delle corde vocali. Come al solito abbigliato come un Quacchero, scalzo e con l’aria di chi non sa bene cosa sta facendo ma lo sta facendo benissimo, Jay ha portato a casa ovazioni spontanee, entusiasmo e cori da stadio, complici il fascinosissimo Scott Holiday (chitarra) che inizia e finisce lo show con la camicia bianca (inspiegabilmente) stirata e le punte dei baffi rivolte all’insù, un pò domatore da circo un pò Savador Dalì e gli ottimi David Baste (basso) e Mike Miley (batteria).

SETLIST:
1. Electric Man
2. Secret
3. Pressure and Time
4. Torture
5. Tell Me Something
6. Where I’ve Been
7. Open My Eyes
8. Keep On Swinging

 

Quando sul palco salgono i tecnici per il cambio il pubblico inizia a fremere; sullo sfondo viene issato il gigantesco fondale con lo Smile ambiguo e il nome di SLASH a caratteri cubitali, e quando il celeberrimo cilindro fa il suo ingresso sul palco un boato riempie la sera, mentre attacca “You’re a Lie”. Vedere Slash sul palco è sufficiente, poco importa che se ne stia fin da subito quasi impassibile in un angolo a fare il suo sporco lavoro, poco importa che alla voce ci sia un pezzo da novanta come Mr Myles “Vocalist of the Year ai Loudwire Music Awards per il terzo anno consecutivo” Kennedy, lui è lì, e riempie lo spazio e l’atmosfera di storia del rock.

Sentire “Nightrain” (quinto estratto dal primo album in studio “Appetite for Destruction” pubblicato il 29 luglio 1989) ci riporta subito indietro nel tempo come una DeLorean, ed è fatta: siamo definitivamente schiavi di quei folli dei Conspirators, che muovendosi come vichinghi da palcoscenico stanno per regalarci una serata indimenticabile. Davvero arduo scegliere un momento in cui Myles non abbia dato il massimo anche nell’interpretazione di pezzi non suoi; davvero impossibile resistere alla carica di puro rocknroll emanata da quel mostro di Todd Kerns (basso) che inaspettatamente prende il comando alla voce non solo per “Doctor Alibi” ma addirittura per “Welcome to the Jungle”, pezzo chiave di una setlist al fulmicotone, pezzo che probabilmente avranno cantato anche le macchine di passaggio in tangenziale.

Che Slash abbia rotto una corda durante “You Could Be Mine” ha reso tutto più rocknroll, e se non fosse stato per il momento altamente soft-emozionale di “Starlight”, con le luci blu, migliaia di telefonini levati al cielo e la voce di Myles a far venire la pelle d’oca anche ai container della Summer Arena del Forum di Assago, davvero non avremmo retto il colpo del grandioso rush finale con il poker di “Sweet Child O’ Mine”, “Slither”, “Feels Like Making Love” e l’attesissimo encore “Paradise City” con contorno di bombe di coriandoli a riempire la notte.

A volte non si trovano le parole per descrivere ciò che rimane di serate così, a volte basta un’immagine, e potrete certamente intuire l’emozione:

Il plettro di Slash preso al volo a fine show
Il plettro di Slash preso al volo a fine show

SETLIST:
1. You’re a Lie
2. Nightrain
3. Avalon
4. Halo
5. Back from Cali
6. Wicked Stone
7. Mr. Brownstone
8. You Could Be Mine
9. Doctor Alibi (Todd Kerns alla voce)
10. Welcome to the Jungle (Todd Kerns alla voce)
11. Starlight
12. Beneath the Savage Sun
13. The Dissident
14. Rocket Queen
15. Bent to Fly
16. World on Fire
17. Anastasia
18. Sweet Child O’ Mine
19. Slither
20. Feels Like Making Love
Encore:
21. Paradise City

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