Slash – Unipol Arena, Casalecchio di Reno (BO) – 23.10.2012

Inizia da Bologna la tre giorni italiana di Slash (all’anagrafe Saul Hudson, ex Guns n’Roses, ex Slash’s Snakepit, ex Velvet Revolver) assieme al cantante Myles Kennedy e al gruppo che li accompagna, The Conspirators. Già approdati in Italia lo scorso giugno al Gods of Metal ora il gruppo del riccioluto chitarrista ha la possibilità di dare il massimo sui palchi europei come headliner…

Prima di entrare alla Unipol Arena penso alla prima volta che ho visto Slash dal vivo. Ma sì, certo con i  Guns n’Roses nel 1992 (Torino, Stadio delle Alpi e un viaggio su una Polo vecchio tipo insieme al mio amico Alessandro), non impiego molto a realizzare che son passati vent’anni da allora, cavolo; che emozioni ho vissuto e continuo a vivere, sono davvero fortunato. Sono contento di rivedere Slash sotto un’altra luce e cercare di carpire se la gioia del rock’n’roll è ancora tatuata su di lui. A dire il vero alcuni anni fa mi è capitato di assistere alla performance dei Velvet Revolver e anche allora il mio grado di soddisfazione è stato notevole e dii recente poi ho avuto modo di apprezzarlo sul palco anche con Ozzy Osbourne, Zakk Wylde e Geezer Butler al Gods of Metal 2012… che brividi se ci penso…

Slash è un musicista di notevole spessore e capacità, il talento di un tempo si è trasformato in solida maturità e, giorno dopo giorno, la classe in suo possesso si è sviluppata lasciando che lo scapestrato di un tempo sia stato sostituito dallo scapestrato di oggi tutto famiglia e rock’n’roll.

Arrivo all’arena in anticipo sulle mie solite tabelle di marcia. Cavolo, in migliaia di concerti visti, raramente sono arrivato così presto, entro e noto che il parterre non è pieno e gli spalti non contengono moltissimi spettatori. Strano. C’è Slash, un pezzo della storia, citato nei libri, intervistato quando si parla di tutti e quando tutti parlano di lui… Anzi il parterre ha un divisorio per tagliare quasi a metà lo spazio… strano.

Inizialmente è naturale osservare i presenti, molte persone tranquille, i soliti spilungoni capelluti, i soliti adoratori di t-shirt tirate fuori dalla naftalina per l’occasione o comprate originali o acquistate originalmente false dai soliti noti fuori la location, capelli colorati, ragazze con abbigliamento succinto davvero ridotto in mutandine leopardate forse per Slash o forse per la crisi, birre a volontà, sorrisi e le solite chiacchiere che si ascoltano ad un concerto…

Ore 20:30. Via le luci ed inizia il gruppo di supporto Ginger Wildheart, con a capo Ginger, vocalist e chitarrista ed  ex Quireboys. Ero curioso a proposito di questo gruppo spalla poiché ho pensato che per aprire per il concerto di Slash qualcosa di buono avrebbe potuto e dovuto dare. Tanta grinta nei trenta minuti a loro concessi, tanto sbattimento, ma poca sostanza… qualche idea apprezzabile ma più adatti ai teenager americani ‘a causa’ di un college rock poco entusiasmante. Eppure Ginger ha 48 anni…

21:25! I fuoriclasse sono sempre imprevedibili!!!! 21:25, perché non 21:30 o 21:15, mah… 21:25 adesso le luci si abbassano ed il frastuono del pubblico (che ne frattempo è aumentato) diventa boato. E’ rock’n’roll, come la voce dell’intro ci annuncia. Ecco i cinque sul palco. Todd Kerns al basso, Brent Fitz alla batteria, Frank Sidoris alla chitarra ritmica (non ho capito bene se sia o meno parte dei Conspirators), alla voce quel belloccio, bravo e dotato (signorine parlo di doti artistiche) Myles Kennedy, preso in prestito da Slash dagli Alter Bridge e poi lui, Slash, appunto, con in testa la sua tuba e sul naso i suoi occhiali a goccia specchiati che sono diventati un segno di riconoscimento così come la sua notevole e impressionante capacità di tener testa alla sua sei corde. Un mito. L’inizio del concerto è micidiale: “Halo”, “Nightrain” (dei Guns N’ Roses), “Ghost” (presente nel primo album da solista di Slash e cantata in quell’occasione da Ian Astbury dei Cult) e “Standing in the Sun”, tratto dal nuovo e bellissimo album “Apocalyptic Love”. Penso che potrebbe bastare così, potrei ritornare a casa già bello e contento.

Tutti molto scatenati davvero, molto presenti e molto coinvolti dal loro modo di suonare. Bravi. La prima impressione che ho è positiva, molto positiva, sono entusiasta e contento di poterci essere. Bello poi sentire brani che adoro, “Nightrain” mi ha fatto tornare indietro a quel tempo in cui “Appetite for Destruction” dei Guns girava nel mio lettore cd circa 24 ore al giorno; “Ghost”, che continua ad offrire quel caldo coinvolgimento che sfocia nel ritornello a me caro… ‘Rock’n’Roll’ e Standing in the Sun, così solare che dalla prima volta che l’ho ascoltata mi ha fatto subito venire i brividi, brano davvero straordinario, a mio parere il migliore del nuovo lavoro del chitarrista. Myles mi sembra abbastanza a suo agio e penso che non sia affatto facile essere protagonista e rimanere un passo indietro ad un blasonato rocker e come Slash. Lo trovo però un po’ sottotono quando affronta alcuni brani dei Guns tipo “Rocket Queen” o la conclusiva “Paradise City”. Peccato perché è un ottimo cantante con una gran voce.

La performance del gruppo è sempre ad alti livelle e la scaletta è abbastanza varia. D’altronde c’è tanto da raccontare in musica e c’è tanto da divertirsi.

Non possono mancare i classici dei Guns e non possono mancare i classici delle altre esperienza di Slash, compresa quella attuale. Non può di certo mancare “Sweet Child O’ Mine”, mamma mia quante volte ho riascoltato quegli stacchi dopo l’assolo, no, non può mancare perché il pubblico la aspetta e la vuole ascoltare e cantare (giustamente molti di loro non hanno mai visto in Guns n’Roses dal vivo – in questo momento mi sto dando delle arie e mi sento particolarmente orgoglioso di questo) e non possono mancare i brani dei Velvet Revolver quali “Slither” e “Fall to Pieces”. Il pubblico è alle stelle non solo per i brani ma anche per la performance dei cinque. Bravi, scatenati e ricchi di quella carica energetica fondamentale quando si decide di esser sul palco! Todd Kerns è davvero incontrollabile non solo col suo basso ma anche quando gli viene data la possibilità di cimentarsi come vocalist nei brani “Doctor Alibi” (certo l’originale cantata da Lemmy non offre paragone) e “You’re Crazy”, irriconoscibile all’inizio poiché veloce come un bolide di formula uno e cantata in modo acido e nervoso. Buona la prestazione ritmica di  Brent Fitz, preciso metronomo e attento nel tenere a bada il filo del tempo e bravo anche Frank Sidoris, non è semplice suonare la chitarra ed essere la spalla di Slash.

Myles Kennedy è una realtà tra le voci del rock, bravo negli acuti e nelle zone sonore che portano in basso, ottima la sua presenza scenica ad incitare il pubblico e a dimostrare che non si trova al centro del palco per puro caso ma per le sue doti innate di ugola di tutto rispetto; peccato i due scivoloni di cui ho parlato in precedenza. E Slash è Slash! Una macchina da guerra col suo stile inconfondibile di domatore di note, una perla nella storia del rock, un reale personaggio da annoverare tra ‘quelli importati che ho visto dal vivo’. Classe superba! Quando si cimenta nei suoi solo di chitarra fantastici si ha l’impressione di aver a che fare con un gran personaggio, davvero unico, splendido l’assolo prolungato in Rocket Queen e quello in  Blues Jam, da brivido grazie anche alla forza sensuale e avvolgente del brano blues da capogiro…

E poi “Bad Rain”, “No More Heroes”, “Far and Away”, “You’re a Lie”, “Anastasia” e giungere alla fine con “Paradise City”, colpo di grazia di una splendida serata in compagnia di Slash, Myles Kennedy e The Conspirators per un totale di un’ora e cinquantacinque minuti!!! Non speravo in tanto…

Io c’ero e voi?

Setlist:
1. Halo
2. Nightrain (Guns N’ Roses)
3. Ghost
4. Standing in the Sun
5. Back From Cali
6. Been There Lately (Slash’s Snakepit)
7. Mr. Brownstone (Guns N’ Roses)
8. Rocket Queen (Guns N’ Roses)
9. Bad Rain
10. Far and Away
11. Doctor Alibi
12. You’re Crazy (Guns N’ Roses)
13. No More Heroes
14. Starlight
15. Blues Jam / Guitar Solo
16. Anastasia
17. You’re a Lie
18. Sweet Child O’ Mine (Guns N’ Roses)
19. Slither (Velvet Revolver)
20. Fall to Pieces (Velvet Revolver)
21. Paradise City (Guns N’ Roses)

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