Warner Bros. – Giugno 2006

Esattamente 15 anni fa, all’uscita del doppio live “Decade of Aggression” (Def American-1991), scrivevo su Dead Flowers, una oscura fanzine messa su, tra gli altri, da qualcuno di nostra conoscenza qui a Long Live Rock’n’Roll, che gli Slayer erano la band più pesante del pianeta, dopo dieci anni di attività e nonostante il consolidamento proprio in quegli anni, direttamente dai sobborghi inglesi, del grindcore. Sono passati quindici anni (!!!) da allora ed è incredibile constatare di cosa sono ancora capaci, giacchè l’attesa è finita e “Christ Illusion” è finalmente qui a ricordarci chi è a detenere lo scettro della band più estrema sul pianeta terra.

Vengono i brividi non appena ci si mette all’ascolto di questa nuova release del combo californiano: l’attacco è affidato a “Flesh Storm”, un classico anthem slayeriano, che ci mostra a che ritmo si viaggerà lungo tutto l’album; sensazione subito confermata da una ipercinetica “Catalyst” in seconda battuta. La potente cavalcata di “Skeleton Christ” sfoggia addirittura un bel refrain hardcore-punk. La penna è affidata infatti in gran parte a Kerry King, l’anima più furiosa della band, il cui stile caratterizza fortemente l’intero lavoro. Gli Slayer riprendono il discorso intrapreso con l’ottimo “God Hates us All” (American Recordings) del 2001, ma con un valore aggiunto: il rientro del drummer Dave Lombardo. Circostanza decisamente determinante per la riuscita dell’album, poichè “Christ Illusion” ci consegna una band in gran forma che recupera il suo stile classico facendo però tesoro dei risultati raggiunti con il precedente lavoro, dove l’aspetto hardcore della loro musica era giunto a maturazione, grazie anche alla incredibile impostazione di Tom Araya, ridefinendo persino le caratteristiche di quel genere. Laddove però quel disco risultava forse anche troppo ‘pesante’, per via di una certa fissità ritmica, il ritorno di Lombardo riporta dinamicità ai brani; elemento che ne determina la perfetta riuscita. L’abbandono di Dave Lombardo fu una grande perdita per gli Slayer, anche se i tre superstiti hanno saputo ovviare egregiamente con la loro attitudine senza compromessi. Paul Bostaph, dal canto suo, ha svolto come meglio ha potuto il compito, finchè ha retto! Oggi lo storico drummer è persino cresciuto, forte delle grandissime collaborazioni in cui è stato impegnato, prima tra tutte l’esperienza dei Fantomas di quel pazzoide di Mike Patton, con cui ha realizzato quattro album dal 1999 al 2005 per la Ipecac del titolare (check’ em out!!!). “Christ Illusion” è un grandissimo album, che snocciola dieci schegge impazzite dal sound scintillante, il migliore di sempre, grazie all’ottima produzione di Josh Abraham. Le chitarre acquistano addirittura coloritura stoner, come nel rallentamento della citata “Skeleton Christ”. Nella tracklist spiccano la splendida “Eye of the Insane”, scritta da King insieme ad Araya, nella quale strofe oscure e sospese si alternano a cambi di ritmo e d’atmosfera, e “Jihad”, a cui mette mano la coppia Araya/Hanneman: un brano clamoroso, destinato, come più di vent’anni fa accadde per “Angel of Death” (“Reign in Blood”, Def Jam-1985), a creare scompiglio nei piccoli cervellini americani. Due brani che saranno senza dubbio da annoverare tra i loro classici. La chiusura è affidata alle chitarre ‘motosega’ di “Supremist”, con un break al cardiopalmo e un finale che ci sprofonda direttamente nell’abisso…

Fa piacere constatare come gli Slayer siano tornati con un album perfettamente a fuoco; nell’attitudine, nel messaggio, nel sound. King e Hanneman continuano a partorire riff sempre più devastanti, con Dave Lombardo a supportarli come si conviene e Tom Araya (‘Is our Elvis’ come dicono i nostrani Zu), cantore dell’Apocalisse dalla metrica impossibile: rivolgersi, per accertarsene, proprio a “Jihad”. Una band perfetta che nei suoi quattro elementi rappresenta il meglio della musica estrema. Il loro stile è oggetto di tentativi di imitazione non solo dalle nuove leve del metal susseguitesi negli ultimi vent’anni, tentativi tra l’altro andati tutti falliti, ma anche da quelle propaggini provenienti dall’hardcore, che nel tentativo di spingere in avanti un sound in continua evoluzione, hanno adottato proprio il riff slayeriano ottenendo ottimi risultati. Si pensi ai Converge, la band che offre l’esempio più interessante di un processo che è maturato negli anni attraverso il lavoro di tantissime band. Il bello ? che gli Slayer continuano, a loro volta, a spostare in avanti i limiti dei due generi (ma gli Slayer non sono una band che fonde il metal con l’hardcore: sono una cosa a sè!), pur mantenendo intatto il loro stile.

Uno sguardo particolare va a Tom Araya (amo quest’uomo!), che reduce da un intervento allo stomaco ha dovuto ritardare l’inizio del tour che, al momento in cui si scrive, sta già infiammando le arene degli Stati Uniti. Per chi scrive, è lui il segreto di questa band: la sua voce e la sua attitudine sono inarrivabili. Chi può o potrà mai soltanto eguagliare la sua potenza, il suo incarnare sempre di più l’Urlo Primordiale? I tentativi, come si diceva, sono innumerevoli; ma anche usando trucchi, non c’? niente da fare… Metal kids, metal-corers, hardcore-punks, chi più ne ha, più ne metta; tutti zitti, ben ordinati, si torna dietro i banchi di scuola: i maestri sono tornati!

www.slayer.net

Traklist:
1. Flesh Storm
2. Catalyst
3. Eyes of the Insane
4. Jihad
5. Skeleton Christ
6. Consfearacy
7. Black Serenade
8. Catatonic
9. Cult
10. Supremist

Band:
Tom Araya – voce, basso
Jeff Hanneman – chitarra
Kerry King – chitarra
Dave Lombardo – batteria

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