Alla data zero del suo nuovo tour, allo Stadio Comunale di Lignano Sabbiadoro, Marco Mengoni ha pensato bene di aprire le danze con un omaggio che nessuno si sarebbe aspettato: una cover di “Black Hole Sun” dei Soundgarden, il brano che nel 1994 fece entrare dalla porta principale il lato più cupo e psichedelico del grunge nelle classifiche di tutto il mondo. Un gesto coraggioso, forse, oppure solo l’ennesima dimostrazione che il concetto di “tributo” può essere interpretato in tanti modi. Anche in falsetto.

 

Il pubblico in loco pare abbia reagito con entusiasmo, o almeno con sorpresa. Mengoni ha poi proseguito la serata invitando Sayf e Rkomi per il nuovo singolo “Sto bene al mare”, il che ha probabilmente aiutato a riportare il clima sulla costa adriatica verso lidi più familiari. Ma sui social, com’era prevedibile, si è scatenato il dibattito. C’è chi lo definisce “bravissimo”, elogiando l’arrangiamento e la difficoltà tecnica del pezzo, e chi avrebbe preferito “una colonscopia piuttosto che ascoltare un album di Mengoni” (testuali parole). Per altri ancora “Mengoni sembra un eunuco che canta Black Hole Sun”, mentre un commentatore nostalgico invita l’artista a omaggiare se stesso con “L’essenziale”, brano decisamente più adatto alla sua voce — e alla nostra memoria.
A onor del vero, Chris Cornell aveva scritto “Black Hole Sun” in quindici minuti dopo aver guardato horror e telegiornali, quindi l’origine surreale del pezzo è ben rispettata. Che poi Mengoni abbia o meno reso giustizia alla profondità e oscurità del brano resta materia di opinione. In ogni caso, va riconosciuto al cantante laziale un certo coraggio: non è da tutti portare “Superunknown” su un palco pop nel 2025.

 

 

 

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