Spectral Incursion – Spectral Incursion

Autoprodotto – Luglio 1989

Dunque, iniziamo, banalmente, ad analizzare la prima cosa che balza agli occhi: la copertina di questo Ep proposto sul mercato da un trio di americani, del Massachussets, gli sconosciuti Spectral Incursion. Trattasi di una cover neutra (nello specifico bianca) interamente contorniata da un foglio di carta ciclostilato, in bianco e nero, unico per entrambi i lati. All’interno è presente un ulteriore ciclostile, dalle forme più ridotte con i testi ed alcune note scritte a mano come ad esempio chi ha composto tutti i testi (nello specifico Arthur Melonas, basso e voce) e l’indirizzo cui far fede per eventuali notizie sul gruppo. A di poco un lavoro di stampo indiscutibilmente underground.

Nonostante quest’impostazione amatoriale e ‘contadina’ questo parto sonoro è veramente rimarchevole. Ci sono dischi in cui sono presenti 12/14 brani che potrebbero essere uno solo, senza idee ne novità o un qualcosa che riesca differenziarsi da migliaia di altri platter. Questi tre tizi, ignoti al mondo, invero, con quattro pezzi quattro, riescono ad attrarre l’orecchio e, se non ad entusiasmare, a farti esclamare, a fine ascolto un bel “Però!!!”. Difficile definirne il contenuto, con un mio tipico azzardo oserei appioppargli l’etichetta di epic space prog band.

L’iniziale “Rails” è di per se già abbastanza esemplificativa. La voce, non particolarmente originale non è, timbricamente od in estensione, quella di un fuoriclasse, ma riesce comunque a farsi sentire e ad attrarre, semplicemente coinvolge e ci introduce in questro antro oscuro rappresentato dalle quattro canzoni oggetto di questa analisi retroattiva, volta, se non altro, a metterle sul piatto della conoscenza di tutti. Il basso è imponente e si sente ovunque. Non penso siano presenti sovraincisioni e, durante gli assoli come nella strumentale “The Other Side”, supplisce al ruolo vacante della seconda chitarra. Il drumming è veramente atipico, non posso che paragonarlo, per chi se lo ricorda, a quello dei Watchtower di “Energetic Disassembly” (dietro alle pelli sedeva tal Rick Colaluca), continui stacchi, accelerazioni e ritmi assolutamente fuori dagli schemi classici, sempre e comunque all’interno di una inconfutabile precisione. “Beneath Your Lives” prosegue con la stessa atipicità, in un inciso sembra di sentire un pezzo estratto da un album di jazz fusion.

Questi personaggi colpiscono, sono i Voivod dell’epic space prog. Sfido chiunque a paragonare questo vinile con qualcosa di noto. Nonostante questa loro unicità sono decisamente udibili e riconoscibili sin dal primo ascolto. Sono passati ben 23 anni dalla stampa di queste fameliche trecento copie (così si vocifera) ma questi quindici minuti, se ascoltati oggi dai giovani potrebbero essere davvero utili. Il tempo e la polvere non hanno avuto la dignità di risparmiare questo gruppo dal vortice del dimenticatoio ed io, nel mio piccolo, mi sento un privilegiato per averli potuti far riecheggiare nuovamente all’interno di una stanza. Per vostra conoscenza vi avviso che esiste una bella raccolta antologica in cd con tutti i loro brani rimasterizzati, compresi anche tutti i brani presenti nei demo per un totale di ben 23 canzoni, datata 2011. E’ anch’essa autoprodotta ma facilmente reperibile sui siti specializzati, merita assolutamente un ascolto e, con tutta probabilità anche l’acquisto.

Io vi ho avvertiti.

 Quotazione: Spectral Incursion – Spectral Incursion: 150/200 Euro

Tracklist:
1. Rails
2. The Other Side
3. Beneath Your Lives
4. Last of the Torment

Band:
Arthur Melonas – voce, basso
Steve Lytle – chitarra
Jay Frasca – batteria

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