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Il ritorno sulle scene dei veterani dell’hard rock Spread Eagle si realizza con la pubblicazione del loro attesissimo quarto album in studio, intitolato The Brutal Divine, uscito ufficialmente sul mercato il 12 giugno 2026. La storica formazione statunitense, nota da sempre per la propria attitudine street e per una carica sonora grezza e priva di compromessi, mette la firma su un capitolo discografico di assoluto rilievo per l’appiattito panorama contemporaneo. Il lavoro si presenta bilanciato in modo omogeneo tra l’aggressività tipica delle origini e una spiccata propensione alla melodia, senza mai perdere di vista quel groove profondo e inconfondibile che ha caratterizzato la carriera della band fin dagli esordi.
La produzione, curata direttamente dal bassista Rob De Luca, riesce a catturare la quintessenza del quartetto, conferendo ai brani una sfumatura più cupa e pesante rispetto al passato, ma mantenendo intatta la spontaneità che da sempre caratterizza le loro esecuzioni dal vivo.
Dal punto di vista prettamente musicale, l’opera si sviluppa come un percorso lineare in cui la graffiante e inconfondibile voce di Ray West si sposa perfettamente con le funamboliche parti di chitarra create da Gianmaria “Jommy” Puledda, autore di riff taglienti e di assoli di grande impatto. La sezione ritmica, guidata dallo stesso Rob De Luca insieme a Rik De Luca alla batteria, fornisce un supporto pulsante e costante, capace di conferire la giusta dose di groove a ogni singola traccia. Il brano maggiormente riuscito in questo senso è rappresentato dal brano “Forbidden Local Honey”, un pezzo rock decisamente sfrontato ed energico che incarna lo spirito più autentico dell’album.
L’intero lavoro discografico riflette una maturità artistica che unisce la rabbia primordiale del metal e del punk a una profonda riflessione nelle canzoni.I testi infatti non si limitano a intrattenere, ma spingono l’ascoltatore a porsi domande sulla reale libertà di pensiero all’interno della società odierna, evolvendo poi verso messaggi di speranza e di coesione collettiva.
La band ha definito “The Brutal Divine” con queste parole:
Un gruppo di canzoni emotivamente e musicalmente pesante, che dà prova di una padronanza unica della potenza, della dinamica e della melodia. Abbiamo incanalato l’energia di anni di tour ininterrotti e l’abbiamo trasformata in un album che è una scarica di adrenalina metal/punk.”
Dal punto di vista dei testi, ‘The Brutal Divine’ ci sfida a mettere in discussione le nostre opinioni e a chiederci se siamo davvero così liberi pensatori come crediamo. Una volta sollevato questo interrogativo, l’album evolve verso messaggi stimolanti di speranza e comunità.”
Si parte con “Flat Earth Vultures“, ben cinque minuti e mezzo che manifesta un’attitudine d’altri tempi. Gli Spread Eagle mantengono un approccio diretto e un impatto che sfiora l’irruenza punk alla Warrior Soul con “Street Noise”, ma scelgono di regalare linfa vitale pezzo per pezzo , esibendo una maturità e una propensione alla sperimentazione che solo un lungo background live può conferire. Lo sviluppo strutturale rifiuta qualsiasi ovvietà: l’ossatura originaria, di matrice squisitamente heavy (“Gunflower”), accoglie riff complessi e dinamiche contrastanti che ricordano la divisione in atti della musica colta. A ciò si aggiungono stratificazioni vocali e assoli di pura matrice rock’n’roll, lasciati liberi di evolversi con una spontaneità oggi insolita
La peculiarità di “The Brutal Divine “risiede proprio in questa formula : suonare anche fuori moda ma in modo vibrante, figlio di tre decenni fa ma dotato di un’urgenza espressiva e ormai rarissima come in “Jail Rat”.
Il risultato è un’opera dominata da un’assoluta libertà compositiva e da una produzione volutamente ruvida che amplifica l’atmosfera. La coerenza stilistica si consolida traccia dopo traccia, supportata da soluzioni melodiche che già in passato si potevano considerare piene di attrazione.
In definitiva, The Brutal Divine dimostra come una band con oltre tre decenni di storia possa evolversi mantenendo la propria identità ben salda, offrendo un rock duro suonato con convinzione, attitudine e con la rabbia dentro.
Recensione a cura di: Mauro Brebbia
Tracklist:
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Flat Earth Vultures
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Street Noise
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Gunflower
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Jail Rat
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Forbidden Local Honey
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Pushed To The Limit
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Ant Farm
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Scars In Our Eyes (City Kids)
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Inside A Shrunken Head
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Makebeliever
Line Up: Ray West – voce
Gianmaria “Jommy” Puledda – chitarre e cori
Rob De Luca – Basso e cori
Rik De Luca -batteria
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Prossimo concerto in Italia: 4 settembre – Moncalieri, (To) – McRyan’s

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