Steel Panther Tour – Alcatraz, Milano – 31 Marzo 2015

Report dello spettacolare live della band californiana a Milano !!!

Quante volte noi nostalgici amanti del glam/hair metal anni ’80 ci siamo detti “magari esistesse un modo per fare un salto indietro nel tempo, per godersi dal vivo quei live alla Bon Jovi/Poison/Mötley Crüe passati alla storia, fatti di capelli cotonati e saturi di lacca, di spandex leopardati infilati negli stivali da cowboy, di foularini colorati legati alle cinture di borchie e makeup esagerati alla Dee Snider”. Magari ci fosse ancora un modo per sentirsi parte di quell’inarrestabile tornado glitterato, quel party sfrenato fatto di riffs strappamutande, bombe di coriandoli e voci tanto acute da sfidare i pipistrelli… Ebbene un modo c’è, e non parliamo di macchine del tempo o strane sostanze stupefacenti… ma di una magia che riuscirà solo a patto che siate disposti a lasciare a casa tutte le vostre inibizioni e a farvi travolgere dal “dirty humor” estremo degli Steel Panther in un’esplosione di luci, colori, gag al limite della legalità, pezzi con un tiro irresistibile, battutacce sporche e parrucche da far invidia alle migliori Barbie limited edition.

Arriviamo all’Alcatraz in tempo per goderci l’ultima parte della performance della band di apertura, le Lounge Kittens, il trio tutto rosa di South Hampton che propone una serie di cover rock e metal popolari armonizzando impeccabilmente e regalando un’atmosfera piacevole ai primi arrivati.

Le ragazze sono giovani, carine e coloratissime, un po’ Pin up un pò segretarie sexy, tre bellissime voci calde che si mescolano alle note di un piano, strizzate in corsetti eccentrici e condite da chiome multicolor che strappano al pubblico più di qualche ovazione spontanea (inaspettatamente accattivante la versione di “Run to the Hills“ degli Iron Maiden). Il party però deve ancora cominciare, e nel momento esatto in cui si abbassano le luci e si apre il sipario, il n.25 di Via Valtellina si trasforma nel party più pazzo del mondo.

I quattro Californiani si manifestano sul palco come una visione: un’energia contagiosa, quella sensazione che siamo davvero tutti pronti fare festa come se domani fosse la fine del mondo.

Michael Starr (voce) è vocalmente in formissima: saluta il pubblico passeggiando strizzato nei suoi immancabili spandex leopardati, deliziandoci con “Pussy Whipped” e muovendo il bacino meglio di una stripper navigata. La folla è già in delirio. Stix Zadinia (batteria) picchia come un fabbro sui piatti e Lexxi-“bellicapelli“-Foxxx (basso) si assicura di non avere un pelo fuori posto alternando copiose spruzzate di lacca a occhiate sexy autocelebrative verso la specchiera da makeup artist professionista appositamente posizionata a lato del palco, mentre la chitarra di “sexy” Satchel strappa applausi scroscianti alle prime file.

Quando attacca “Party Like Tomorrow Is the End of the World” l’ Alcatraz scoppia di fans in estasi, di profilattici che aleggiano sulle corna levate al cielo a mo’ di palloncini, di look esageratamente glam, parrucche cotonate, e una mini-bambola gonfiabile che dopo aver surfato sulla folla finisce sul palco, trafitta da una delle bacchette di Stix. Michael e soci non si limitano ad esibirsi, ma danno subito il via ad una serie di esilaranti gag che rendono lo show più godibile di una delle migliori puntate di Zelig. Satchel presenta Foxxx annunciando il rilascio estivo di una pellicola basata sulla sua vita intitolata “Fifty shades of gay” (50 sfumature di gay); Michael racconta delle sue avventure sessuali Milanesi e se ne esce con “pensate che ho scoperto che l’età legale per fare sesso qui è 12 anni!” L’atmosfera si scalda tra risate e applausi e Satchel rincara la dose con quello che diventerà il tormentone della serata, quando solleva la mano sudata e strizzando gli occhi legge (in un italiano improbabile) quello che si è scritto sul palmo nel backstage per presentare Michael. Da questo istante in avanti “pisellino metal” e “cazzino” diventano i cori da stadio più gettonati della serata. L’hair solo di Lexxi Foxxx (con getti d’aria sparati sulle ciocche biondo platino per un effetto photoshooting anni ’90) precede l’esecuzione di “17 girls in a row” ed ecco che inizia il vero party alla Steel Panther, fatto di sesso, rock’n’roll e generose dimostrazioni di “stima” da parte delle fans tramite topless spontanei seguiti da applausi scroscianti. Una ventina di ragazze vengono quindi pescate delle prime file e invitate a salire sul palco, e la festa prende una piega delirante, con “Glory Hole” seguita dall’assolo di Satchel che manda il pubblico in visibilio.

Sul palco sembrano esserci 4 ragazzini dispettosi, che non fanno che provocarsi, abbassare le aste dei microfoni mentre gli altri non guardano e scherzare col pubblico come se fossimo tutti amici di lunga data che si incontrano dopo anni ad una rimpatriata delle superiori, e l’atmosfera è davvero speciale. Lo show rallenta appena quando la tastiera viene posizionata sul palco accanto a Michael , e Stixx si siede con l’aria solenne di chi sta per eseguire Bohemian Rapsody. Starr ha indossato una giacca rosso fuoco con una manica lunga e una strappata, e calcandosi sulla testa un cappelo bianco da cowboy attacca “Kanye”, pezzo dedicato a Kanye West costruito su una serie impressionante di insulti magistralmente arrangiati in una spettacolare ballad d’altri tempi. Se non capissi l’inglese sarei tentata di sollevare l’accendino ed estrarre i kleenex, ma sto ridendo a crepapelle e l’improbabile romanticismo delle candele accese sul palco viene sgretolato da ulteriori risate quando Michael canta il passaggio “take my c**k in your back doooooor”. Ciliegina comica definitiva il siparietto del tecnico che sale inaspettatamente sul palco per riaccendere una delle candele che si è spenta mentre Satchel grida “make some noise for the candle!!!!”. Segue un bell’intermezzo in cui le Lounge Kittens vengono invitate sul palco per un duetto prima di smantellare l’assetto acustico e ricominciare alla grande con la carica di “Asian Hooker”, mentre impazzano ripetuti crowd surfing nelle prime file. Segue “Eyes of the Panther” ed un‘ ultima esilarante uscita di Satchel che si assicura che tutte capiscano l’essenziale informazione in italiano: “le mie palle sanno di fragola”. Poi accenna l’intro di Sweet Child of mine, ma solo per scaldare il pubblico e far partire la cover di “You really got me” dei The Kinks con grande partecipazione dei fans. A questo punto manca solo il gran finale, e quando i quattro lasciano il palco prima degli encore, la folla chiama a gran voce “cazzino” finchè Michael ricompare coi capelli avvolti nell’asciugamano bevendo una birra e ringraziando tutti per essere venuti prima di regalarci “Community Property” e “Party All Day (Fuck All Night)”.

La serata non poteva che finire con una bomba di coriandoli e applausi scroscianti, con la spontaneità dei sorrisi che ti lasciano addosso quella sensazione di elettricità e stordimento che solo il rock’n’roll sa regalare. Per i più pazienti di noi, verso la 1.00, Starr e soci sono usciti dalla porta principale, fermandosi a chiaccherare e a firmare autografi, dispensando sorrisi, baci, abbracci e ringraziamenti con una semplicità e una cortesia disarmanti. Grande rispetto e simpatia per una band davvero unica che a distanza di appena un anno dall’ultima data Milanese (marzo 2014) è riuscita a regalarci una vera festa.

Setlist:
1. Runnin with the devil (Van Halen cover)
2. Pussywhipped
3. Party Like Tomorrow Is the End of the World
4. Fat Girl (Thar She Blows)
5. Tomorrow Night
6. The Shocker
7. Hair Solo (Lexxi Foxx)
8. 17 Girls in a Row
9. Gloryhole
10. If I Was the King
11. Guitar Solo (Satchel)
12. Ten Strikes You’re Out
13. Kanye (Acoustic)
Weenie Ride (primo verso + chorus)
14. Stripper Girl (acoustic)
15. Why Can’t You Trust Me (acoustic)
16. Girl From Oklahoma (acoustic)
17. Asian Hooker
18. Eyes of a Panther
19. You really got me (The Kinks cover)
20. Death to all but Metal
enchore:
21. Community Property
22. Party All Day (Fuck All Night)

 

 

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