Sting, finalmente Parma!

Diventa realtà l’attesissimo concerto dell’artista inglese, rinviato per ben due volte consecutive causa pandemia.

Ormai non ci credeva più nessuno. O quantomeno, quasi nessuno. “Finirà com’è finita per gli Aerosmith, ritiro dalle scene senza addio!” era stato il commento più comune quando, per problemi dovuti alla diffusione del Sars-Cov-2, il buon Gordon Matthew Sumner, meglio conosciuto al mondo come Sting per via di quel famoso maglione ‘da imenottero’, s’era visto costretto a rinviare per la seconda volta consecutiva (correva l’estate dell’anno scorso) il suo concerto a Parma, originariamente previsto per il luglio 2020.

Ma no, si sapeva che non avrebbe potuto né tantomeno dovuto finire così, sarebbe stata una batosta non facile da digerire per i fan del biondo cantante di Wallsend, cittadina pochi chilometri a nord di Newcastle. Anche perché, di ritiro ufficiale dalle scene, Sting non ha, finora, mai parlato. Nè, tantomeno, sembra avere la minima intenzione di parlare.

E non si può far altro che dargli ragione, dato che lo Sting visto stasera, immerso nel verde (e com’era prevedibile, nell’arsura) del Parco Ducale di Parma, in una funzionale arena estiva ricavata ai piedi dello stupendo Palazzo del Giardino, è in forma a dir poco straordinaria nonostante i suoi 70 anni, tanto da farlo sembrare più un energico quarantenne, piuttosto che l’affettuoso nonno di ben sei nipoti. Fisico asciutto e tonico, voce praticamente intatta, le mani che si muovono sulle corde con la stessa disinvoltura di sempre, che si tratti del fido basso elettrico Telecaster, o della chitarra acustica.
Questa sera, apre per lui il figlio, Joe Sumner.

A parte l’impressionante somiglianza a livello fisico con il padre, l’imprevista apertura ‘home made’ o meglio, ‘family made’ costituisce una piacevole sorpresa per molti, sottoscritto incluso.
Confesso di non conoscere per nulla il repertorio di Sumner, Jr. ma c’è qualcosa nel suo modo di suonare che cattura la mia attenzione. Se non altro –penso tra me- non è la copia conforme del padre anche a livello musicale. Infatti, non lo è. Suona poco British e molto più ‘rootsy’ o americano, per certi versi.

Chissà come saranno i suoi dischi solisti, e come potrebbe suonare in elettrico, sostenuto da una band, dato che il suo set di stasera è in versione ‘one man band’, solo voce e chitarra acustica?
Non ho tempo di fare anche solo qualche fugace ricerca su internet, che è già l’ora di vedere in azione il suo ben più celebre padre.
Sting si presenta on stage da rocker elegante e un po’ naif, maglietta rossa con anfibi e pantaloni neri aderenti.

Appena partono le note di “Message In A Bottle”, si capisce che chiamarlo ‘rocker’ non è del tutto fuori luogo. Negli anni, il suo repertorio si sarà anche ‘ammorbidito’ sposando sonorità della canzone d’autore, prediligendo paesaggi sonori dominati da impasti elettroacustici, o più spesso, esclusivamente acustici.

Ma è dalla rivoluzionaria scena dei tardi anni ‘70 in Gran Bretagna, tra sussulti dell’alternative rock dell’epoca, alias New Wave, e le sfuriate elettriche e minimal del Punk, che egli proviene.
E non so se qualcuno tra Voi lo ricorda ancora, i lati B dei singoli dei Police, erano praticamente delle canzoni proto-speed metal suonate a 200 km/h, come se dei Motorhead d’annata, avessero deciso di far cantare uno come Glenn Hughes al posto del ‘ruvido’ Ian “Lemmy” Kilminster.
Alla fine, si conteranno ben otto tracce dei Police nella setlist di stasera.

Ad una spettacolare versione di “Wrapped Around Your Finger” fortemente riarrangiata in chiave ritmica, rispondono tutta la vibrante carica e l’immediatezza di una “So Lonely” interpretata magistralmente dal solito Dominic Miller, ormai da anni fedelissima ‘spalla’ del cantante inglese.
La dimostrazione che Sting prova ancora un amore reale e sincero per i Police e per le canzoni che ha scritto ed interpretato con loro, è più che mai tangibile questa sera.

Poco importa che i rapporti con Andy Summers e Stewart Copeland non siano più gli stessi di un tempo (in verità, i tre non sono mai andati troppo d’accordo, per quanto l’alchimia musicale creatasi tra loro abbia costituito qualcosa di a tratti magico ed irripetibile nella storia della musica leggera), e gli ex-compagni litighino per qualsiasi ragione, inclusa la più banale.
In mezzo alle perle appartenenti al songbook della band madre, il repertorio solista al quale il nostro attinge, è praticamente un vero e proprio ‘greatest hits’ di 37 anni di una notevole carriera solista, in realtà non del tutto priva di qualche défaillance, ma caratterizzata sempre e comunque da grande coerenza e integrità artistica.

Spazio dunque fin da subito (è stato il secondo brano proposto stasera) a “English Man In New York”, con quel famoso verso “Be yourself…no matter what they say”, cantato in coro da tutti i presenti. E ancora, alle dolci armonie di “Fields Of Gold”, “Shape Of My Heart” e “If It’s Love”, a cui fanno da contraltare una fluttuante ed intensa “If You Love Somebody, Set Them Free”, e una versione invero sublime di “Desert Rose”, brano che in tempi non sospetti, avrebbe senza dubbio fatto comodo anche al Robert Plant solista negli episodi più ‘arabeggianti’ del suo repertorio.

Splendida la chiusa con il bis equamente diviso tra Police d’annata con “Roxanne”, e “Fragile”, per la quale Sting abbandona momentaneamente il basso per deliziare i tanti accorsi stasera a Parma anche e soprattutto da altre località del nord Italia e non solo, con un’interpretazione magistrale e malinconica, che ci in questi tempi a dir poco difficili, ci ricorda della caducità dell’essere umano, di quanto le nostre vite siano spesso dominate da continui chiaroscuri, e che ogni attimo di felicità vada vissuto appieno, consci che questa nostra esistenza terrena è – piaccia o meno – una ‘one way run’ una corsa in linea retta, con un punto di partenza e uno di arrivo, che nostro malgrado segna anche uno di non ritorno.

 

Setlist

1. Message in a Bottle (The Police)
2. Englishman in New York
3. Every Little Thing She Does Is Magic (The Police)
4. If You Love Somebody Set Them Free
5. If It’s Love
6. Rushing Water
7. If I Ever Lose My Faith in You
8. Fields of Gold
9. Brand New Day
10. Shape of My Heart
11. Wrapped Around Your Finger (The Police)
12. Walking on the Moon (The Police)
13. So Lonely (The Police)
14. Desert Rose
15. King of Pain (The Police)
16. Every Breath You Take (The Police)

17. Roxanne (The Police)
18. Fragile

Niccolò Ludovici

 

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