Svlfvr – Shamanic Lvnar Cvlt

Mother Fuzzer Records – Bakerteam Records

Non bisogna lasciarsi impressionare dalla lunghezza dei brani Doom Metal. Lunghezza non è sempre sinonimo di noia o ripetitività. Ne sono un esempio i toscani Svlfvr con il loro album Shamanic Lvnar Cvlt. Già dal titolo si presume un album ricco di atmosfere macabre ed inquietanti, malinconico e sognante.

La band si è formata 2011 in quel di Firenze, e dopo qualche cambio di formazione oggi è composta da Poseidon alla batteria, Vrolok LaVey al basso, Dionysos (Rexor) alla voce e Asmodeus (Rexor) alla chitarra.

Già dai primi attimi di Total Abscence of Light, brano in apertura dell’album, i Svlfvr mettono in chiaro di che pasta sono fatti. Intro cupo, tetro e oscuro che dopo poco si scatena tra i meandri del Death-Metal, e la durezza del Doom. Un pezzo molto riuscito, con un pizzico di Edge of Sanity nel suo dna. Un incipit eccellente, che preannuncia un lavoro molto gustoso.

Wish to Drawn in an Abyss of Water, dopo un sognante intro a base di natura e strumenti appena udibili in lontananza, esplode in tutta la sua disperazione. Ascoltiamo riffs e soluzioni degne dei migliori Tiamat, Paradise Lost ed affini, senza mai suonare “già sentito”. I Svlfvr ci stupiscono con una sfuriata in velocità poco prima del finale del brano. Già nei primi due brani la band da segni di una evidente personalità nella composizione.

Shamanic Lvnar Cult “, da cui prende il nome l’album, lascia trasparire l’anima più violenta della band. Abbandonati per un momento i territori propri del Doom, i nostri sviluppano una composizione più in stile Death – Black Metal. Riff granitici e molto groove si alternano a parti velocissime, con intriganti mid tempos a completare il quadro un po’ particolare e più fuori dal coro dell’intero lavoro.

Quando sento parlare di Doom, la mia mente viene catapultata in un mondo lugubre e tetro, da cui trasudano  tristezza, disperazione e angoscia. Sonorità cupe e ritmi lenti sono il perfetto connubio per rendere il tutto possibile. Proprio questo scenario ha preso vita nel mio immaginario ascoltando Count Down to Death. La voce sovrapposta  in questo brano sottolinea profondamente il senso di inquietudine e di lamento. Di particolare interesse è la penetrante, catacombale e lacerante voce di Dionysos, a mio gusto grandiosa. La miscela di growl e scream in perfetta armonia è l’ottimo completamento alla composizione molto riuscita di questo brano.

Non si può non soffermarsi su Dying Star’s Empathy, la traccia più lunga dell’album, circa venti minuti suonati eccelsamente mettendo in risalto le qualità e l’estro di tutti i membri del gruppo. Venti minuti immersi nell’essenza dell’onyric balck doom, come la band stessa definisce il genere proposto. Un susseguirsi di emozioni ed atmosfere differenti, ritmi e melodie abilmente miscelati in una lunga composizione che allo stesso tempo scorre fluida e rapisce.

In sostanza ci troviamo di fronte ad un lavoro poliedrico, ricco di ispirazioni ed influenze, ma al contempo molto originale. C’è tutto: Doom stile My Dying Bride, qualche richiamo ai Type o negative, quel non so che dell’inimitabile Crimson, ed una sonora componente black metal. I Svlfvr hanno composto un album che non passa inosservato. Il loro lavoro si ascolta volentieri anche se non appassionati del genere perché non risulta mai pesante, noioso o ripetitivo. Shamanic Lvnar Cvlt riesce sempre a stupire l’ascoltatore man mano che si va avanti. Un plauso ai Svlfvr per aver composto un ottimo album da ascoltare lasciandosi coinvolgere in un emozionante viaggio nell’oscurità.

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