Frontiers Records – Gennaio 2015

 

Era inevitabile che si arrivasse a parlare in termini lusinghieri, per non dire magniloquenti, di quella che dovrebbe (ed in effetti fin qui, in tutta franchezza, è!) una delle uscite discografiche migliori del 2015, già prima della sua uscita.

Del resto, quando i nomi coinvolti sono nientemeno che due autentiche leggende viventi dell’ hard’n’heavy americano, peraltro entrambi eccellenti compositori, è difficile non fiutare l’odore dell’eccellenza tra i solchi di quest’opera prima.

Ciò che balza all’occhio (e all’orecchio) dell’ascoltatore è che Michael Sweet, cantante, chitarrista, e leader carismatico degli Stryper, senz’ombra di dubbio la più popolare band “christian rock”(o “white metal”), ha portato in dote a questo nuovo, entusiasmante progetto, quasi nessun elemento della band madre.

Per quanto infatti, ad un certo punto della loro carriera, il sound degli Stryper potesse essere facilmente etichettato come “class metal”, genere di cui i Dokken di Mr.George Lynch sono de facto gli ideatori, gli Stryper, nemmeno negli episodi più “duri” del loro repertorio potevano ambire alla stessa “spinta metallica” dei Dokken.

In tal senso, si potrebbe partire dall’ascolto dell’eccellente opener a titolo “Only To Rise”, forte di un groove “retrò” ereditato addirittura dai Loudness più “class” di “Thunder In The East” e –soprattutto- “Lightning Strikes”, mescolato al classico sound dei Dokken.

“Dying Rose” sembra quasi una “The Hunter parte seconda”, figlia legittima dei Dokken del capolavoro “Under Lock And Key”, ma a scompigliare un po’ le carte ci pensa “Love Stays”, forse l’unica canzone del lotto a ricordare di più gli Stryper. SI tratta di un’intensa ballad, valorizzata dalla consueta prova di altissimo livello di Michael Sweet (uno dei pochissimi cantanti americani provenienti dalla scena degli anni ’80 ad aver conservato pressochè intatta la sua potentissima e duttile voce) e dalla presenza dell’organo Hammond.

“Time Will Tell” è un veloce e fluttuante class a cui risponde la vena blueseggiante di “Rescue Me”, che con il suo incidere lento e roccioso, costituisce un ottimo “allenamento” per le corde vocali di Michael Sweet, qui capace di disegnare delle splendide linee vocali.

Il miglior brano dell’album i nostri lo centrano tuttavia con la traccia numero 7, “Recover”, veloce e concitato, dimostrazione di come tutti i musicisti cresciuti artisticamente negli anni ’80 debbano moltissimo al compianto Phil Lynott e ai suoi Thin Lizzy, anche se il brano sfugge ovviamente all’ accusa di plagio grazie al sound di chitarra modernissimo ed al passo con i tempi di Lynch, e al ritornello molto “new breed”, in cui Michael Sweet può esibirsi in alcuni acuti impressionanti.

“Divine” appare tutto sommato fiacca e poco ispirata, fungendo più che altro da “passerella” per l’abilità chitarristica di George Lynch, qui capace di scatenarsi in alcune svisate da “shredder” (ma con la testa ed il cuore che solo i grandi sanno esprimere!), ma è prontamente riscattata da “September”, il cui lavoro di chitarra (specie all’inizio) ricorda da vicino “Wasted Years” degli Iron Maiden.

Con “Strength In Numbers” i nostri tentano di scrivere la loro “Kashmir”: il brano è vicino proprio ad una delle piece de resistance per antonomasia dei Led Zeppelin, anche se Michael Sweet concorre a rendere il tutto molto più moderno con alcune parti vocali molto personali.

La title-track giunge a chiudere in maniera più che dignitosa un primo album davvero molto promettente, che, eccezion fatta per un paio di episodi un po’ sottotono, si mantiene costantemente su alti livelli dall’inizio alla fine.

Un disco che non sfigura al fianco della produzione recente –nonché a quella passata- dei Dokken, e che potrebbe tranquillamente inserirsi come album”semi-ufficiale” o “aggiuntivo” nella discografia dei maestri californiani del class metal… sempre che Don Dokken approvi, naturalmente!

Tracklist:
1.The Wish
2. Dying Rose
3. Love Stays
4. Time Will Tell
5. Rescue Me
6. Me Without You
7. Recover
8. Divine
9. September
10. Strength In Numbers
11. Hero-Zero
12. Only To Rise

Band:
Michael Sweet – voce solista, chitarre
George Lynch – chitarre soliste
James Lomenzo – basso
Brian Tichy – batteria

Sweet-Lynch( Sweet & Lynch)

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