Tankard allo Slaughter Club: Cronaca di una serata di Alcoholic Metal
Tra gli eventi dell’ultimo scorcio del 2025, quello di ieri 20 dicembre allo Slaughter Club di Paderno Dugnano (Milano), era da tempo annoverato tra “gli imperdibili”. La location non ha bisogno di presentazioni, venue collaudatissima oramai da tempo, ha ospitato un uragano sonoro che ricorderemo con piacere a lungo venire.
Iniziamo con un plauso all’organizzazione, finalmente si è dato spazio alle band italiane visto che non ci stancheremo mai di sottolineare come la scena vanti situazioni di tutto rispetto, troppo spesso relegate in favore della ricerca spasmodica del nome estero (sovente mediocre). Peraltro, sia l’accostamento sonoro che l’ordine di apparizione è parso coerente ed efficace; in un mondo impervio come quello dei concerti pare giusto dar risalto a chi lavora con competenza e dedizione, il che, non è affatto scontato.
Ma andiamo con ordine.
EGOCIDE
A breve distanza, appena tre mesi, tornano sul palco dello Slaughter gli Egocide, giovane band bresciana fresca di pubblicazione dell’album “Mortichnia”. La scorsa volta erano di supporto ai Left to Die, il noto tributo ai Death di Chuck Schuldiner, questa volta l’atmosfera era decisamente più goliardica, come vedremo nel proseguo del racconto.
Su disco, in tutta onestà, non avevano convinto appieno, dando la costante impressione di non aver trovato la propria identità musicale ma sul palco, come spesso avviene, la musica cambia in tutti i sensi! La prima impressione “visiva” è appagante, col chitarrista che si presenta con una Jackson tamarra in pieno stile anni ’80 e la maglietta dei Municipal Waste, scelta evidentemente non casuale vista la velata influenza di questi ultimi nel sound dei lombardi.
Il batterista appare chirurgico fin dalle prime note mentre il cantante fa largo abuso del growl. Il sound riporta molto alle origini, un blend degli albori del thrash e del metalcore arricchito con improvvisi blast beat, passaggi intricati, armonici naturali della chitarra esasperati con l’uso della leva e ritmi di basso non convenzionali. A tal riguardo, un plauso al bassista, suona con le dita ed insieme alle pelli rappresenta il punto di forza, da un punto di vista tecnico, del quartetto.
Bello l’intro del terzo brano, “Tensione superficiale”, che riporta ad una loro caratteristica interessante, quella di passare dal cantato in inglese a quello in italiano. Data la giovane età gli si perdona una non perfetta sincronizzazione sui ritmi veloci, in particolare tra chitarra e batteria, il tempo lenirà senz’altro questi piccoli aspetti (peraltro rilevabili soltanto dagli addetti ai lavori), inoltre, nell’ottica della critica costruttiva, come rilevato dall’ascolto su vinile, permane l’idea che debbano ancora trovare una propria collocazione stilistica. Per elevarsi in un mercato ampiamente inflazionato spesso non occorre per forza mischiare di tutto di più laddove la semplicità compositiva, finanche una trovata scenica originale, risultano maggiormente efficaci.
Setlist Egocide
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Afterborn Inhuman Abortion
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Tensione superficiale
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Behead the Man of God
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Grigio
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Nero Riflesso
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Vivisection (Another Kind of…)
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Intrusive Thoughts
NATIONAL SUICIDE
Delle tre rappresentanze italiche, quella dei National Suicide è la più longeva, essendo sulla scena da due decadi. Con loro si sale decisamente di livello tecnico e padronanza della pedana. Il primo a entrare in scena è uno dei due chitarristi, che imbraccia una strato assemblata e, come piace a noi, si collega direttamente all’ampli, niente fronzoli né infinite catene di effetti ma solo un pedale delay!
Sono in formazione classica a cinque ed utilizzano la batteria del precedente act anzi, a onor del vero le pelli rimarranno le stesse per tutto il concerto, probabilmente si tratta di un set preso a nolo (si lo so, siamo degli irriducibili pignoli!). Basso Warwick, marchio molto ambito negli anni ’80/’90 che stavolta suona col plettro e seconda chitarra Ltd decisamente più metal. Da sette anni non producono un disco ma fortunatamente ci rassicurano di averne uno in cantiere per l’anno prossimo, daje!
E’ visibilmente un combo che sa il fatto suo, calcano il palco con disarmante disinvoltura, classe e giusta dose di ironia. Non difettano neppure di umiltà, loro stessi argomentano di non aver inventato nulla ma di puntare solo a divertirsi e far divertire il pubblico, obiettivo pienamente centrato, bravi! L’alternarsi nei soli tra le chitarre è tremendamente potente e proficuo, vantando i due tecniche differenti, seppur nel novero di un contesto virtuosistico assai elevato. Nello specifico, Tiziano Campagna in fase solistica vanta un plettraggio che ricorda il mostruoso Michael Angelo Batio, mentre Daniele Valle possiede una tecnica più tradizionale, con largo abuso di legati e tapping, grandi! L’influenza più evidente è quella degli Overkill e in certe parti anche dei mitici Onkel Tom, per un blend coinvolgente e reso con perizia altamente superiore alla media. In definitiva vent’anni di onorata carriera per un gruppo che speriamo di rivedere presto con del nuovo materiale.
Setlist National Suicide
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I Refuse To Cry
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No Shot No Dead
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Old, White An’ Italian
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Nobody’s Coming
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Sucks N’ Artillery
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Massacre Elite
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The Old Family Is Still Alive
VEXOVOID
Passiamo ora al gruppo più interessante, per originalità, della serata. I Vexovoid provengono dalla Toscana, terra a noi cara per il buon vino ed aver dato i natali ad una delle più grandiose band metal italiane di tutti i tempi. Eravamo tentati dal non citare il nome per creare suspense invece… ovviamente ci riferivamo alla Strana Officina!
I quattro hanno dalla loro una oramai consolidata esperienza sui migliori palchi italiani ed un songwriting che tenta, con successo, di distaccarsi dai soliti canoni. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una delle realtà più creative ed estrose da ascoltare e vedere dal vivo. Anche in questo caso, la strumentazione riporta agli anni d’oro del metal, con una Jackson Flying V ed una Aria ProII con una finitura “crackle” (utilizzata ai tempi anche dalla Charvel) tipica degli anni ’80, il tutto non è affatto secondario e rende ulteriore lustro ai musicisti.
Riescono per primi a scuotere il pubblico, oramai quasi a piena capienza, con ripetuti circle pit e grida di approvazione. I testi notoriamente si rifanno a temi fantascientifici così come alcune atmosfere che rimandano a tali scenari. Arrangiamenti non convenzionali, presenza scenica e tecnica sono i punti di forza, tra tutti una menzione d’onore alla voce/basso di Danny Brunelli, che alterna con spontaneità plettro e dita, e adorna i pezzi con linee di basso spesso intricate, che non si limitano, come in molti casi, alla sola tonica. Considerando che canta e suona allo stesso tempo, è da annoverare tra i migliori bassisti attualmente in circolazione. A rendere ulteriormente interessante la loro esibizione, durante il set propongono un inedito, “Hall Of Past And Future” e la cover “Killing Technology” dei Voivod.
Setlist Vexovoid
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Omega Virus
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Dead Planets Throne
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Galaxy’s Echoes
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The Great Slumberer
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Hall Of Past And Future
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The Starforger
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Killing Technology
TANKARD
Per i quattro sbevazzoni teutonici una premessa è sempre d’obbligo, stiamo parlando di un gruppo storico, considerato tra i “big four” della gloriosa scena thrash tedesca ed uno dei più divertenti da vedere dal vivo di sempre. La seconda caratteristica, fortunatamente è rimasta inalterata, d’altronde già nei primi album avevano assorbito una certa attitudine hardcore/punk (in alcune esecuzioni si rifacevano non poco a gruppi come i Gbh).
Eccoci quindi al cambio palco, ove spuntano le immancabili grafiche accattivanti, come da tradizione, con due banner laterali del disco “Hair Of The Dog” e quello di sfondo, purtroppo sovradimensionato rispetto al palco e pertanto non pienamente visibile. Sempre da consuetudine, durante l’allestimento sul palco appaiono più birre e bottiglie di vino che strumenti! Soundcheck abbastanza celere e poi, dopo le note di “Seek & Destroy” dei Metallica si parte.
La scaletta risulterà armonica, con uno/massimo due pezzi estratti da gran parte della loro importante discografia. Come nel caso di altri gruppi della vecchia guardia, bisogna contestualizzare il giudizio, purtroppo il tempo passa per tutti, in questo caso v’è anche qualche chilo di troppo, e non si possono pretendere vocalizzi identici a quarant’anni fa, ciò nonostante la prestazione generale della band, e in particolare di Andreas Geremia e Frank Thorwarth, unici superstiti della line-up originale, è stata assolutamente soddisfacente ed all’altezza del nome. Addirittura Geremia ci ha sorpresi dimostrando di avere ancora tanto fiato (oltre quello alcolico) nel finale di alcune canzoni.
Non è cambiato molto nella loro attitudine, l’ossessione per l’alcol, i movimenti sul palco, il lancio delle birre ai fan assetati in prima fila e tanta, tanta goliardia. Su questo aspetto, a un certo punto “Gerre” annuncia di aver cambiato stile di vita e che avrebbe cantato soltanto una canzone contenente la parola “birra” in tutta la serata (il che ovviamente equivarrebbe a non cantare nessun brano!). Dopo il quinto pezzo si prendono una breve pausa dietro il palco, sarà per rifiatare o scolarsi qualche birra? Noi propendiamo per la seconda!
Andreas interagisce continuamente col pubblico, che ricambia cantando a squarciagola i classici e lanciandosi in ripetuti crowd surfing in un concerto che, come tutte le cose belle, scorre via in un attimo. Ecco, forse l’unica doglianza riguarda il time limit, facendo un raffronto con alcune delle più recenti esibizioni il set è stato tagliato di almeno tre pezzi. Per il resto si è trattato di ottimo concerto, come da tradizione Tankard, un gruppo che merita ancora considerazione e rispetto e risulta scelta privilegiata per chi intenda passare una serata spensierata all’insegna della musica suonata con ardore, fiumi di birra e brani oramai consegnati alla storia del thrash metal anzi, pardon, alcoholic metal!
Non poteva mancare la chiusura con uno degli anthem sulla birra più celebre nel metal, “(Empty) Tankard”, manco a dirlo urlato e ballato dall’intera platea!
Ein prosit!
Setlist Tankard
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One Foot in the Grave
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The Morning After
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Rapid Fire (A Tyrant’s Elegy)
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Ex-Fluencer
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Need Money for Beer
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Rules for Fools
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Time Warp
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Beerbarians
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Die With a Beer in Your Hand
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Octane Warriors
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A Girl Called Cerveza
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Chemical Invasion
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Zombie Attack
Encore:
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(Empty) Tankard

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