2025 – Cooking Vinyl

A distanza ormai di quattro anni dal precedente Motorheart, il 28 marzo fa registrare il graditissimo ritorno con un nuovo album in studio dei The Darkness. L’album è intitolato Dreams on Toast ed è composto da dieci canzoni. L’etichetta discografica è sempre Cooking Vinyl, che ormai da anni si occupa della pubblicazione dei loro lavori. Dreams on Toast è composto da dieci canzoni e l’album è stato anticipato da vari singoli che hanno sancito una certa evoluzione nel sound della band, senza comunque stravolgerla per quello che non è.

La loro forza è sempre stata quella di essere una band che mai si è troppo presa sul serio, con canzoni davvero orecchiabili e dai riff assassini. Il tutto caratterizzato dall’inconfondibile e riconoscibilissima voce del frontman e chitarrista, Justin Hawkins. In questo lavoro le sue celebri strofe cantate col falsetto sono minori rispetto a certi lavori, ma sempre presenti. Dreams on Toast è prodotto dal fratello Dan Hawkins e i due fratelli sono in piena forma dopo la reunion della decade scorsa.
Come sempre, insieme a loro ci sono i fidatissimi Frankie Poullain al basso e Rufus Tiger Taylor (nonché figlio d’arte, visto che suo papà è Roger Taylor dei Queen) alla batteria.

Il disco si apre con la scatenata Rock n’ Roll Cowboy, con riff tipicamente AC/DC e col cantato stranamente in tonalità bassa di Justin, che in alcuni frangenti sembra quasi un inconsapevole tributo al mai dimenticato Lemmy. Un midtempo che ti fa battere dal primo secondo il piede e ti fa alzare le corna al cielo.

Il secondo pezzo è invece I Hate Myself, molto stile college americano anni Cinquanta, per citare una rappresentazione visiva del pezzo, che vedrei bene in qualche serie tv o telefilm ambientato in quell’epoca. Un pezzo che sicuramente è ispirato a band glam storiche quali Sweet e Slade, e che ti fa sicuramente cantare a squarciagola. Il riff iniziale è qualcosa di incredibile e sicuramente questo pezzo scatenerà un bel pogo selvaggio nei prossimi concerti della band in Italia.

Concerti che si terranno in queste date, sempre organizzate dalla garanzia MC2Live:
2 agosto – Festival di Majano – Majano (Udine)
16 ottobre – Milano – Alcatraz
17 ottobre – Ciampino (RM) – Orion
18 ottobre – Nonantola (MO) – Vox Club

Un pezzo che invece ha ambientazioni countreggianti è il terzo brano Hot on My Tail, accompagnato da un video “official visualizer” in stile western. Brano che potrebbe essere cantato tranquillamente da Jelly Roll o fatto cantare con l’intelligenza artificiale a John Denver. Mortal Dread è un pezzo scritto, pensato e realizzato in puro stile AC/DC. Il riff iniziale mi ha ricordato moltissimo Are You Ready e il cantato di Justin è molto vicino ad alcuni modi di scandire le parole dal mai compianto abbastanza Bon Scott. Un midtempo che ad un certo punto rallenta e quasi diventa oscuro e narrativo, prima di riprendere il suo incedere dopo un bel riff di chitarra.

Un disco di puro rock non può non contenere anche la ballatona spezzaritmo ad un certo punto, e tale momento arriva con Don’t Need Sunshine, pezzo che mi ha ricordato in alcuni punti qualcosa dei vecchi Commodores o del primo Elton John. Subito dopo c’è il fortunatissimo singolo The Longest Kiss. Al primo ascolto pensavo fosse qualcosa ispirato a Mika, ed è un pezzo troppo ruffiano per non amarlo. I coretti ti si attaccano addosso come un chewing gum lasciato appiccicato ad una sedia.
Pezzo molto anni Cinquanta e scanzonatissimo, supportato da un video promozionale che vede la band impegnata in studio a registrarlo.

A riguardo del pezzo, lo stesso Hawkins spiega il suo significato:

Misty Orchards! Non è il mio nome nel porno, è il tipo di scenario che amo. Mi sono svegliato con una vista del genere nella deliziosa cittadina scozzese di Nairn la mattina in cui mi è venuta l’ispirazione per il testo di The Longest Kiss. La musica è una composizione guidata dal pianoforte, mentre il ritornello lo abbiamo scritto io e mio fratello, dopo una sua lunga pausa al bagno per svuotare la vescica durante un’impressionante resistenza al pub. I versi sono stati trasposti da una canzone su cui ho lavorato per decenni come parte di un musical sul collasso dell’industria della pesca di Lowestoft, chiamato The Collapse of the Lowestoft Fishing Industry. Il musical non è ancora finito ma The Longest Kiss sì, e ne siamo tutti orgogliosi”.

The Ballad for Gadget Sound è invece il pezzo maggiormente pesante dell’album e pura dimostrazione della maestria dei vari componenti della band. Le atmosfere countreggianti tornano ancora con la seguente Cold Hearted Woman e tale pezzo è forse impensabile pensando al falsetto ogni attimo di Justin nello storico e fortunatissimo debutto del 2003, Permission to Land.
In tale pezzo, Hawkins – tra l’altro affermatissimo conduttore di un proprio podcast di successo – dimostra di saper essere un frontman versatilissimo, passando da tonalità basse ad altre più alte, senza problemi.

Walking Through Fire è un altro pezzo che ha anticipato Dreams on Toast come singolo.
Un pezzo che ho ascoltato con molto piacere nelle principali radio italiane dedicate ad una programmazione incentrata su sonorità rock e che è il pezzo dove Justin usa maggiormente – ma senza esagerare e quasi volendo prendere un po’ le distanze dal passato – la sua celebre tonalità in falsetto. Pezzo midtempo con un ritornello davvero vincente che sembra quasi essere uscito da qualche disco dei Kiss anni Settanta.

Il compito di chiudere questo ottavo album dei The Darkness è affidato a Weekend in Rome.
Il pezzo è un omaggio alla nostra splendida capitale ed è molto etereo e soave nel suo incedere.
Pezzo inusuale e di atmosfera, posto strategicamente alla fine dell’album. Una splendida parte orchestrale dà il giusto abbellimento al tutto.

Sostanzialmente un bel disco, che sicuramente spiazzerà tante persone abituate ad associare la band soltanto a Permission to Land, di cui rimane ben poco come spirito.

Justin ha così definito il lavoro:

“Hai presente quella cosa quando il respiro di Dio solletica la tua anima e ti dice di creare? Già, fa ridere anche me, ma non puoi resistere. Dio potrebbe non avere il potere che aveva una volta, ma sa dannatamente bene ciò di cui il mondo ha bisogno adesso, ed è il rock dolce rock. E chi siamo noi, semplici mortali dalle straordinarie capacità, per discutere con il divino?
Quindi, ci siamo impegnati per dare il meglio, per pensare al meglio, alle canzoni d’élite, alla musica che cambia la vita dei secoli. Poi abbiamo tirato fuori una dozzina di pezzi, che vi presentiamo qui, serviti sopra i resti carbonizzati dei vostri invidiosi contemporanei… signore e signori, vi presento Dreams on Toast!”

 


Tracklist

  1. Rock and Roll Party Cowboy
  2. I Hate Myself
  3. Hot on My Tail
  4. Mortal Dread
  5. Don’t Need Sunshine
  6. The Longest Kiss
  7. The Battle for Gadget Land
  8. Cold Hearted Woman
  9. Walking Through Fire
  10. Weekend in Rome

Formazione

Justin Hawkins – voce, chitarra, piano
Dan Hawkins – chitarra
Frankie Poullain – basso
Rufus Tiger Taylor – batteria

Mauro Brebbia
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