Cooking Vinyl – 2020

Sesto album per una delle bands leader del movimento “indie rock“. Chi di noi, non ha mai “saltato in discoteca” o alle feste sulle spensierate e coinvolgenti note della megahit “Chelsea Dragger“?

Bene, dimenticatevi completamente quella party band e mettetevi in testa l’immagine di un gruppo che ha fatto un disco molto coraggioso, senza pensare troppo alla commercialità o meno del prodotto finale. Per definire questo disco, citerei quattro influenze che sono davvero evidenti tra i solchi delle dieci canzoni di questo lavoro in uscita ad Ottobre: Beck, The Beatles, Slade e Frank Sinatra.

Quattro artisti che hanno fatto la storia nel loro genere e che sono diversissimi tra loro, ma ogni brano mi portava a loro.

Lavoro riuscito? Direi in parte, perché non è certamente un lavoro che ti conquisterà subito e che richiederà parecchi ascolti anche al fan piu’ sfegatato della band di Glasgow, che ha debuttato nel 2006.

Prodotto a Los Angeles da Tony Hoffer (Beck, Supergrass e altri pesi massimi del genere indie), è un lavoro che sembra provenire in alcuni momenti dagli anni ’40, in altri dalle atmosfere lisergiche dei vari festivals storici anni ’60 stile Woodstock, e in altri dal glam-rock anni ’70 di T-Rex, Slade e altri. Non sicuramente un lavoro con campionamenti, diavolerie elettroniche e schitarrate che ti percuotono ogni parte del corpo. In un certo senso questo album è la continuazione del precedente “In your own street”, che si assicurò un bel piazzamento nelle classifiche di vendita inglesi, entrato nella top 5.

Il singolo scelto per presentare il lavoro è già in heavy rotation nelle principali radio rock ed alternative di tutto il mondo e si chiama “Six days in june“. Tra le altre cose questa canzone è stata l’ultima ad essere scritta per questo lavoro. Un video molto divertente che sembra uscire da qualche oscuro telefilm anni ’80, con una coppia di innamorati che balla in una strada di campagna,dominata da un alto traliccio dell’energia, accompagna la canzone. Molto ballabile e dominata dallo splendido falsetto di Jon Fratellis. Dopo un primo splitup, la band è tornata a macinare albums e concerti soldouts persino in Cina (nda prima del Covid-19).

Cosa possiamo dire degli altri 9 pezzi dell’album? Soltanto “Need a little love” e “Living in the dark” hanno un sound tipicamente “The Fratellis”. La prima è davvero una canzone che ti fa battere a tempo il piedino e che sembra arrivare da qualche “Austin Powers”.

Per il resto la title track “Half drunk under a full moon” è molto lenta e cadenzata nella sua struttura ed è stato fatto un sapiente lavoro con le parti orchestrali.

Altro pezzo che segnalo è “Lay your body down” che sembra un mashup tra “Slade” e “The Beatles”.

Barry Fratellis fa un ottimo lavoro col suo basso e Mince Fratellis è preciso con la sua batteria per tutto l’album.

Lavoro che si chiude con l’evocativa “Hello stranger“, pezzo che viene cantato da Jon solo per lo stretto necessario e che è un piccolo omaggio indiretto forse ad un genio che ci ha lasciato in questi giorni, Ennio Morricone o a John Barry. Molto orchestrale e che ti colpisce proprio.

Sostanzialmente un lavoro non semplice e che non mi ha conquistato totalmente, anche dopo vari ascolti.

Recensione di Mauro Brebbia

Tracklist:

1. Half Drunk Under A Full Moon
2. Need A Little Love
3. Lay Your Body Down
4. The Last Songbird
5. Strangers In The Street
6. Living In The Dark
7. Action Replay
8. Six Days In June
9. Oh Roxy
10. Hello Stranger

Band:

Jon Fratelli (voce e chitarra)
Barry Fratelli (basso e cori)
Mince Fratelli (batteria)

Sito Ufficiale: www.thefratellis.com
Facebook: https://www.facebook.com/thefratellis/

Mauro Brebbia
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