Concord Records – 2021

Gli Offspring pubblicano il loro decimo album dal titolo “Let The Bad Times Roll” a ben nove anni di distanza dall’ultimo interessantissimo “Days Go By”. Un vero piacere vedere quindi il ritorno di una band icona del punk rock americano dopo così tanto tempo. Gli Offspring sono una band che, insieme ad altri illustri interpreti del genere come i Green Day e i Sum 41, hanno fondato una generazione capace di far rivivere il leggendario punk rock britannico sotto una chiave più mainstream. Questo genere ha quindi ripreso i riff graffianti e i messaggi di protesta verso le ingiustizie che le popolazioni hanno dovuto subire negli ultimi trent’anni, in linea con il periodo di attività della band, veicolando quindi messaggi sempre molto importanti sotto la forma di pezzi estremamente energici e spesso anche ironici. E dopo tutti questi anni, anche se con qualche particolare magari non particolarmente entusiasmante, gli Offspring si dimostrano ancora in grado di dire la loro attraverso un album che non sarà il migliore che hanno composto, ma considerando che i tempi sono cambiati e che l’album omonimo d’esordio della band Californiana “The Offspring” data dell’ormai lontano 1989, essere ancora lì nel 2021 con del materiale di qualità è un aspetto davvero di tutto rispetto.

“Let The Bad Times Roll” è soprattutto un album che, in contrasto con il precedente disco “Days Go By”, si può ricollocare in quello stile tipico e di maggiore successo degli Offspring che va dall’inossidabile “Americana” del 1998 fino a “Rise And Fall, Rage And Grace” del 2008. Questo ovviamente senza dimenticare l’album rivelazione della band del 1994 “Smash”. Per quanto “Days Go By” sia un album estremamente valido e sicuramente migliore rispetto a “Let The Bad Times Roll”, la scelta adottata in questo disco di ripercorrere le origini dello stile della band è altrettanto azzeccata, perché ci fa rivivere un passato glorioso con nostalgia e bei ricordi adattandolo ai temi della nostra era attuale. Certo, considerando che l’album dura appena poco più di 30 minuti e che troviamo, oltre che a un singolo già sentito più di cinque anni fa, un paio di rivisitazioni di altrettanti pezzi già conosciuti, ci si poteva sicuramente aspettare qualcosa di più dopo nove anni di attesa… però tutto sommato ci sono un paio di pezzi di spicco che funzionano davvero molto bene e che sono inevitabilmente, come gli Offspring ci hanno sempre ben abituato, estremamente catchy.

Si parte subito con “This Is Not Utopia”, un pezzo dettato da un ritmo molto sostenuto che, guidato da un riff tanto semplice quanto incisivo, permette all’inossidabile Dexter Holland di far valere il suo timbro inimitabile in un brano che si avvera essere una traccia di apertura molto efficace. Soprattutto anche grazie ad un testo estremamente d’attualità che, per quanto Dexter ha dichiarato fosse stato completato ben prima degli eventi in questione, denuncia la mancanza di regole di giustizia e uguaglianza tra gli umani, in particolar modo in America, ricollegandosi inevitabilmente a quanto successo negli Stati Uniti l’estate scorsa e la nascita del movimento “Black Lives Matter” in seguito a tutti i disordini sociali e le rivolte che ne conseguirono. Dexter ha infatti aggiunto che avesse la sensazione che qualcosa stesse ribollendo e che le cose non stavano andando bene quando completò il pezzo nell’aprile 2020, per quanto allora non fosse ancora possibile immaginare che sarebbe veramente esploso questo tema a livello mondiale proprio qualche mese dopo.

Let The Bad Times Roll” è senza dubbio uno dei pezzi più divertenti e ben riusciti dell’intera carriera degli Offspring. Assoluta colonna portante di questo album, nonché titletrack, questo pezzo combina tutto quello in cui gli Offspring sono maestri. Ritmo trascinante, riff estremamente catchy, ironia allo stato puro ed un ritornello di quelli che ti entra nella testa e che non riesci più a toglierti, nel senso buono del termine ovviamente. Aggiungiamoci il fatto che il testo intero è una completa critica alla sciagurata gestione della presidenza di Trump e abbiamo un pezzo capolavoro capace di trasmettere un messaggio molto forte sotto la forma di un brano che non smetteresti mai di ascoltare.

Behind Your Walls” tocca un altro tema delicato in quanto è un tentativo di entrare nella mente di qualcuno che soffre di depressione al punto di avere tentazioni di suicidio. Il testo ha quindi come scopo di capire i problemi di questa persona in modo da poterla aiutare prima che sia troppo tardi. Il fatto di poter parlare più apertamente delle malattie mentali ai giorni nostri è sicuramente un passo avanti nel poter prevenire tante tragedie che magari in passato non si sia riusciti ad evitare. L’idea di volgere un messaggio di sensibilizzazione come questo attraverso un brano punk molto diretto ed incisivo è sicuramente un atto che, nel suo piccolo, può comunque contare più di quanto sembri. La melodia suona infatti come un messaggio di speranza molto ben riuscito.

Proseguendo con “Army Of One” troviamo un pezzo dettato da un fast pace molto pronunciato condotto egregiamente dai lyrics di Dexter che raggiungono velocità davvero significative. Ed è proprio il senso che vuole dare il brano, l’idea di correre più veloce di tutti e attraverso tutte le difficoltà. Questo brano è infatti una vera iniezione di fiducia e auto resilienza, un modo per ricordarsi di dare sempre tutto quello che abbiamo e di fare il massimo per oltrepassare gli ostacoli. Questo aspetto si nota particolarmente nel ritornello, che dà proprio voglia di intonarlo per sentirsi forti come una vera armata capace di affrontare qualsiasi avversità.

Breaking These Bones” dispone di uno degli intro più accattivanti di tutto l’album, con un solo di batteria che viene raggiunto prima dalla chitarra e poi dal basso in un crescendo molto ben eseguito. Altrettanto d’impatto l’effetto creato dall’introduzione della voce di Dexter che si esibisce in spazi accompagnati soltanto dal basso in sottofondo, intercalando a varie riprese un corto riff dall’efficacia assicurata. È davvero incredibile pensare che, se si guarda il testo, in realtà ritrae la sofferenza del vivere un lutto in seguito alla perdita di una persona cara. Se non si guardasse il testo potrebbe essere tranquillamente un pezzo ideale per fare mosh pit o headbanging (e sicuramente lo rimane), però se si vuole scavare più nel dettaglio in realtà c’è un messaggio molto triste. Un modo di effettuare un ultimo saluto in una maniera punk che per quanto fuori dal comune può solo che essere apprezzabile.

Arrivando su “Coming For You” è ovviamente inevitabile riconoscere il pezzo… questo brano, infatti, è un singolo che la band ha pubblicato nel gennaio del 2015 senza mai inserirlo in un album. Non era infatti chiaro all’epoca se sarebbe rimasto un singolo isolato o se avrebbe fatto parte del decimo album… lo ritroviamo quindi in questo disco, onestamente un po’ a sorpresa. Da una parte, non avere in un album un pezzo che sicuramente è tra i migliori della storia della band (e che ha anche raggiunto la prima posizione nella Mainstream Rock Billboard Chart) era un peccato, dall’altra parte, tirare fuori un pezzo di sei anni fa per un album del 2021 non mi convince più di tanto… avrebbe avuto senso se non fosse passato troppo tempo tra l’uscita di questo singolo e il decimo album, ma dopo così tanto tempo non sono sicuro sia stata una scelta azzeccata… questo brano aveva il suo fascino proprio perché era un “one-off”, riproporlo in questo contesto, a mio avviso, fa perdere un po’ di particolarità alla traccia e la rende inevitabilmente obsoleta in mezzo ai pezzi nuovi… detto questo, il fatto che rimanga un pezzo fantastico resta ovviamente fuori discussione.

Proseguendo con “We Never Have Sex Anymore”, troviamo l’immancabile brano pazzo a cui gli Offspring ci hanno sempre abituato. Troviamo infatti un pezzo che si potrebbe definire come una fusione geniale di un brano swing con il carattere punk. C’è di tutto in questa traccia… trombe, clarinetto, sassofono, pianoforte… ed il tutto condito in una melodia esilarante che inevitabilmente centra il suo obbiettivo di far sorridere con un ritmo che si dimostra davvero trascinante. Raramente gli Offspring sbagliano la mina vagante dei loro album, quel pezzo che non ti aspetti e che esce dagli schemi sempre in un modo tanto folle quanto originale. Ed ovviamente hanno fatto centro anche questa volta.

Segue un interpretazione punk di “In The Hall Of The Mountain King”, il celebre pezzo strumentale del compositore e pianista di musica classica norvegese Edvard Grieg. Come nel pezzo originale, la famosa melodia principale viene suonata a varie riprese a ritmi sempre più veloci fino ad implodere, solo che il tutto viene condensato in 60 secondi invece dei quasi 3 minuti del pezzo originale e si concentra unicamente sulla melodia iconica principale. Sicuramente divertente questa versione punk, anche se inserita in modo un po’ casuale senza particolari connessioni con gli altri pezzi del disco.

The Opioid Diaries” è tanto efficace musicalmente quanto per il messaggio che veicola. È un pezzo dal fast pace molto sostenuto che gode di un ritornello estremamente accattivante, il migliore dell’album insieme a “Let The Bad Times Roll”. Ci si fa trascinare in un pezzo dall’anima punk estremamente spinta, con una melodia tanto semplice quanto incisiva. E il messaggio associato è sicuramente sottolineato in maniera molto esplicita, con una critica molto diretta verso l’utilizzo dei farmaci oppioidi e verso quanto l’uso di questi antidolorifici crei una dipendenza molto pronunciata che va fino a creare dipendenze anche alla droga. Infatti, l’utilizzo di questi farmaci genererebbe una tale dipendenza che una volta che le persone non possono più goderne della prescrizione, o semplicemente non possono più’ permetterseli economicamente, trovano sollievo nel rimpiazzarli con l’eroina. Un fatto sicuramente molto grave che questo pezzo condanna con assoluta convinzione.

Proseguendo con “Hassan Chop”, troviamo un pezzo particolare che gode di un originale riff di basso che viene messo in primo piano fin dai primi secondi del brano e che detterà il ritmo dell’intera traccia, snodandosi sotto forma di una cavalcata molto energica. Il riff di chitarra che si associa con quello del basso è stato invece rilavorato da una vecchia demo della band intitolata “Call It Religion”.

Troviamo in seguito un altro pezzo che già conosciamo, questa volta però rilavorato sotto tutto un altro aspetto. “Gone Away” in versione originale infatti figura nel quarto album della band uscito nel 1997 “Ixnay On The Hombre” ed è un pezzo che raffigura tutta la sofferenza di Dexter durante il lutto della scomparsa della sua fidanzata dell’epoca, deceduta in un tragico incidente d’auto. Conoscevamo questo pezzo sotto la forma di un altro pezzo punk molto dinamico, dove Dexter liberava tutta la sua rabbia e la sofferenza. Questa versione invece è un emozionante ballad dove Dexter si esibisce in una performance vocale molto toccante, accompagnata dalla melodia principale suonata con un pianoforte e delle armonie d’archi in sottofondo che creano un’atmosfera molto avvolgente. Davvero incredibile vedere come sia cambiato questo pezzo rispetto alla versione originale, ma c’è davvero da ammettere che, soprattutto considerando le parole e il significato del testo, questa versione si adatta anche meglio del pezzo originale che conoscevamo. Le parole toccanti e la melodia malinconica creano infatti una componente emotiva che si percepisce davvero in modo particolare.

Lullaby” conclude l’album in un modo un po’ strano. La voce di Dexter echeggia in vari eco ripetendo per poco più di un minuto le due linee principali del ritornello della titletrack: “Don’t be thinkin’ we’re crazy / Oh, baby, let the bad times roll”. Il tutto accompagnato da un leggero riff di chitarra elettrica in clean sound. Un effetto quasi in stile teatrale che fatica ad essere particolarmente rilevante, ma che conclude sicuramente il disco in modo particolare.

Let The Bad Times Roll” non sarà il migliore album in assoluto degli Offspring, ma ci riporta in scena una band molto amata con un disco di tutto rispetto che presenta in gran parte tutti gli elementi musicali che hanno reso unici gli Offspring nel corso della loro storia, associandoli inoltre a temi di assoluta attualità. Ci sono molti messaggi di protesta e di condanna di elementi di ingiustizia che sono tipici del punk rock e che sono quindi fedeli a una delle caratteristiche principali di un genere che è nato sotto l’aspetto della ribellione. Ci sono un paio di pezzi che entrano davvero nella lista dei migliori brani composti della band, e contando che siamo al decimo disco della band Californiana di Garden Gove, questo la dice lunga sulla capacità di sapersi ancora esprimere ad altissimi livelli, anche dopo tutti questi anni. Siamo estremamente contenti di riavere gli Offspring in mezzo alla scena rock attuale grazie a questo nuovo disco e non vediamo l’ora di rivederli dal vivo in Italia alle date di Milano e Padova, rispettivamente il 21 ed il 22 Giugno 2022.

Tracklist

This Is Not Utopia
Let The Bad Times Roll
Behind Your Walls
Army Of One
Breaking These Bones
Coming For You
We Never Have Sex Anymore
In The Hall Of The Mountain King
The Opioid Diaries
Hassan Chop
Gone Away
Lullaby

Band

Dexter Holland – Lead Vocals / Rhythm Guitar / Piano / Keyboards
Noodles – Lead Guitar / Backing Vocals
Todd Morse – Bass / Backing Vocals
Pete Parada – Drums

Sito Ufficiale: https://www.offspring.com/
Pagina Facebook Ufficiale: https://www.facebook.com/Offspring

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