2026 Polydor/Capitol Music .
La longevità nel rock and roll è un concetto che spesso sfida le leggi della logica, ma quando si parla della più grande rock band del pianeta, i numeri assumono una dimensione leggendaria.
Attivi da ben 64 anni, avendo iniziato la loro straordinaria carriera nel lontano 1962 a Londra, The Rolling Stones tornano sul mercato discografico con il loro venticinquesimo album in studio di materiale inedito (il ventiseiesimo per il mercato americano).
Un traguardo incredibile che si realizza con la pubblicazione del cd uscito il 10 Luglio 2026, intitolato ufficialmente THE ROLLING STONES-Foreign Tongues. Il percorso di avvicinamento a questa pubblicazione è stato caratterizzato da una sapiente e coinvolgente campagna promozionale vecchio stile mixata con il marketing digitale moderno. Tutto è iniziato con una vera e propria caccia al tesoro internazionale focalizzata su un misterioso formato a quarantacinque giri contenente il singolo “Rough and Twisted”, distribuito in pochissime copie nei negozi di dischi sotto il falso nome di “The Coackroaches”. A questo depistaggio romantico si sono presto succeduti spoiler video mirati su Instagram e proiezioni grafiche della celebre lingua monumentale apparse in diverse metropoli in giro per il mondo, mandando i fan in visibilio prima della conferma ufficiale del titolo.
L’album è stato interamente registrato nell’arco di appena un mese presso i Metropolis Studios di West London, una sessione intensiva che ha cercato di catturare l’urgenza e la freschezza della performance live. Dietro al banco di regia siede nuovamente il produttore Andrew Watt, già artefice del sound del precedente Hackney Diamonds, il quale ha impresso al lavoro una direzione sonora contemporanea ,molto piu’funkeggiante e corposa, pur rispettando i canoni tradizionali del blues rock e del rhythm’n’blues tipici della band.
La line up della band vede saldamente al comando il nucleo storico composto da Mick Jagger alla voce, Keith Richards alla chitarra e Ronnie Wood alla chitarra, supportati in studio dai fidati turnisti di lungo corso, Darryl Jones al basso e Matt Clifford alle tastiere.
Ad impreziosire le quattordici tracce si unisce una serie straordinaria di ospiti illustri: alle pelli siede stabilmente Steve Jordan, ma spicca il commovente recupero di alcune tracce dello storico e indimenticabile batterista Charlie Watts, presente grazie a pezzi d’archivio registrate durante le sue ultime sessioni prima della scomparsa avvenuta nel 2021. Tra i camei d’eccezione figurano Paul McCartney, la chitarra di Robert Smith dei Cure, il pianoforte Rhodes e l’organo di Steve Winwood, le percussioni di Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers . Durante la conferenza stampa di presentazione a New York, il frontman Mick Jagger ha commentato con la sua solita ironia le dinamiche nate dietro a questi incontri spontanei in studio.
Ho visto questo tizio in studio, di spalle, con una lunga veste addosso. Quando si è girato era completamente coperto di rossetto. Non l’avevo mai incontrato prima e gli ho detto: “Ma tu sei Robert Smith dei Cure!”. Lui ha risposto: “Sì!”. Allora gli ho detto: “Già che sei qui, tanto vale che fai qualcosa”. A volte le collaborazioni funzionano così. Vai dentro e canta i cori.
Il disco si apre con l’iniziale “Rough and Twisted”, la traccia che ha inaugurato la caccia al tesoro primaverile. Il pezzo mette subito in chiaro le cose grazie a un riff graffiante di Keith Richards e alla batteria viva e potente di Steve Jordan, configurandosi come un rock d’assalto sporco e stradaiolo che definisce da subito il tono dell’intero album.
Segue “In the Stars”, scelta come uno dei singoli di lancio ufficiali e accompagnata dal videoclip del regista Francois Rousselet.
La canzone è un brano vivace, orecchiabile e decisamente radiofonico, guidato da una melodia accattivante che dimostra come il gruppo sappia ancora tessere ganci pop-rock di altissimo livello senza perdere la propria identità.
La terza traccia è “Jealous Lover”, un tuffo profondo nelle radici rhythm’n’blues della band, impreziosito dal falsetto ancora molto riuscito di Mick Jagger( 83 anni a breve) e dal tocco sopraffino di Steve Winwood al piano Rhodes e all’organo Hammond, che conferisce un’atmosfera d’altri tempi alla struttura armonica del pezzo.
Si passa poi a “Mr. Charm”, un pezzo dal groove paraculo che unisce influenze soul alle chitarre quasi glam di Keith Richards e Ronnie Wood strette e coerenti con la loro migliore tradizione interpretativa.
Quinta traccia in scaletta è l’attesissima “Divine Intervention”, il brano che ospita Robert Smith dei Cure alla chitarra e contrariamente alle aspettative di un pezzo oscuro, la traccia è un rock grintoso in cui la chitarra di Robert Smith si adatta perfettamente al sound stonesiano, limitandosi a ricamare trame energiche ed evitando derive puramente gotiche. “Ringing Hollow” rallenta parzialmente i ritmi proponendo un mid-tempo profondo e suggestivo, un blues moderno venato di malinconia dove la sezione ritmica di Darryl Jones sostiene un cantato teatrale e d’atmosfera.
Arriva poi il turno di “Never Wanna Lose You”, firmata da Mick Jagger e Keith Richards insieme a Matt Clifford, un brano solido, lineare che vede la partecipazione ancora di Robert Smith alle tastiere e cori, caratterizzato da un arrangiamento classico ed essenziale che mette in luce la longevità della scrittura compositiva dei due leader. La successiva “Hit Me in the Head” è una sferzata di adrenalina pura, un pezzo rapido che sfiora attitudini punk rock per la sua brevità e per la ruvidezza dei riff di chitarra eseguiti in presa diretta da Keith Richards e Ronnie Wood. Si giunge così a “You Know I’m No Good”, sentita e riuscita reinterpretazione del celebre classico di Amy Winehouse; gli Stones rileggono il pezzo trasformandolo in un torrido blues d’oltreoceano, con Mick Jagger che reinterpreta le linee vocali con carisma felino e navigato.
“Some of Us” si sviluppa su coordinate più intimiste, una ballata rock introspettiva che mette in risalto le sfumature più mature della band, arricchita da cori che sanno cullarti bene e da un assolo acustico di pregevole fattura. Undicesima traccia è “Covered in You”, un rock sinuoso e funkeggiante , sorretto da un basso pulsante a opera dell’amico e presunto rivale storico Paul McCartney e da un arrangiamento di tastiere molto moderno curato da Matt Clifford.
“Side Effects” alza nuovamente il tiro proponendo un rock classico guidato dal drumming vigoroso di Chad Smith, che offre un’incredibile iniezione di potenza ritmica supplementare perfetta per esaltare i graffi chitarristici della coppia Keith Richards–Ronnie Wood.
Il penultimo brano, “Back in Your Life”, rappresenta il momento emotivamente più alto dell’intera opera: la traccia recupera infatti la batteria originale di Charlie Watts registrata nel 2021, regalando una performance pulsante, nostalgica e solenne che funge da perfetto tributo e da testamento artistico inossidabile del compianto musicista. La chiusura dell’album è affidata a “Beautiful Delilah”, un travolgente omaggio a Chuck Berry che chiude idealmente il cerchio riportando la band alle origini del proprio percorso, un rock’n’roll primordiale suonato ad altissima velocità e con un’attitudine giovanile che cancella di colpo l’anagrafe dei protagonisti.
In conclusione, THE ROLLING STONES-Foreign Tongues si puo’definire come un album vibrante e solido, capace di mostrare una band ancora miracolosamente in grado di padroneggiare il rock and roll con credibilità e dignità, senza scivolare nella sterile nostalgia ma anzi integrando con intelligenza stimoli contemporanei e ospiti di rilievo.
Componenti dei Rolling Stones
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Mick Jagger-voce
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Keith Richards-chitarre,cori
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Ronnie Wood-chitarre,cori
Setlist del disco
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Rough and Twisted
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In the Stars
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Jealous Lover
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Mr. Charm
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Divine Intervention
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Ringing Hollow
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Never Wanna Lose You
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Hit Me in the Head
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You Know I’m No Good
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Some of Us
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Covered in You
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Side Effects
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Back in Your Life
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Beautiful Delilah
Sito Ufficiale: rollingstones.com
Facebook: facebook.com/therollingstones
Instagram: instagram.com/therollingstones
Recensore: Mauro Brebbia

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