Quindi, signora mia, quello di A Light For Attracting Attention, non era una dopolavoro per professionisti imbolsiti in cerca di nuove motivazioni, glielo avevo detto. Lo so, lei sperava in un ritorno dei Radiohead, anche solo per ricordare i bei tempi nei quali, grazie a dosi significative di Kid A, faceva serata con gli amici. Le vorrei comunque rammentare che, oggi, mezza Idioteque dopo le 9 di sera, sarebbe sufficiente per tenerla inchiodata al letto due giorni di fila. Però ecco, il suo rammarico lo comprendo, ma solo fino a un certo punto. Non me ne voglia, per carità, ma non le sembra che, certe volte, si corra il rischio di confondere una scatola col suo contenuto? Se l’infuso è ottimo, perché preoccuparsi del colore della bustina che nuota nella teiera?

Magari Yorke, Greenwood e Skinner (la cui sovrabbondanza di attività cerebrali non verrebbe sedata neppure da una delle sue potentissime tisane), passata l’eccitazione della fase di start up, già domattina, potrebbero legittimamente scoprirsi precocemente annoiati dalla nuova ragione sociale. Le dico questo perché, mi permetta, ho la netta impressione che lei continui a preoccuparsi di eventi sui quali non ha alcun potere decisionale e confidi nella benevolenza di un auspicato futuro che invece è già finito dentro queste otto tracce.

Grazie al cielo, poi, non c’è nulla che lasci pensare alla volontà di interrompere, smentire o riavvolgere un percorso che viene, anzi, lasciato libero di correre, ancora una volta, in avanti. Certo, rispetto al suo predecessore, Wall Of Eyes dismette gli abiti di Fela Kuti e preferisce tirar fuori dall’armadio la fluidità siderale dei Can, indovinando un outfit di alta sartoria che non ha neppure bisogno di una veloce stirata. C’è meno groove “di pancia” e più ritmica “di testa”, come in un Amnesiac nascosto tra le pieghe di un In Rainbows meno nervoso.

Con Tom Yorke in modalità White Album e Johnny Greenwood intento a cercare le trame di Fripp dentro al dizionario di Canterbury, il ruolo di Tom Skinner si fa più funzionale ad un songwriting che riesce, addirittura, ad alzarsi ulteriormente rispetto ai già elevati livelli del lavoro precedente.

Signora, qui dentro c’è davvero tutto quello che le occorre, non vedo proprio motivi per lamentarsi. Piuttosto, finché dura, pensi a godersi il viaggio.

8.5/10

Tracklist
1. Wall Of Eyes
2. Teleharmonic
3. Read The Room
4. Under Our Pillows
5. Friend Of A Friend
6. I Quit
7. Bending Hectic
8. You Know Me!

The Smile
Jonny Greenwood – guitars, bass, piano, synthesisers, orchestral arrangements, cello, Max MSP
Tom Skinner – drums, synthesisers, percussion
Thom Yorke – voice, guitars, bass, piano, synthesisers, lyrics

 

Comments are closed.