E’ un noioso e malinconico Lunedi’ autunnale a Milano.
Di certo, non ci sono grossi eventi che possono scaldarmi cuore, corpo ed anima e spingermi a
mettermi in viaggio da Varese, rischiare i soliti ingorghi in autostrada e conciliare vita privata con la mia passione per la musica live.
The Struts e Barns Courtney sono però un autentico jackpot , che ti fanno dimenticare tutto. E’ la mia quinta volta per “The Struts“, un gruppo che seguo dagli esordi e che ho ammirato per la prima volta nel 2017 come supporters dei “The Rolling Stones” in una storica data a Lucca. E’ invece la mia prima volta per l’artista nativo di Ipswich, Mister Barnaby George “Barns” Courtney.


Anche lui ha all’attivo una carriera che dura ormai da svariati anni, dapprima come componente
di vari gruppi e poi artista/frontman del suo progetto proprio. Cosa hanno in comune le due bands? Sono entrambe del Regno Unito (The Struts,per la precisione sono fieramente Gallesi), riprongono e rivitilizzano un certo tipo di rock(molto orientato al glam anni Settanta), sono impeccabilmente stilosi nei loro outfits sul palco e soprattutto hanno deciso di unire le loro forze in tour di co-headliners. Entrambe hanno a disposizione lo stesso tempo, non ci sono preferenze per impostazioni di volumi e luci e soprattutto entrambi gli acts ,sono straordinariamente dotati di una naturale interazione col pubblico, che va da solitarie incursioni in mezzo al pubblico,richieste di cori da parte dapprima di una parte del locale,poi dall’altra. Completa il bill, un ottimo artista di nome James Bruner, che intrattiene il pubblico per circa una mezz’oretta.

Il Fabrique non è proprio ancora pieno per usare un eufemismo, ma James e la sua band non si
risparmiano ed interagiscono con maestria dal palco con i presenti. Le sue ispirazioni dichiarate sono i Jet(tra l’altro appena passati in Italia) e il mai sufficientemente lodato, Jeff Buckley.
A differenza delle altre due bands, l’artista arriva dall’Illinois e conquista tutti per sua
spontaneita’ e modo di tenere il palco. Specie un gruppo di ragazze, in prima fila, letteralmente rapite da quello che James trasmette dal palco. Un rapido cambio palco ed è l’ora di Barns Courtney.
Accolto calorosamente dai presenti, che man mano sono aumentati (anche se a dir il vero alla
fine il Fabrique sarà abbastanza pieno ma non soldout), l’artista macina riffs con la sua band senza sosta.
Un modo davvero vincente di stare sul palco, mosse da navigato artista che affonda certamente
le sue radici in gente come Marc Bolan, David Bowie periodo Ziggy Stardust, Slade, Sweet e
New York Dolls, tanto per citarne alcuni. Anche Barns ha aperto concerti prestigiosi e di svariato genere. Tale mia affermazione viene rafforzata dal fatto che ha infatti aperto sia per leggende rock quali “The Who” e leggende pop come Ed Sheeran, che piaccia o non piaccia ha dominato le
classifiche negli ultimi anni, fa collaborazioni persino con Cradle of Filth e sale sul palco con altri
artisti rock e fa soldout ovunque. Il tour congiunto di Barns Courtney con “The Struts” è stato non a caso denominato “The Grand Union Tour”.
Grande unione, grande chimica,grande affiatamento e soprattutto chi pensa che il rock n’roll sia
morto,stasera puo’ starsene definitivamente zitto. Alle ore 20, inizia la festa. Riccioli ribelli, chiodo con frange,pantaloni glam con cerchi e triangoli, Barns conquista tutti e fa scatenare subito e senza possibilità di scampo,tutti i presenti. Nel luglio 2024 è uscito il suo ultimo album intitolato “Supernatural” e c’è ovviamente un adeguato spazio nella setlist. La band è davvero molto varia. Un chitarrista che sembra arrivare dai Motley Crue anni Ottanta, un bassista di colore che pulsa adrenalina nei suoi licks e slappate col basso e un batterista davvero picchiaduro. E’ stata una vera e propria festa, quella che è scaturita senza barriere tra Barns e il pubblico. Tutto molto spontaneo,mai studiato. Passione e voglia di dare il cento per cento per i suoi fans, a costo di faticare duramente. Un giusto mix di pezzi,tratti dal debutto “The attraction of youth” fino a “Supernatural“.
Incitamento per i cori, vari crowdsurfing, mosh diretto di Barns col suo pubblico e tanti
ringraziamenti. “Fire” ha concluso degnamente un concerto davvero bello ed onestamente spero in un suo ritorno, questa volta tutto da solo e non come co-headliner.

Un rapido cambio palco,visto che le scenografie non sono di certo kitch o che richiedano chissà
quale allestimento e sulle note introduttive di “We Will Rock You“, ecco “The Struts“.
E’ la mia quinta volta live con loro e anche se gli ultimi albums non sono stati accolti certamente
bene come i primi(anche se hanno ancora svariate canzoni vincenti), con loro vado sempre sul
sicuro.

Ogni volta è un “raw rock n’roll show” e Luke e soci non si risparmiano mai. Tra le altre cose è anche appena uscito un nuovo singolo denominato “Can’t stop talking“, che non è contenuto in nessun album. “The Struts” sono noti anche per questo. Spesso fanno uscire pezzi inediti o covers di
successo( esempio “Dancing in the street“), quasi senza preavviso. “Pretty Vicious“, l’ultimo loro lavoro(presentato in una notte d’estate del 2023 al Circolo Magnolia di Segrate o meglio anticipato con esecuzione di alcuni pezzi) è ovviamente al centro della serata. Anche se non monopolizza tutto.
Le cose palesi per chi li segue da anni(come sottoscritto) sono evidenti: non vengono eseguite le covers e soprattutto Luke non suona manco mezza nota al pianoforte. Forse il fatto di essere paragonato continuamente a Freddie Mercury ha magari sortito qualche effetto,ma io dico che è stato un peccato, visto che è davvero tostissimo. Adam, Gethin e Jes lo accompagnano degnamente coi loro stumenti ed ognuno di loro è anche un sex symbol per tante fans, che non fanno pendere l’ago della bilancia delle preferenze su nessuno in particolare. Come sempre o quasi l’opener è l’iconica “Primadonna like me”, cantata in coro da tutti i presenti. Un tuffo nel rock piu’ classico ,con Jagger e Mercury ,chiare influenze vocali e di movenze e di look per Spiller. Una carrellata di hits viene riproposta in sequenza dai miei gallesi preferiti. “Body talks”, “Too good at raising hell, “Kiss this”, “Dirty sexy money” sono solo alcuni esempi. Richieste di cori, un sorriso sempre stampato sul volto da tutti i componenti della band ed un’interazione naturale con i loro fans. Per questo Barns e Luke sono assai simili, anche se il primo in alcuni frangenti è decisamente piu’ cantautoriale. Ancora richieste da parte di Luke per un duello di cori, tra le due aree del locale e vince la parte destra(dove ero io),qualche aneddoto e si arriva alla penultima “In love with a camera”, con Luke che si fa un bel giro in mezzo alla folla. Chiude la sempre apprezzatissima e cantata a squarciagola “Could Have Been Me”.
Grande serata, il rock è vivo e vegeto.

testo di Mauro Brebbia

SCALETTA Barns Courtney:
Fun Never Ends
London Girls
Hands
National treasure
Supernatural
Heartbreak hallelujah
Young in America
The Vapor
The kids are alright
Glitter & Gold
99
Golden dandelions
Kicks
Fire

SCALETTA The Struts:
Primadonna Like Me
Fallin With Me
Body Talks
Too Good at Raising Hell
Dirty Sexy Money
The Ol’ Switcheroo
Can’t Stop Talking
Kiss This
Better Love
Pretty Vicious
In Love with a Camera
Put Your Money On Me
Could Have Been Me

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