Ad aprire la torrida serata di sabato 5 luglio al Lucca Summer Festival, che vede come headliner i Thirty Seconds To Mars con il loro “A beautiful lie 20th anniversary”, ci pensa la band, reduce dal recente successo nell’ultima edizione di X-factor, Les Votives.

Il trio, ha dimostrato una solidità inaspettata: chitarra, basso e batteria si sono intrecciati in un tappeto ritmico avvolgente, con momenti di esplosiva intensità che hanno preparato al meglio il pubblico all’ondata di emozioni successiva.

L’esibizione è apparsa ben strutturata e suggestiva, in grado di mantenere alta l’attenzione merito anche del frontman, Riccardo Lardinelli che si è distinto sul palco per carisma e controllo: grande padronanza della scena, interazione con il pubblico fresca e pungente ed una padronanza vocale che ha ben caratterizzato i brani portati sul palco. La band verso la fine della sua esibizione, ha avuto modo di rivolgere una personale critica politica nei confronti del governo israeliano, ultimamente, e finalmente, sempre più contestato, rivolgendo parole dure nei confronti del suo leader, ma senza forzature o retorica.

Se si considera che i Les Votives sono nati solo di recente, la loro performance è apparsa sorprendentemente matura: hanno iniziato la serata con tutta la potenza della loro età, trasmettendo freschezza e un genuino senso di missione artistica – elemento che, in un contesto estivo e internazionale, è già di per sé un risultato degno di nota.

Quando finalmente giunge il momento dei Thirty Seconds To Mars, sulle note di “Kings and Queens” i fratelli Leto fanno esplodere Piazza Napoleone, Jared saluta il pubblico, ricordando con piacere, quando nel 2013, si esibirono qui a Lucca, e di quanto fosse stato bello girare in bicicletta sulle mura della città, un ricordo, che lo rende felice ed entusiasta di suonare qui di nuovo: 

Lucca possiamo suonare in Italia ogni sera? L’Italia è la migliore adoriamo essere qua. 

Il pubblico ha partecipato al live con trasporto ed energia, scandendo cori e accompagnando Jared nei momenti di interazione. È innegabile che il rapporto tra la band e la propria fanbase sia molto forte, alimentato da una comunicazione diretta e da una narrazione che si fonda sull’inclusività e sul senso di appartenenza a una community globale. Molti fortunati fan, infatti, hanno avuto anche l’opportunità di salire sul palco, ormai una consuetudine per Jared, durante il brano “Rescue Me” del 2018, che ha fatto saltare e ballare tutta la piazza. 

E’ la volta dei brani più recenti della band con sonorità più dance, su “Up in The Air” piovono coriandoli dall’alto (moltissimi coriandoli), segue l’energica “Hail To The Victory” accompagnata da esplosioni di fuoco e fiamme, ma non possono mancare i vecchi successi “From Yesterday” e “This is War” che ci riportano al periodo alternative rock della band. Jared con la sua consueta presenza scenica tra il mistico e il cinematografico si concede e ci regala un momento solista con chitarra e voce intonando “Alibi”, “City of Angels” e “Stay”, cover di Rihanna, un momento intimo che conferisce una profondità emotiva al live e una connessione personale con la platea. 

L’encore si apre con una sorpresa assoluta “Revolve” brano del 2006 da “Beautiful Lie” che non suonavano live da vent’anni. Si continua con “Stuck” brano energico e propulsivo più recente con beat decisamente più pop rispetto alle sonorità alternative rock del passato della band, che ritroviamo in “The Kill (Bury Me)”, uno dei loro più grandi successi, che si è affermato nella Modern Rock Tracks, rimanendovi per 52 settimane, una delle permanenze più lunghe in assoluto e non poteva certo mancare questa sera.

Il finale è affidato a “Closer To The Edge” che vede di nuovo i fan entusiasti sul palco cantare e ballare con Jared sotto una cascata di coriandoli.

Il ritorno dei Thirty Seconds to Mars in Italia ha confermato, ancora una volta, il peculiare equilibrio su cui la band americana fonda la propria identità live: un intrattenimento fortemente scenico e coreografato, con una componente musicale che tende sempre più a farsi da parte a favore di un linguaggio visivo e performativo vicino al mondo del pop spettacolare.

La band capitanata da Jared Leto, attore premio Oscar, frontman carismatico e ormai figura centrale di ogni aspetto dello show, ha portato sul palco uno spettacolo ben confezionato, dal forte impatto estetico e con un coinvolgimento diretto del pubblico, ma privo di quella dimensione musicale grezza e genuina che molti fan del rock alternativo si aspetterebbero da una band con oltre vent’anni di carriera.

L’impostazione è chiara fin dai primi minuti: uno sfondo di schermi LED in costante movimento, coreografie luminose sincronizzate con le basi e un costante dialogo con il pubblico, spesso chiamato fisicamente sul palco. La centralità del frontman è totale: Leto è regista e protagonista, presenza dominante e regolarmente al centro dell’attenzione visiva e narrativa del live.

Chi si aspettava un concerto in senso stretto, con una band al completo e un suono live pieno e dinamico, potrebbe essere rimasto spiazzato. Shannon Leto, fratello di Jared e batterista storico, e il nuovo chitarrista Stevie Aiello sono visibilmente attivi in scena, ma il resto del comparto musicale è affidato a basi pre-registrate e sequenze, elemento che contribuisce a rendere il concerto più simile a un DJ set invece che a un’esibizione suonata in presa diretta.

Tuttavia, è proprio questo equilibrio tra autenticità e costruzione scenica a sollevare dubbi legittimi sul senso stesso di un concerto rock nel 2025. Quello dei Thirty Seconds to Mars non è più un live nel senso classico del termine, ma un format ben collaudato, riproducibile in qualsiasi parte del mondo, in cui la musica suonata dal vivo è solo uno degli ingredienti,

L’esperienza rimane coinvolgente, ma sempre più distante dal linguaggio della band delle origini, quando l’alternative rock e la sperimentazione emotiva erano al centro della proposta. Oggi i 30STM propongono un intrattenimento globale, visivo, emotivo e social, coerente con i tempi, ma poco riconoscibile per chi ne aveva seguito l’evoluzione nei primi anni Duemila.

Concludendo, si potrebbe affermare di aver assistito ad uno spettacolo, più che un concerto in senso stretto. Uno show pensato per l’era dell’immagine, dei contenuti brevi e condivisibili, dove la regia conta quanto, se non più, della musica. Una scelta precisa, legittima, ma che lascia inevitabilmente ai margini una certa idea di live performance che, nel tempo, rischia di essere dimenticata.

Il live dei Thirty Seconds to Mars a Lucca si conferma uno degli appuntamenti più riusciti dell’estate 2025, per impostazione scenica, scaletta versatile e performance magnetica dei fratelli Leto. Un concerto che non ha tradito le attese, ma anzi ha riaccostato il pubblico alla band con un cocktail efficace di nostalgia e sperimentazione. Il festival, già ricco di tappe memorabili, ha così trovato in Piazza Napoleone un momento di forte coesione ed entusiasmo. 

Testo di Lucilla Sicignano

Setlist

  1. Monolith
  2. Kings and Queens
  3. Up in the Air
  4. Walk on Water
  5. Rescue Me
  6. Hail to the Victor
  7. From Yesterday
  8. Hurricane
  9. This Is War
  10. Acoustic
  11. The Fantasy
    (chorus)
  12. End of All Days
  13. City of Angels
  14. Alibi
  15. A Beautiful Lie
  16. Stay
    (Mikky Ekko cover)
  17. A Beautiful Lie
  18. Attack

Encore:

  1. R-Evolve
  2. Stuck
  3. The Kill (Bury Me)
  4. Closer to the Edge

Si ringrazia d’Alessandro e Galli e Lucca Summer Festival

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