Roadrunner Records – 2020

I Trivium presentano il loro nono album studio “What The Dead Men Say” a tre anni di distanza dal loro ultimo album “The Sin and the Sentence” uscito nel 2017. La band americana originaria di Orlando, Florida, ha mantenuto negli anni una cadenza produttiva notevole in quanto dal loro album di esordio “Ember to Inferno” (2003) ad oggi contiamo ben nove album racchiusi in appena 17 anni. Può sembrare difficile realizzare che i Trivium siano già una band veterana della scena metalcore/thrash metal, ma la loro consistenza gli ha permesso di guadagnarsi questo titolo in tempi record. La band è stata anche considerata come “i futuri Metallica” nel 2005 al seguito del loro acclamatissimo secondo album “Ascendancy”, considerato da molti ancora la punta di diamante della carriera dei Trivium. Tornando ai tempi recenti, dopo il controverso “Silence In the Snow” uscito nel 2015, che ricordiamo avere la particolarità di non aver nessuna voce growl nell’intero album, fatto che divise in due il parere dei fans, i Trivium avevano raggiunto con “The Sin and the Sentence” un vero e proprio consenso globale, con un album veramente solido con tutti gli elementi di qualità dei Trivium espressi al meglio. Quest’album contiene infatti sicuramente alcuni dei pezzi più belli di tutta la loro carriera. La band aveva quindi un duro confronto da reggere con “What the Dead Men Say” e possiamo dire che ci sono riusciti in modo egregio.

Il nono album dei Trivium è infatti una vera goduria. Dopo un intro strumentale a creare un profondo suspense, troviamo infatti una prima parte dell’album davvero impressionante con tutti pezzi molto diversi tra loro. È come se i Trivium volessero mettere in rilievo i loro punti di forza associando una loro particolare qualità in ognuno di questi brani. C’è il pezzo con la sonorità trascinante del thrash che include l’alternanza del clean & harsh vocals di Matt Heafy, c’è la traccia esplosiva dove lo stesso Matt e Corey Beaulieu possono dare sfogo al loro talento di chitarristi, c’è il brano più lento e melodico che permette a Matt di esporre la sua parte più emotiva… c’è veramente una dimostrazione di quello che è il metodo di composizione dinamico dei Trivium. È infatti molto difficile catalogare lo stile della band in un unico genere praticamente da sempre e lo è ancor di più in questo album. Ci sono influenze progressive metal che sono combinate ad un’anima thrash e che si evolvono spesso anche in metalcore… e questo non può che essere apprezzato come una vera e propria qualità perché il risultato che si ottiene è un album con del materiale davvero originale e difficilmente paragonabile ad altre band. “What The Dead Men Say” è un album di cui è praticamente impossibile stancarsi di ascoltare. Le qualità indiscusse delle parti strumentali combinate al vero e proprio aspetto carismatico di Matt Heafy che si percepisce nei testi sotto forma di uno stile di composizione poetico rendono quest’album molto accattivante. Ed anche se la seconda parte dell’album può sembrare un po’ meno strabiliante della prima, i pezzi sono comunque tutti molto solidi fino ad arrivare all’ultimo incredibile pezzo che permette di chiudere un grande album con un punto esclamativo!

Si parte con un pezzo strumentale intitolato “IX” e quindi dedicato a quello che è il nono album della band di Orlando. Un’introduzione che ha come obbiettivo di creare suspense, con le chitarre in primo piano ed una batteria che entra in gioco solo da metà pezzo in poi su ritmi lenti ed intervallati da pause a generare un sentimento di attesa di una melodia che a breve esploderà.

Prontamente, in transizione perfetta con l’introduzione strumentale, inizia il brano titletrack dell’album “What The Dead Men Say”. Con una breve prima parte davvero interessante, dove le due chitarre si sovrappongono con una che suona quello che sarà il riff principale su note molto basse e l’altra una singola nota molto alta, il pezzo esplode in una melodia molto heavy cantata in clean vocals ad eccezione del pre-ritornello e la parte finale del ritornello. Analizzando il testo si nota come l’idea sia la ricerca delle parole e della memoria che le persone defunte ci hanno lasciato, come se si cercasse un consiglio prezioso per andare avanti. È un pezzo molto heavy che è accentuato dal significato di una ricerca disperata di un segno di vita dall’aldilà. L’esplosione progressiva della melodia si associa perfettamente a quello che può essere interpretato come la disperazione dell’attesa di questa risposta.

Segue il primo singolo dell’album, “Catastrophist”. Questo pezzo è sicuramente destinato a rimanere impresso in modo particolare. È costruito su delle melodie davvero accattivanti e varie cadenze di ritmo che cambiano spesso e rendono il pezzo davvero camaleontico. Il ritornello rimane subito impresso nella mente e ci si fa veramente affascinare da tutti gli elementi che compongono questo brano. Ed infatti un pezzo dalla struttura ricercata ma estremamente efficace. Il testo tratta di come ci si può far manipolare facilmente dalle entità più potenti senza poter reagire e spesso anche senza poter rendercene conto. Un brano con un messaggio importante costruito su una base strumentale esemplare.

Amongst The Shadows & The Stones” è senza dubbio il pezzo più potente dell’album e dispone di una parte strumentale a dir poco impressionante! Soprattutto da metà pezzo in poi dove Matt & Corey sfoderano tutte le loro capacità tecniche da chitarristi cimentandosi in assoli che lasciano a bocca aperta! Il tutto accompagnato da parti vocali in harsh vocals veramente intense che danno al pezzo un carattere estremo che entusiasma moltissimo. Il pezzo denuncia in modo chiaro le conseguenze devastanti della guerra, i disturbi da stress post-traumatico e gli orribili traumi di cui soffrono intere generazioni di innocenti. Le parole sono dunque pesanti quanto i riffs.

In seguito, troviamo “Bleed Into Me”. Un pezzo più lento, melodico ed anche emozionante. È un pezzo che offre un grande equilibrio all’album permettendo di avere un brano che può essere quasi paragonato ad una power ballad, anche se ovviamente condito con gli elementi heavy che definiscono i Trivium. C’è un intro di basso davvero efficace che accompagnerà in maniera significativa tutte le strofe del pezzo.

The Defiant” dispone di un ritmo molto sostenuto ed ha la particolarità di avere tutte le strofe ed i backing vocals cantati in harsh vocals. C’è un assolo molto bello in questo pezzo che ricorda moltissimo lo stile heavy metal degli Iron Maiden. Non a caso, infatti, i Maiden sono sempre citati tra le influenze musicali della band e senza i quali, secondo Matt Heafy, i Trivium non esiterebbero.

Segue “Sickness Unto You”. È un altro pezzo che possiede una costruzione strumentale complessa composta da cambi di ritmo frequenti ed una melodia che cambia spesso all’interno del brano. Per quanto in questo caso, dal punto di vista strumentale, è un pezzo che rimane forse un po’ meno impresso di altri, c’è senza dubbio il tema delicato ed importante dell’eutanasia che viene trattato nel testo. Le parole ritraggono la grande difficoltà nell’accettare la scelta di far smettere di soffrire una persona, o come nel caso di questa canzone un animale, a cui vogliamo bene. Il bassista della band, Paolo Gregoretto, ha dichiarato infatti che la canzone scritta da Matt tratta della perdita del suo cane a cui lui era molto legato e del suo dolore nell’aver dovuto scegliere di porre fine alla sofferenza del suo fedele animale da compagnia.

Scattering The Ashes” è un pezzo molto diretto che piace molto fin dal primo ascolto. C’è una linea melodica di chitarra molto bella e una presenza importante del basso a dare molta corposità al pezzo. È un altro brano sicuramente più light rispetto alla tendenza heavy del resto dell’album, ma come “Bleed Into Me” apporta quel cambio di tendenza che permette di avere un album vario e completo senza che ci sia quella sensazione di avere molti pezzi simili. Personalmente trovo che questo pezzo si inserisca molto bene nell’ascolto dell’album. Potrebbe essere paragonato al classico bridge all’interno di un pezzo che rallenta il ritmo temporaneamente per poi ritrovare le sonorità più heavy.

Come ci si poteva aspettare, “Bending The Arc To Fear” riparte con in linea melodica molto più aggressiva e veloce. Un pezzo in perfetto stile Trivium, con riff e chitarre incisive e gli harsh vocals di Matt in grande stile. Il titolo si riferisce alla citazione di Martin Luther King “L’arco dell’universo morale è lungo ma inclina verso la giustizia”. Paolo Gregoretto spiega infatti che per quanto sia vero che delle cose che non erano accettabili anni fa, lo sono ora, e che le cose si aggiustino con il tempo, non è purtroppo vero per ogni situazione. Il testo parla infatti di come questo arco possa anche inclinarsi verso la paura, denunciando lo stato di allerta in cui molte persone si siano costrette a vivere conducendosi alla paranoia vedendo soltanto il mondo tramite uno schermo e non più tramite i propri occhi.

L’album si conclude con un altro pezzo sicuramente di particolare rilievo, “The Ones We Leave Behind”. È un pezzo che caratterizza perfettamente la band di Orlando: una band capace di fare heavy metal proponendo un suono aggressivo associato a delle melodie lavorate che fanno rimanere i pezzi impressi nella mente dell’ascoltatore. È anche il pezzo che ha forse l’assolo più bello dell’album che prosegue su un bridge strumentale che ha una melodia veramente sensazionale. C’è inoltre una lunga parte strumentale melodica concentrata sul duo di chitarre che fa da outro in uno stile epico che è davvero affascinante! Sicuramente una chiusura col botto e pienamente azzeccata per un album decisamente molto ben riuscito.

I Trivium si confermano con un altro grande album che sarà sicuramente ricordato tra i migliori della loro carriera. Era sicuramente un compito difficile competere conThe Sin and The Sentence” e la band di Orlando ha centrato in pieno l’obiettivo confermandosi ancora una volta su altissimi livelli. “What The Dead Men Say” ha tutto quello che uno ci si aspetta dai Trivium e se possibile espresso in un modo ancora più sofisticato. La costruzione dei brani è sempre ricercata ed i temi abbordati nei testi sono spesso soggetti delicati dal punto di vista sociale, temi di cui spesso non si parla abbastanza o su cui è difficile prendere posizione perché magari scomodi per alcuni da trattare… i Trivium incarnano quindi l’heavy metal in persona, mandando messaggi importanti attraverso la sua forma d’arte più estrema con assoluta qualità.

Tracklist

IX
What The Dead Men Say
Catastrophist
Amongst The Shadows & The Stones
Bleed Into Me
The Defiant
Sickness Unto You
Scattering The Ashes
Bending The Arc To Fear
The Ones We Leave Behind

Band

Matt Heafy – Lead Vocals / Guitars
Corey Beaulieu – Guitars / Unclean Backing Vocals
Paolo Gregoletto – Bass / Clean Backing Vocals
Alex Bent – Drums

Metal Dan
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