AOR Heaven – Marzo 2015

 

Mi sono divertito ad ascoltare il nuovo album dei tedeschi Universe, band che nel corso di questi ultimi 20 anni è sparita e ritornata più volte. Autori di tre album, ‘Bad Child‘ (1992), ‘Waiting for…‘(1993) e ‘Is There Something ?‘ (2004), che purtroppo non hanno raccolto quanto meritavano, la band propone un mix di Dokken, Bonfire, Accept che si ascolta sempre piacevolmente, lontano dai modernismi e dalle improbabili commistioni di generi che lasciano il tempo che trovano. Sano e robusto kraut hard rock, quello che ci vuole per staccare la spina dopo una giornata di intenso lavoro. ‘Mission Rock‘, non si discosta di una virgola dalle precedenti releases, e noi ne siamo contenti. Gravy Train, mette subito le cose in chiaro. Un riff che sembra arrivare dai Dokken del 1985, mid tempo che ti fa muovere le chiappe, e quell’irruenza che ricorda un po’ i Molly Hatchet e i Blackfoot. Classico pezzo che dal vivo funziona e smuove le acque.

Più tranquilla e melodica up to the sky, condita di melodie e ritornelli made in ’80. Ascoltando questo brano, si ha una strana sensazione, un pizzico di malinconia, uno sfuggevole pensiero che ci porta agli esordi della band. La title track, anthemica fino al midollo, è il classico brano rozzo e tamarro che però ti conquista al primo ascolto e ti fa battere il piede sotto il tavolo durante una riunione col capo…ottima la prestazione vocale di A. H. Son, cantante in grado di graffiare come una lince con la sua ugola versatile. Innocence smorza i toni e si colloca nel filone delle power ballad che non scaleranno mai le classifiche ma ti scaldano il cuore tutte le stagioni. Now or never mi ha convinto poco. Buono il lavoro delle due chitarre, che si completano a vicenda e creano belle melodie, però nel complesso il pezzo non decolla, un po’ confuso nelle idee, e senza un ritornello degno di nota. Non è certo migliore la successiva lies, fiacca e con gli stessi difetti della song precedente. Peccato. Si risale leggermente con brain collector, ma non siamo ancora ai livelli della prima parte di mission rock. Finalmente la band si riscuote da questo momento di appannamento con welcome the night e criminal, dove ancora una volta le chitarre con i loro riff affilati fanno la differenza. C’è ancora spazio per la terremotante shame, broken wings, lentone acustico da accendino e qualche lacrima, uno dei brani migliori di questo lavoro, e la conclusiva tomorrow, altro punto debole del disco per via di una linea vocale poco azzeccata, insomma più un riempitivo che altro. Mission rock, non è un capolavoro, ma un lavoro riuscito a metà, però diverte e ci riporta indietro nel tempo, cosa che non mi dispiace affatto.

www.universe-rock.com

Tracklist:
1. Gravy Train
2. Up To The Sky
3. Mission Rock
4. Innocence
5. Now Or Never
6. Lies
7. Brain Collector
8. Welcome The Night
9. Criminal
10. Shame
11. Broken Wings
12. Tomorrow

Band:
A. H. Son – voce
George Dalino – chitarra
Stanley Sparrow – chitarra, cori
Holger George – basso, cori
H. H. – batteria

 

Universe - Band 2015

 

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