VOLBEAT – Rewind, Replay, Rebound

 

Vertigo Records – Agosto 2019

Ebbene lo ammetto. Fino ad oggi non ho mai ascoltato i Volbeat, ma neanche lontanamente. Non una nota, non un riff, zero assoluto.

Rewind, Replay, Rebound’ è il nuovo album della band danese. Mi viene in mente un paragone, forse un po’ azzardato, ma che può rendere bene il concetto che voglio esprimere.
Quando uscì il ‘Black Album’, parliamo del 1991, il pubblico si divise in due. Chi seguiva dagli esordi i Metallica, all’inizio rimase spiazzato da quel sound e quelle canzoni che in apparenza avevano poco a che fare con il thrash dei primi quattro fondamentali album. Al tempo stesso molta gente si avvicinò ai Four Horsemen amandoli alla follia e decretandone così il successo planetario. Poi arrivò ‘Load’ e il cambiamento fu quasi radicale ma per fortuna non irreversibile.
Prima di ascoltare il nuovo album dei Volbeat, ho voluto capire come era prima la band, cosa e come suonava.
Sono arrivato a ‘Seal The Deal & Let’s Boogie’ e i pensieri sono andati ai Metallica e al 1991 anche se la differenza di sound e il cambiamento non sono così marcati (forse all’epoca eravamo tutti più puristi).

I Volbeat degli esordi sono spariti o si sono evoluti a seconda delle opinioni e oggi con il nuovo album ‘Rewind, Replay, Rebound’ strizzano entrambi gli occhi alle classifiche e alle vendite. Io non mi scandalizzo più per niente e cerco di giudicare la musica e le emozioni che essa riesce a darmi.
Devo dire che nel complesso ho apprezzato il disco, trovandovi diverse canzoni ben riuscite e divertenti, una certa leggerezza che non mi ha infastidito e che non trovo neanche stucchevole e “oltraggiosa”.
Certo le chitarre pesanti e distorte come piace a noi sono una presenza quasi marginale. Ci si ricorda che esistono nella veloce e divertente ‘Pelvis On Fire’ omaggio al re incontrastato del rock’n’roll, nella punkettona ‘Die To Live’, in ‘Cheapside Sloggers’ anche se essendoci Gary Holt (Exodus, Slayer) alla terza chitarra era lecito aspettarsi ben altro, in ‘The Everlasting’ decisamente hard e desiderosa di esplodere in tutta la sua irruenza.

Per il resto la maggior parte delle canzoni sono decisamente orecchiabili e vicine a un certo pop/punk che piace ai giovani e alle case discografiche perché fa vendere bene.
Last Day Under The Sun’, ‘Rewind The Exit’, ‘When We Were Kids’, ‘Leviathan’ e ‘7:24’ sono brani che obiettivamente si fanno ascoltare e piacciono anche ma ho qualche dubbio che i fans di vecchia data riescano ad apprezzarli.

Mi trovo in una posizione di mezzo, nel senso che il mio giudizio sull’album alla fine è positivo ma posso al tempo stesso capire la delusione e lo scetticismo che possono provare tutte quelle persone che si trovano ad ascoltare una band profondamente cambiata e che sembra voglia puntare al successo facile e standardizzato.

Cosa penso alla fine di questa band? Beh che siano un po’ sopravvalutati si è vero, però non mi sembrano così bolliti o pura spazzatura come sento dire in giro.

In definitiva sembra che i Volbeat abbiano perso per strada le loro caratteristiche peculiari che in passato li differenziavano dalla massa in favore di un conformismo rassicurante. Ciò non toglie che ‘Rewind, Replay, Rebound’ sia al netto di tutte le parole spese un album piacevole e “innocuo” da ascoltare una domenica pomeriggio tutti assieme appassionatamente a bordo piscina sorseggiando un buon drink.

www.volbeat.dk

Tracklist:

1.Last Day Under The Sun
2.Pelvis On Fire
3.Rewind The Exit
4.Die To Live
5.When We Were Kids
6.Sorry Sack Of Bones
7.Cloud 9
8.Cheapside Sloggers
9.Maybe I Believe
10.Parasite
11.Leviathan
12.The Awakening Of Bonnie Parker
13.The Everlasting
14.7:24

Band:

Michael Poulsen – voce, chitarra
Rob Caggiano – chitarra
Jon Larsen – batteria
Kaspar Boye Larsen – basso

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