Sant Records – 1985

Mentre una copertina nera campeggiata dal logo del gruppo in bianco, Wages of Sin, può anche piacere, ritengo impossibile non rimanere esterrefatti di fronte alla foto presente in backcover. “Ci sarà la foto del gruppo” penserete voi… Sì, anzi no, o non proprio, per essere precisi. Infatti la suddetta foto è così composta: lapide (con il nome del bassista), Mr. Eugene Sant, voce e chitarrista unico della ‘band’, cagnaccio nero, dal grugno poco rassicurante (e che di nome faceva Lucifero), lapide (del batterista).

Questa foto, a ben vederla, dopo l’ascolto di queste ben dodici (!) canzoni che vanno a comporre quest’opera, indissolubile al passar del tempo, è assai chiarificatrice e giustificata, cattivo gusto a parte. Io ritengo che, pur essendo inseriti i nomi dei due ridenti cadaveri che compongono la sezione ritmica, in realtà non sia null’altro che un solo project. Infatti il basso non è praticamente udibile e la batteria è beceramente elettronica (vi ricordo che siamo nel 1986 ed i campionatori, come li si conosce oggi, erano pura fantasia) anche se il nostro supereroe ha cercato di sviare le indagini cercando di corrompere le nostre orecchie spostando un po’ di leve sul mixer in sede di registrazione / arrangiamento finale dell’album.

Le canzoni hanno un titolo ma avrebbero potute essere chiamate capitoli, hanno infatti un’unica trama portante. Una specie di ritmo preimpostato, un paio di strofe, qualche ritornello azzeccato (e qualcuno da far rizzare qualunque pelo abbiate sul vostro corpo) e le atroci masturbazione cui il nostro tuttofare impone alla sua cara sei corde. Un’agonia senza fine. Trattasi, per incanalare il prodotto in un filone preciso, di un class metal di stampo americano, incolore ed insapore. Basti sentire su tutte la opener track “Sleazy”, song nella quale, il nostro caro papà putativo dell’ all black quadrupede Lucifero, con una malsana sovraincisione si “raddoppia” la voce ed a seguire ci onori di un’assolo decisamente “indimenticabile” (sullo stile di Marco Carena nel suo famoso “pezzo di bravura”). Sembrerà strano, dopo quanto scritto, ma mi prendo l’onore e l’azzardo di salvare la voce. E’ infatti abbastanza potente e modulata, tipica del periodo, capace di riciclarsi in atmosfere diverse. L’unico brano ad ottenere una sufficienza, seppur risicata, è “The Chase”, un ritmo allegrotto ed una partitura vocale in evidenza, ma poco di più. La nota curiosa viene invece da “Tantrum” in cui il nostro guitar-hero sembra accordarsi la chitarra. Un brano di pochi secondi che nessuno al mondo avrebbe mai avuto l’idea di registrare…  Rimane da chiedersi come mai, nel Michigan, non ci fosse, all’epoca, proprio null’altro da fare se non deturpare vinili vergini con questo abominio. Di gran lunga il disco con la cover più spessa che abbia nella mia collezione (circa 4mm).

Assolutamente da evitare l’acquisto, eccezion fatta per gli squilibrati e/o per chi proprio non sappia come buttare i 100/150$ cui sono, al momento, arrivate le sue quotazioni. Non mi risultano esserci state rimasterizzazioni su cd (e pregate sia così anche in futuro…).

 

Quotazione: Wages of Sin – Wages of Sin: 80/120 Euro

Tracklist:
1. Sleazy
2. Closet Killer
3. Pleasures of the Flesh
4. Head On Collision
5. On the Prowl
6. Back from the Dead
7. Satan’s Charm
8. Bimp and Grind
9. Tantrum
10. Suicide Song
11. Pam Don’t Cry
12. The Chase

Band:
Eugene Sant – voce, chitarra
Bobby Schulz – basso
Fred ‘Killer’ Keeler – batteria

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