W.A.S.P. – Estragon, Bologna – 23 Novembre 2009

(from the web)

E’ stato un vero e proprio tuffo nel passato, l’appuntamento in quel di Bologna con una delle band più rappresentative, scatenate ed oltraggiose dell’intero panorama hard & heavy mondiale degli anni ‘80. Quei W.A.S.P. capitanati dal carismatico leader Blackie Lawless che, soprattutto coi loro primi album, fecero tremare le fondamenta della società perbenista americana, grazie ad un rock’n’roll dall’impatto potentissimo, dei testi al limite dello scandalo, ma soprattutto grazie ad un’iconografia che colpiva dritto allo stomaco di qualunque benpensante. Molti ricordano ancora, come il testo di “Animal (Fuck like a Beast)” scatenò l’ira funesta di Tipper Gore (moglie del premio Nobel Al Gore), la quale intraprese una crociata antirock durata molti anni.

Certo, quei tempi sono ben lontani, l’immagine della band di Lawless, oggi, è di gran lunga ridimensionata, al punto di vedersi relegati a status di vecchie glorie. La prova è data anche dalla discreta, ma nulla di più, affluenza di pubblico all’Estragon, pieno all’incirca per metà. Un dettaglio da poco, però, dato che il concerto cui assisteremo sarà una grandissima prova di carattere di una band che proprio non vuole saperne di andarsene in pensione.

Già dalle prime note dell’intro, ci si rende conto che i presenti hanno tutta l’intenzione di scoperchiare il locale e la band risponde immediatamente con il mega classico “ On your Knees”, tratta dal monickeralbum del 1984, per attaccare immediatamente con la cover degli Who “The Real Me”, seguita dall’anthemica “L.O.V.E. Machine”, mentre dietro la batteria scorrono le immagini dei videoclip delle varie canzoni che eseguono, alcuni dei quali hanno un sapore piacevolmente nostalgico, dato il loro taglio decisamene “eightees”. Si prosegue con l’accoppiata “Crazy” / ”Babylon’s Burning” tratte dal più che buono ultimo album degli W.A.S.P. e la gente sembra apprezzare anche le nuove proposte. Ma, certamente, il meglio deve ancora venire: e con “Wild Child” ed il medley di “Hellion”, “Scream until you Like it” e “I Don’t Need no Doctor”, il pubblico, finora abbastanza composto, comincia a scaldarsi, incitando a più riprese la band che risponde con una presenza scenica che solo dei vecchi leoni come loro possono offire, il tutto sorretto specialmente dal magnetismo di Blackie, unico nel suo stile. Comunque, il momento più bello, almeno per chi scrive, giunge quando la band suona, una dietro l’altra, il trittico “Arena of Pleasure”, “Chainsaw Charlie” e “The Idol”, tutte tratte da quello che reputo essere il vero picco artistico della band, ovvero “The Crimson Idol”. Da applausi! C’è ancora il tempo per il brano più conosciuto della band, “I Wanna be Somebody”, cantata a squarciagola da tutti, seguite da due bis, “Heaven’s Hung in Black”, ma soprattutto “Blind in Texas” durante la quale il pubblico si lancia finalmente in un pogo forsennato ed al termine della quale la band si congeda da noi.

Tutti contenti, in fin dei conti, visto che la band ha offerto un’ottima performance, pienamente ricambiata dal pubblico. Peccato solamente per la scarsa affluenza. Con un risultato tale di presenze, difficilmente li rivedremo da queste parti.

Setlist:

1. Intro: Mephisto Waltz
2. On your Knees / The Real Me
3. L.O.V.E. Machine
4. Crazy
5. Babylon’s Burning
6. Wild Child
7. Hellion / I don’t Need no Doctor / Scream until you Like It
8. Arena of Pleasure
9. Chainsaw Charlie (murders in the new morgue)
10. The Idol
11. Take Me Up
12. I Wanna be Somebody

Encores:
13. Heaven’s Hung in Black
14. Blind in Texas

 

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