Il primo album dei WINTERNIUS ‘Open the Portal’ è stato pubblicato lo scorso marzo (qui la nostra recensione). La chiacchierata di oggi è con il vocalist della band Jason Ulfe con il quale affrontiamo qualche tema interessante… 

Grazie a Jeson Ulfe per dedicato parte del suo tempo per questa nostra chiacchierata…
Innanzi tutto la domanda in questo periodo è la solita. Come avete vissuto il lockdown totale e cosa pensate adesso del futuro con questo primo periodo di apertura, cosa farete?

Abbiamo approfittato del tempo disponibile per mettere in cantiere nuovo materiale per il prossimo album. Nel frattempo siamo riusciti a stampare il vinile di Open the Portal, che contiamo di mettere in commercio a breve. E’ un’edizione limitatissima, non fatevela scappare.

A marzo, in pieno blocco di tutte le attività, è stato pubblicato il vostro album ‘Open the Portal’. Parte della promozione è stata rimandata a data da destinarsi. Lo stato d’animo in questo caso… non avete potuto fare delle date live per far conoscere la band e il disco…

Certamente è stata una bella doccia fredda, ma stiamo bene, quindi non ci lamentiamo. Le date arriveranno.

State pianificando qualcosa per il futuro o meglio pensando a qualcosa di particolare? I social media sono pieni di tutto. Live streaming, lezioni on line di grossi personaggi, video con vari loschi figuri che si divertono a fare cover insieme…

Il futuro della band lo vedo impegnato dal vivo. Come ho detto abbiamo già molto materiale per un nuovo disco, ancora più duro.

E quale sarà il futuro della musica adesso che tutto è posticipato o cancellato? davvero saremo costretti al live streaming come surrogato del live on stage?

Siamo un po’ all’antica. Ci piace il contatto col pubblico vero. Direi che staremo a vedere, anche se non con le mani in mano.

Bello duro ‘Open the Portal’, molto direi; bei ritmi selvaggi, con brani molto veloci e stacchi che rallentano e frenano aumentando la durezze. Molto intenso direi. Come nasce ‘Open the Portal?

Beh, intanto grazie. Nasce per volontà di Roby Grinder. La composizione è a carico suo, nonostante poi sia arrangiato un po’ da tutti. Ritengo che tenere solo una persona a comporre sia una scelta che paga in termini di coerenza nel risultato finale. Ogni storia nasce da esperienze, spesso dolorose, ma senza di esse non si può raccontare qualcosa che arrivi davvero. L’argomento è strettamente personale, come immaginerai, ma, dall’album si evince una volontà di rivalsa. Il concetto del non arrendersi.

Bella la copertina… il portale che conduce nella mente umana… una mia opinione… ci parli dell’artwork?

Volevamo una immagine seria, senza troppi fronzoli. Sincera e diretta come il nostro sound. La copertina è disegnata da Lisalinda. Direi che abbia perfettamente colto il senso del disco. Mi sono occupato personalmente della direzione (ed esecuzione) della fotografia ed abbiamo lavorato con Paolo del NadirStudios per impaginare il tutto. Non ci sono particolari riferimenti occulti ma, piuttosto, molte allegorie nascoste…ma lascio il divertimento di trovarle

Mi sono piaciuti molto alcuni passaggi armonici che impreziosiscono il lavoro. A mio parere un bel modo di creare delle atmosfere molto cupe e soffocanti…

Anche nella composizione abbiamo cercato la semplicità piuttosto del virtuosismo. Ogni passaggio è asservito a descrivere l’attimo narrato. Poche note suonate bene insomma. E’ un po’ la nostra filosofia.

Ma quella specie di rituali, scusa se li definisco così, a cosa si riferiscono?

Anche i passaggi più oscuri sono allegorici. In tutto l’album passa il messaggio di una umanità che non si arrende al divino, all’ineluttabile, ma combatte con fierezza. Una specie di inno ad un nuovo modo di concepire l’Umanesimo.

Mi dite i pregi e i difetti di questo album?

Non è facile e forse neanche etico da parte nostra trovarne i pregi. Siamo comunque soddisfatti almeno all’80% della sua riuscita. Ipercritici come siamo non è poco. Il difetto forse più grande è l’eccessiva durata di alcuni brani, anche se era necessaria in alcuni casi. Più che veri e propri difetti la difficoltà è stata la poca esperienza in studio su strumenti relativamente nuovi per noi. Abbiamo tutti militato in molte band ma ci siamo scambiati i ruoli per questo progetto, quindi abbiamo dovuto farci le ossa, almeno io, Jaco ed il Grinder.

Ma da dove nasce l’idea Winternius? Questa è da considerare una vera e propria band o un progetto legato a questi disco? Includiamo anche il nome della band… 

Winternius era il nick di Roby nei Sacradis. Doveva essere un progetto suo personale. Poi siamo entrati in sintonia e tutto ha preso la piega di una vera e propria band, tanto che lui ha deciso di utilizzare il nome Grinder (come lo chiamiamo tra amici) e di condividere il progetto con noi anziché utilizzare dei session e farsi chiamare Winternius. Ad un certo punto si è dimostrato anche disponibile a cambiare il nome della band ma, ormai, ci piaceva. D’altronde è un nickname che gli affibbiai io ai tempi dei Sacradis, ahahah.

La band è formata da esperti musicisti che provengono da differenti realtà di metal estremo italiano e non solo. Il singolo contributo apportato dai vari membri è davvero notevole. Ma lavorare in gruppo con persone così esperte non risulta essere a volte difficile?

Non è mai facile, ma è stato agevole. Quando sei sulla stessa lunghezza d’onda si crea una forte sinergia. Con Jaco e Roby è stato facile, ci conosciamo da secoli, ma ci siamo subito ben ambientati anche con John e Trivex, anche se, in quest’ultimo caso, essendo molto più giovane di noi, abbiamo dovuto lavorarci un attimo su da entrambe le parti.

Spesso mi riferisco al vostro tipologia di musica come stile estremo. Ma ho ragione a definirla così? o è riduttivo? e se lo è, mi date una migliore collocazione?

Riduttivo no di certo. Nell’ambito estremo, in mancanza di una caratterizzazione precisa, noi lo abbiamo definito Rising Black Metal. La matrice Black è chiara, ma non possiamo definirci neanche puristi. Musicalmente l’ispirazione viene dal periodo tra la prima e la seconda ondata di BM ma i testi non sono satanici. A volte occulti, talaltra epici ma sempre riferiti ad esperienze personali. Direi quasi intimistici.

…e se funziona come definizione l’idea di musica estrema, c’è ancora bisogno di questo genere di musica?

Io ne ho bisogno. Tanto mi basta per continuare a suonarla.

Ma perchè in Liguria ci sono così tante band e tanti musicisti di musica metal così dura? Cavolo ne conosco tantissimi… a cominciare da Davide, John KillerBob (conosciuto davvero tanti anni fa),.. poi Peso, Trevor… e poi tutti voi che avete fatto parte di band così terribili… c’è un vortice particolare? una congiunzione astrale malefica…

La Liguria è una Regione difficile anche se bellissima, probabilmente questo incide. Comunque sono fiero di farne parte, ci sono davvero grandissime band da scoprire.

Bene Jason Ulfe, ti ringrazio per la tua pazienza e disponibilità. Lascio concludere a te salutare tutti, i rocker, gli amici e i nemici. Aggiungete voi quello che ritenete opportuno aggiungere.

Grazie per l’intervista longliverocknroll.it. Ci vediamo presto su qualche palco. Amici o nemici prenotatevi il vinile che sta già andando come il pane… e ricordate: il Rising Black Metal non finisce qui.

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Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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