Wishbone Ash – Crossroads, Roma – 25 Febbraio 2016

 

Appuntamento con la storia del rock questa sera a Roma, Wishbone Ash, leggendaria band inglese, ritorna al Crossroads dopo circa sei anni dall’ultima apparizone nella capitale.

Arrivo nel locale giusto in tempo per vedere all’opera la band di apertura, si chiamano The Core,  sono quattro ragazzi di Roma che propongono un rock a tinte oscure, una miscela tra Alice In Chains e Tool, un po’ fuori contesto nell’abbinarli agli headliner della serata, comunque bravi. Cercano di scaldare il pubblico, proponendo materiale dal loro ultimo demo, e chiudendo il set con Mad World, cover dei Tears For Fears, il pubblico sembra apprezzare e applaude.

Alle 22:15 salgono sul palco i Wishbone Ash capitanati dal l’unico membro originale rimasto Andy Powell, accompagnato dalla sua inseparabile Flying. Il concerto inizia con The Power, tratta da The Power Of Eternity del 2007, brano che parte con quel riff catchy condito da uno splendido assolo di Powell.

Deep Blues, divertende brano rock , tratto dal loro ultimo lavoro Blue Horizon, che elettrizza subito l’aria nel locale. Si torna indietro nel tempo con Warrior dal capolavoro Argus, pezzo dall’andamento lento, epico e fiero, riff che s’intrecciano magnificamente, cori magistrali.

Throw Down The Sword, tratta sempre da Argus, ci fa sognare con le sue splendide melodie, una ballata magnifica dove gli assoli di Powell e Manninen si intersecano creando un atmosfera magica. L’atmosfera torna piu’ spensierata con il rock semplice ma efficace di Way Down South, in bella mostra un ottimo assolo di Powell.

The Pilgrim ci porta su territori progressive, quasi otto minuti di divagazioni ed improvvisazioni chitarristiche che solo una band di una certa caratura riesce a creare. Dall’album del 1977 Front Page News viene proposto il pezzo omonimo, dove continua il duello tra le due chitarre di Powell e Manninen, il tutto arricchito dalla splendida voce di Powell.

Si continua con Heavy Weather tratta da Elegant Stealth del 2011, il pezzo si sviluppa con l’incedere martellante del cowbell, suonato dall’ottimo batterista Joe Crabtree ex Pendragon e David Cross Band, ritmiche pulsanti che ben presto sfociano in atmosfere sognanti, con le chitarre che ancora una volta la fanno da padrone. Nella parte finale del pezzo un crescendo di potenza e melodia.

Rock ‘n’ Roll Widow da Wishbone Four del 1973, classic rock nella migliore tradizione inglese. Altri due brani dal capolavoro Argus, Sometime World e Blowin’Free, la prima una ballada nella parte iniziale ma che si trasforma in rock trascinante con intrecci chitarristici fulminanti da parte delle due asce, la seconda un blues elettrico carico di emozioni.

I nostri tornano a spingere sull’acceleratore con Living Proof, hard rock di classe che fa sobbalzare il pubblico presente. Elementi progressivi fanno da padrone nell’ultimo brano Phoenix prima del bis finale, pezzo che dal vivo da spazio ad improvvisazioni senza limiti.

I nostri salutano il pubblico, qualche minuto di attesa e si ripresentano sul palco per il gran finale. Ed ecco finalmente quel monumento sonoro che e’ The King Will Come, potenza, melodia, un lavoro eccezionale da parte dei due chitarristi, forse il brano piu’ bello mai scritto da questa leggendaria band.

Grandi Wishbone Ash, capaci di influenzare numerose bands, sopratutto nell’uso della double guitars, ne sanno qualcosa i Maiden. Unica nota negativa la poca affluenza di pubblico, meditate gente meditate.

 

Wishbone Ash:
Andy Powell – chitarra e voce
Bob Skeat – basso e cori
Muddy Manninen – chitarra e cori
Joe Crabtree – batteria

Setlist :
The Power, Deep Blues, Warrior, Throw Down The Sword, Way Down South, The Pilgrim, Front Page News, Heavy Weather, Rock’n’Roll Widow, Sometime World, Blowin’ Free, Living Proof, Phoenix, The King Will Come

 

 

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