Aenimus – Dreamcatcher

Nuclear Blast – Febbraio 2019

I Dream Theater si sono incazzati! Questa è l’impressione generale che s iha ascoltando il nuovo lavoro degli Aenimus per la prima volta. Gli Aenimus sono una band relativamente giovane, il loro debut album, Transcend Reality, risale infatti all’anno 2013.  Dopo un periodo passato in tour per promuoverlo, i nostri si sono concessi un paio d’anni per comporre e dare alla luce questo seguito. Il genere proposto è un technical death metal di buona fattura, con validi spunti ed un impatto notevole.

La opener track, Before the Eons, ci catapulta immediatamente in un universo di riffs intricati, velocità sbalorditive, sincopi da cardiopalma, sottolineate da un cantato molto aggressivo e potente, con intermezzi acustici molto azzeccati che ben si intrecciano con i tempi tutt’altro che scontati proposti dalla sezione ritmica. Il brano scorre fluido ed interessante all’ascolto, nella sua varietà che mai lascia troppo scemare la potenza impressa sin dalle prime note, anche durante l’intermezzo acustico, sostenuto abilmente da basso e batteria.

Eternal col suo incipit più cadenzato, continua la linea della potenza e del muro di suono della track precedente. Il brano è molto interessante e ben costruito, ma introduce un elemento che  stona un po’ nel contesto generale: gli interventi della voce clean. L’idea ci può stare intendiamoci, ma purtroppo non tutte le band riescono ad integrare un cantato clean nella maniera opportuna con il growl e lo scream. Anzi, pochi secondo me hanno la capacità ma soprattutto il timbro di voce adatto per questo genere di contaminazione. Nel caso degli Aenimus la voce clean appare totalmente fuori cotesto, sia per timbro, sia per melodie proposte. Un brano composto con perizia, dotato del giusto tiro, che viene un po’ “ammazzato” dall’intervento della voce pulita che mal si concilia col resto della proposta. Peccato davvero.

The Rtual nuovamente propone soluzioni tecniche e stilistiche degne di nota. Il brano è un connubio interessante tra la potenza e la brutalità del Death con la tecnica  e la varietà compositiva del miglior prog. Notevole il solo melodico, davvero un piacevole diversivo per non stancare l’orecchio negli oltre 6 minuti di sviluppo del brano. Il finale in stile orchestra è una trovata davvero azzeccata.

My Becoming si propone nuovamente dirompente, con un incipit decisamente cattivo. Il brano è più corto degli altri, e giustamente punta un poco di più sull’impatto. Peccato anche qui per gli intermezzi di voce simil pulita, che uccidono l’impatto generale. L’effetto finale è sicuramente migliore rispetto ad Eternal, ma in linea di massima questa soluzione, nel contesto della musica proposta dalla band non appare la soluzione migliore.

L’album prosegue con The Dark Triad, pezzo molto riuscito, in cui anche la parte melodica è cantata in growl, soluzione decisamente vincente! Qui tutto suona al suo posto, non ci sono parti che stonano rispetto al resto, o interventi che spengano la botta pazzesca che questa band dimostra di avere brano dopo brano.

Between Iron and Silver ha forse il peggior esempio di intervento vocale fuori luogo: in un brano di ottima fattura il refrain cantato in stile pop davvero rovina tutto! Il brano di per se sarebbe un capolavoro di varietà e commistione di idee e generi amalgamati con maestria, se non fosse per quegli interventi strduli di cantato che proprio non si riescono a collocare nel contesto.

The Overlook rimane impressa per la sua ritmica granitica ed i suoi stacchi un po’ metal core ed un po’ djent. Il brano è molto gradevole, e per fortuna molto coerente anche dal punto di vista vocale. Probabilmente uno dei brani meglio riusciti di questo lavoro.

Careteker inizia con un bel riffone da headbanging selvaggio, lasciando libera la vena puramente Death Metal del combo della Bay Area. In alcune parti l’ascolto riporta alla mente i Morbid Agel dei tempi migliori, ma senza dare il sentore di “già sentito”. Il ritornello è abbastanza immediato all’ascolto e rimane impresso nella mente, cosa non comune in un genere complesso come quello proposto qui. Con questo brano abbiamo una ulteriore prova della qualità di questa band, che sa proporre ascolti coinvolgenti e di altissimo livello.

Second Sight presenta la miglior soluzione nell’album per quanto concerne l’integrazione di voce pulita. Day zero in alcuni passaggi ben rappresenta i Dream Theater incazzati di cui si disquisiva in apertura, e Dreamcatcher, la melodica title track, conclude l’opera in maniera sorprendente e molto riuscita.

In conclusione abbiamo un disco che sicuramente vale la pena di ascoltare, composto e suonato da una band che ha delle potenzialità enormi. Il neo è rappresentato, a parer mio, da alcuni eccessi di contaminazione del genere Death. Ciò non toglie che siamo di fronte ad un lavoro di livello altissimo, che potrà appagare l’orecchio di chi ama il metal estremo ma anche chi gioisce nell’ascoltare brani non banali e scontati. Qui non ce n’è nemmeno uno! Non ancora un capolavoro assoluto nel genere estremo, ma la band ha sicuramente la capacità e le potenzialità per scriverne uno.

Tracklist

1. Before The Eons
2. Eternal
3. The Ritual
4. My Becoming 
5. The Dark Triad
6. Between Iron And Silver
7. The Overlook
8. Caretaker
9. Second Sight
10. Day Zero
11. Dreamcatcher

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