Bill Ward dei Black Sabbath ricorda l’Incontro “a tu per tu” con il leggendario Mitch Mitchell.
In una recente puntata del suo show radiofonico, il batterista ha condiviso alcuni ricordi legati a Mitchell, il celebre batterista noto per il suo lavoro nel The Jimi Hendrix Experience.
Mentre introduceva una versione di “All Along The Watchtower” di Jimi Hendrix, Ward ha espresso la sua ammirazione per lo stile unico di Mitchell. Ha descritto la sua performance come “unica e brillante”, mettendo in rilevo la fusione tra rock e jazz.
Ward ha sottolineato l’influenza di Mitchell nella sua giovinezza:
“Ascoltare il suo lavoro – ero ancora piuttosto giovane quando ho sentito per la prima volta ‘All Along The Watchtower’ – mi aveva incuriosito: la quantità di battute che metteva nel suo drumming, il suo lavoro con la doppia cassa…
Penso che fosse all’avanguardia, un precursore. Stava esplorando territori che avrei voluto battere anch’io, ma all’epoca avevo solo 15 anni. Stavo sognando di arrivarci, e spero di essere diventato alla fine un’ombra o in qualche modo un suo discepolo.
È stato uno dei musicisti che mi hanno maggiormente influenzato, tra tanti altri batteristi.”
Riguardo l’attitudine che traspariva dal suo stile, Ward ha aggiunto:
“Mitch era semplicemente lì fuori, suonava freneticamente e con un atteggiamento da ‘non me ne frega un cazzo’, e questo lo adoravo.”
Ward ha poi raccontato l’emozione del loro unico incontro. Nonostante fossero entrambi invecchiati, si sono riconosciuti immediatamente e l’intesa è stata immediata:
«Quando l’ho incontrato, l’emozione e l’entusiasmo erano al culmine. Mitch aveva sentito parlare di me e io, ovviamente, sapevo chi fosse. Una volta incontrati, non riuscivamo più a smettere di parlare. La gente entrava e ci interrompeva, ma noi non li sentivamo; eravamo alienati. Eravamo così immersi nella conversazione che abbiamo parlato ininterrottamente per circa un’ora. Abbiamo parlato di tutto, dalle origini fino al presente, coprendo ogni cosa ci fosse in mezzo, dagli alti e bassi alle tragedie. È stata in assoluto una delle conversazioni più profonde che abbia mai avuto nel backstage.»
Infine, Ward ha riflettuto sul desiderio inesauribile di suonare che condivideva con Mitchell, un desiderio che spinge molti musicisti a continuare nonostante l’età:
«Sapevo, in modo intuitivo, che in quel momento forse non fosse al massimo della forma, ma c’era una forza interiore che gli intimava: ‘Dobbiamo tornare sul palco’. Io ho la stessa sensazione. Ho 77 anni e questa carica interiore che mi dice: ‘Dobbiamo andare avanti il più possibile’. E non riesco a sopirla. Non c’è nulla che possa impedirmi di voler spingermi oltre, scrivere e fare di più. Ho visto questo in Mitch, e in molti altri miei amici batteristi che semplicemente non potevano dire ‘no’, che non potevano ritirarsi o allontanarsi dalla vita “on the road”. Per questo adoravo quest’uomo.»
https://youtu.be/CWvErmGPKMs?si=kTFcdIpkMbIdwWJG

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