Sembrava un ritorno ai giorni di Marilyn Manson l’esibizione di Ghostemane sul T-Mobile Stage di giovedì pomeriggio al festival alternative per eccellenza, il Lollapalooza Festival. Il festival musicale dura ogni anno quattro giorni (quest’anno dall’1 al 4 agosto), e ha luogo al Grant Park di Chicago ospitando circa 400.000 persone complessivamente.

Concepito e creato nel 1991 dal cantante dei Jane’s Addiction, Perry Farrell, come tour d’addio per la sua band, il Lollapalooza si è svolto ogni anno fino al 1997, ed è stato ripreso poi dopo un periodo di declino nel 2003.

Il set è durato circa un’ora, e a differenza degli altri rapper o trapper contemporanei, Ghostemane aveva una band tradizionale con un chitarrista, un bassista, e un batterista, seguiti poi da un dj, alcuni vocalist e per l’occasione una tatuatrice che ha marchiato il volto di un fan incatenato durante tutta l’esibizione del trapper.

I rimandi ai Gwar e agli Slipknot non si fermano però solo nel trucco dei musicisti, ma le contaminazioni sono piuttosto evidenti nel suono di Eric Whitney, vero nome dell’artista, ex ragazzino punk hardcore che alla fine ha trovato successo nella scena rap underground con i primi album come “Oogabooga” del 2015 fino al successo con N/O/I/S/E del 2018.

Ghostemane, a partire dal logo, sembra un cantante di una band black metal, coi capelli bicolori, bianchi e neri, trucco pesante e borchie, e le parole veloci che si mescolano con le tendenze aggressive del metal, sfoderando alcuni growl e ricordando in certi versi la band di Corey Taylor, e in altri frangenti paragonandosi a Combichrist e Nine Inch Nails di qualche anno fa.

La scaletta infatti mescola richiami metal famosi, partendo dall’intro dei Korn, Freak on a Leash, remixata nel suo stile, e poi inframezzando una cover dei My Chemical Romance, I’m Not Okay (I Promise).

Il suo horror show a tema BDSM erano completamente fuori posto in questo festival, che ora fa fatica ad ospitare artisti rock e alternative come negli anni ’90 (headliner di quest’anno Ariana Grande, Cildish Gambino, Twenty One Pilots e The Strokes), dando la speranza che altri artisti ispirati al metal potranno esibirsi nel futuro del Lollapalooza, soprattutto considerando quanto la folla ha reagito a canzoni come “Black Blood, 1,000 Rounds e la storica Mercury”, finendo spesso in moshpit diretti dall’artista.

 Che possa portare alcuni giovani ad ascoltare death e black metal, o l’industrial, come fu a suo tempo Marilyn Manson? Cosa ne pensate, questo sarà futuro della musica estrema?

Alcuni video dell’esibizione:





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