“…Sometimes they come back…”, a volte ritornano. Gli Infection Code e i Sadist sono amici di vecchia data, e compagni nella carriera musicale. Nonostante i generi affrontati dalle due band non siano affini, ritrovarsi spalla a spalla in quel del Mephisto Rock Café tra le colline del Monferrato alessandrino è stato come un ritorno a casa in un’atmosfera calda e famigliare. Quelli che, come il sottoscritto, vivono nel basso Piemonte e sono costantemente alla ricerca della buona musica live sanno che il Mephisto Rock Café è da sempre una garanzia.

Pochi (ma buoni) hanno risposto al richiamo della “tribù” la sera di venerdì 24 Settembre, la copiosa pioggia (un vero e proprio diluvio universale!) ha scoraggiato i più a uscire di casa. Poco importa perché la serata è stata di vera qualità, ed è questo ciò che più conta veramente. Il compito di aprire le danze spetta agli Infection Code, una band molto nota nell’alessandrino dalle sonorità a dir poco particolari. Il genere che propongo è prettamente noise-post hard-core, attributi che indicano una musica non facile da digerire. La band è comunque preparatissima tecnicamente, sempre pronta alla ricerca della sonorità più inquietante e interiore. Per questo in alcuni punti risulta essere troppo fine a se stessa. Occorre infatti un orecchio ben rodato per cogliere il messaggio della band. Invito però ogni lettore ad ascoltare l’ultima uscita discografica degli Infection Code dal titolo “Fine” perché vale la pena, fidatevi.

Scatta l’ora Sadist, una band che non ha certo bisogno di presentazioni. La setlist prevede un viaggio di ampio respiro attraverso tutta la loro carriera, privilegiando l’ultimo album: “Season In Silence”. Tommy Talamanca alla chitarra, Andy Marchini al basso e Alessio Spallarossa alla batteria sono tre macchine da guerra micidiali. Dal vivo i Sadist sono molto più “in your face”, specialmente l’imponente Trevor, il quale sa come amalgamare e direzionare attraverso la voce tutta la potenza musicale. Dopo l’intro “Aput” si passa attraverso le prime tre canzoni di “Season In Silence”: “Broken And Reborn”, la title-track e “The Attic And The World Of Emotions”. La musica è eseguita alla perfezione, ed è un vero spettacolo vedere Tommy passare dalla chitarra alla tastiera e con disinvoltura suonare entrambi gli strumenti senza alcuna sbavatura. La scaletta prosegue con una piccola parentesi negli anni Novanta, vengono eseguite “Escogido” e “India” dell’album “Tribe”, e “Christmas Beat” di “Crust”. Fa sempre piacere ascoltare i classici Sadist senza l’oscurità sonora che pervade i loro primi album. Seguono poi la strumentale “Ogron” e “Evil Brids”, ulteriori estratti dell’ultima release. Non potevano mancare però le canzoni dell’omonimo album della band: di seguito all”intro “Jagriti” vengono eseguite “One Thousand Memories” e “I Feel You Climb”. “Sadist”, ricordando le parole di Trevor, è l’album che ha riavvicinato la band al proprio nome, e questo lo si percepisce non solo musicalmente, ma anche a livello emotivo.

L’onere di chiudere lo spettacolo è affidato alle tre canzoni più amate della band: “Tribe”, “Tearing Away” e “Sometimes They Come Back”, eseguite sempre con maestria e tecnica sopraffina, lasciando ai propri fan il ricordo di una grande performance firmata Sadist.

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