Questa sera l’Alcatraz di Milano è stato teatro della tappa italiana dell’Arcane Dimensions Tour, un appuntamento di assoluto prestigio per tutti gli amanti del symphonic metal e delle sue contaminazioni più moderne. Un tour d’eccezione che riunisce tre realtà di altissimo livello, vere e proprie icone del genere, capaci di rappresentarne anime diverse ma complementari. A guidare il cartellone troviamo gli Amaranthe, che dalla Svezia portano in scena il loro metal moderno, iper-energetico ed estremamente coinvolgente, affiancati dagli Epica, leggende indiscusse del symphonic metal olandese. Il tour è infatti un co-headline tour dove queste due band si alternano lo slot di ultima e penultima band ad esibirsi, suonando sempre lo stesso set di 75min entrambi ma semplicemente a turni invertiti. Per la data italiana è quindi toccato agli Amaranthe chiudere la serata dopo l’esibizione degli Epica. Ad aprire la serata, però, c’è un’ospite speciale: Charlotte Wessels, storica ex-voce dei Delain, oggi protagonista di una carriera solista fiorente e personale con la sua band The Obsession.

Ad inaugurare le danze è proprio Charlotte, e fin dai primi minuti è chiaro che non si tratta di una semplice opening act, ma di qualcosa di profondamente magnetico. La sua performance è intensa, elegante e carica di fascino: Charlotte dimostra ancora una volta di essere un’artista capace di catturare il pubblico con naturalezza, grazie a una presenza scenica raffinata e a un carisma praticamente infinito.

I brani proposti rappresentano un’evoluzione naturale del percorso intrapreso ai tempi dei Delain, ma con un’impronta ancora più personale ed emotiva. C’è qualcosa di autenticamente magico nella sua interpretazione, un legame diretto con il pubblico che rende ogni canzone viva e vibrante. Sul palco, ad accompagnarla, ritroviamo anche volti noti del suo passato artistico con i Delain, tra cui il chitarrista Timo Somers, che impreziosisce il set con parti di chitarra coinvolgenti e sempre ispirate, il bassista Otto Schimmelpenninck van der Oije e il batterista Joey Marin de Boer. Completa la formazione dei The Obsession la tastierista Sophia Vernikov, che dimostra inoltre delle qualità canore di assoluto rilevo deliziandoci con delle armonizzazioni vocali insieme a Charlotte davvero bellissime.

La scaletta è composta esclusivamente da materiale solista: nessun omaggio ai Delain, una scelta coraggiosa ma assolutamente vincente. I brani, tratti in gran parte dall’album “The Obsession” del 2024, funzionano alla perfezione dal vivo. L’apertura con “Chasing Sunsets” cattura immediatamente l’attenzione, mentre “Dopamine” conferma la forza compositiva straordinaria del progetto. Da brividi l’esibizione del nuovo singolo “After Us, The Food”, che gode di una melodia favolosa capace di trasportare tutto il pubblico in un vero viaggio mistico. La chiusura affidata a “The Exorcism” suggella un set intenso ed affascinante sotto ogni punto di vista, accolto con enorme entusiasmo da tutto il pubblico presente.

Visibilmente emozionata e sinceramente felice di tornare a suonare in Italia, Charlotte ringrazia più volte i presenti, regalando un’esibizione sentita e autentica. Un set di apertura semplicemente perfetto, capace di creare l’atmosfera ideale per dare il via a una serata che si preannuncia, a tutti gli effetti, assolutamente sensazionale.

Setlist

Chasing Sunsets
Dopamine
Soft Revolution
The Crying Room
Tempest
After Us, The Flood
The Exorcism

A salire sul palco dell’Alcatraz come seconda band di serata sono gli Epica, autentico punto di riferimento del metal sinfonico mondiale. Una band che, senza timore di smentita, rappresenta una delle realtà più celebri, influenti e impressionanti dell’intero panorama metal contemporaneo. Fin da subito è chiaro che quello a cui stiamo per assistere sarà un set destinato a rimanere impresso nella memoria.

Fa decisamente effetto vedere gli Epica non in chiusura di serata, perché quello che stiamo per accontarvi è un set monumentale di una maestosità unica. L’inizio del concerto è estremamente suggestivo: un video introduttivo in italiano carica la tensione e prepara il pubblico a quello che sta per accadere. Il palco è semplicemente spettacolare, strutturato su due livelli di LED wall che incorniciano la batteria di Arien Van Weesenbeek e la celebre tastiera di Coen Janssen, creando una scenografia imponente e curatissima. L’entrata della band è teatrale, con Simone Simons avvolta da una penombra quasi sacrale che accompagna un primo brano introspettivo ed epico come “Apparition” tratto dall’ultimo recentissimo album “Aspiral”, perfetto per costruire un’atmosfera densa di attesa e suggestione.

Dopo questo avvio solenne, il concerto entra definitivamente nel vivo con un’esibizione spettacolare di “Cross the Divide”, singolo di punta anch’esso dell’ultimo lavoro che ha dimostrato ancora una volta la straordinaria capacità di composizione degli Epica. Da qui in avanti, il set della band olandese si rivela semplicemente incredibile: forse più moderno rispetto a quanto visto in passato, ma senza perdere un solo grammo del loro inconfondibile carisma symphonic metal. Al contrario, la band riesce a rendere il proprio sound ancora più coinvolgente e immersivo.

La scaletta dà ampio spazio a brani tratti da “Aspiral”, ma non mancano vere e proprie chicche dal passato, brani meno frequentati nei set recenti e accolti con enorme entusiasmo dal pubblico come “Martyr Of The Free World”, “Never Enough” e l’affascinante “Tides Of Time” dove la straordinaria Simone ci ha deliziato con una performance vocale da pelle d’oca. Un momento particolarmente toccante in cui si esibisce per quasi tutto il brano da sola, sostenuta da una base strumentale minimale: istanti in cui la sua voce, pura e divina, domina la scena in modo sensazionale. Le sue capacità canore da soprano restano qualcosa di indescrivibile, e ancora una volta si conferma come la voce del metal sinfonico per eccellenza, capace di ammaliare con grazia, tecnica e un fascino assoluto.

Un ulteriore momento di pura magia di questo set si svolge nel momento in cui Charlotte sale sul palco per duettare insieme a Simone su “Sirens – Of Blood and Water”, brano tratto dall’album degli Epica “The Alchemy Project” dove la band olandese aveva collaborato con vari artisti di assoluto rilievo su ogni brano di questo disco. In questo caso, Simone e Charlotte ci deliziano con l’esibizione dal vivo di questo loro brano capolavoro (dove originariamente aveva partecipato anche Myrkur) facendoci vivere un momento unico con la fusione di due delle piu’ belle voci dell’intero panorama metal.

Come da tradizione, non mancano le parti più aggressive e potenti dei set degli Epica, con i growl e gli assoli di Mark Jansen a dare energia e dinamismo ai brani, creando quel perfetto equilibrio tra brutalità e melodia che da sempre caratterizza il sound degli Epica. Il momento di massima comunione con il pubblico arriva con “Cry for the Moon”, cantata a gran voce da un Alcatraz completamente coinvolto. I cori “Epica, Epica” risuonano più volte durante il set, testimoniando l’enorme affetto del pubblico italiano, prontamente ricambiato dalla band.

La chiusura è affidata a “Beyond the Matrix”, una scelta diversa rispetto alle classiche conclusioni su “Consign to Oblivion”, ma che non poteva essere piu’ azzeccata ed efficace. Questo pezzo, infatti, ha la struttura perfetta per essere un brano per concludere un set, regalandoci quindi un finale travolgente, con tutto il pubblico a cantare e saltare insieme alla band, che suggella un’esibizione semplicemente magistrale.

Quello degli Epica è stato un set monumentale, maestoso e straordinario, la dimostrazione definitiva di come la band olandese continui a essere una colonna portante e un’icona assoluta del metal sinfonico mondiale.

Setlist

Apparition
Cross the Divide
Martyr of the Free Word
Eye of the Storm
Unleashed
Never Enough
Sirens – Of Blood and Water (with Charlotte Wessels)
Tides of Time
The Grand Saga of Existence
Cry for the Moon
Fight to Survive
The Last Crusade
Beyond The Matrix

A chiudere la serata all’Alcatraz sono quindi gli Amaranthe, che tornano finalmente in Italia dopo quasi due anni di assenza. L’ultimo passaggio nel nostro Paese risaliva infatti al tour condiviso con i DragonForce e gli Infected Rain, una data molto apprezzata che aveva lasciato ottimi ricordi. L’attesa era quindi alta, e la band non ha per niente deluso.

Definire il sound degli Amaranthe non è mai semplice: non si tratta propriamente di metal sinfonico, né di power metal tradizionale. Piuttosto, la band ha creato nel tempo un genere del tutto personale, riconoscibile e unico, fatto di melodie estremamente accattivanti, ritmi moderni, elettronica, potenza e soprattutto dell’inconfondibile alternanza delle tre voci. Le clean vocals di Elize Ryd, quelle maschili di Nils Molin e i growl del nuovo vocalist Mikael Sehlin, entrato stabilmente in formazione con l’ultimo album “The Catalyst” del 2024 per rimpiazzare Henrik Englund. Non si può che dire quindi che gli Amaranthe rappresentino uno dei marchi di fabbrica più efficaci del panorama metal contemporaneo. Tanto di cappello al principale compositore e chitarrista della band Olof Morck per essere riuscito a creare questo progetto musicale davvero unico nel suo genere.

Il set è costruito come un vero e proprio concentrato di successi, con una scaletta praticamente impeccabile. Mancano forse solo alcune tracce per gusto personale, ma l’impatto complessivo è devastante. Il palco e l’immaginario visivo sono fortemente ispirati al tema dei robot e degli umanoidi, in linea con l’artwork di “The Catalyst”, creando una cornice futuristica ed estremamente coerente.

L’inizio è affidato a brani come “Fearless” e “Viral”, entrambi tratti da “Manifest”, pezzi che hanno contribuito in modo decisivo al successo internazionale della band. Fin da subito il pubblico risponde con entusiasmo, anche se nei primissimi minuti si percepisce una fase di assestamento: le voci devono scaldarsi, i riferimenti sul palco vanno presi. Ma è solo questione di poco tempo. Il concerto cresce progressivamente, trasformandosi in un crescendo continuo che porta gli Amaranthe a esprimersi a livelli altissimi. Anche se, sulla carta, poteva sembrare difficile reggere il confronto con un set monumentale come quello degli Epica, la band svedese riesce decisamente a farsi valere con una proposta completamente diversa ma sicuramente efficace. I brani sono esplosivi, diretti, con ritornelli immediati che restano impressi fin dal primo ascolto.

Pezzi come “Digital World”, “Maximize”, “The Catalyst” e “The Nexus” trasformano l’Alcatraz in un enorme coro collettivo, con il pubblico che canta praticamente ogni parola. Non mancano però anche momenti più intimi ed emozionanti come su “Crystalline”, cantata magistralmente da Elize, che ci regala uno dei passaggi più toccanti della serata, così come “Amaranthine”, impreziosita da una suggestiva parte di pianoforte che coinvolge e commuove. Impressionante l’esibizione vocale in growl di Mikael su “Boom!1” e bellissima sorpresa poter sentire in anteprima un futuro nuovo singolo della band da titolo “Chaos Theory”.

L’interazione con il pubblico è costante e spontanea. La band lancia una sorta di “sfida” chiedendo al pubblico italiano di fare più rumore possibile rispetto alle altre date del tour, e la risposta è immediata e assordante. Nils conferma dal palco che nessun’altra tappa ha raggiunto un volume simile, scatenando l’entusiasmo generale. I cori “Amaranthe, Amaranthe” si susseguono a più riprese, segno di un’affinità ormai consolidata con il pubblico italiano.

Il finale è affidato a un trittico micidiale composto da “Archangel”, “That Song” e l’immancabile “Drop Dead Cynical”: un’esplosione di energia, tecnica e divertimento che chiude il concerto nel migliore dei modi, lasciando il pubblico estremamente felice per il concerto a cui abbiamo avuto la fortuna di poter assistere.

Quella dell’Alcatraz è stata una serata straordinaria sotto ogni punto di vista. Tre band, tre identità artistiche diverse, ma tutte accomunate da un livello qualitativo altissimo. Charlotte Wessels ha incantato con una performance ipnotica, mistica e profondamente personale, dimostrando quanto il suo percorso solista sia ormai maturo e artisticamente potentissimo. Gli Epica hanno ribadito, ancora una volta, di essere il punto di riferimento assoluto del metal sinfonico mondiale, con un set monumentale, elegante e senza sbavature. Gli Amaranthe, infine, hanno chiuso la serata con energia, gioia e un sound unico, dimostrando quanto la loro formula sia efficace e quanto siano capaci di trasformare ogni concerto in una festa collettiva.

Una tappa italiana dell’Arcane Dimensions Tour che resterà impressa nella memoria: una serata epica, nel vero senso della parola.

Setlist

Fearless
Viral
Digital World
Damnation Flame
Maximize
Strong
PvP
Crystalline
Boom!1
The Catalyst
Re-Vision
Chaos Theory
Amaranthine
The Nexus
Call Out My Name
Archangel
That Song
Drop Dead Cynical

Sfoglia qui l’intera Gallery a cura di Monica Ferrari – La Dame Blanche Photography.

Si ringrazia MC2 LIVE.

Author

Comments are closed.